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Linea 77: La Linea 77 risponde

Giunti alla nona e penultima data dell’ “Horror Vacui Tour 2008″, i Linea 77 fanno tappa al Barfly di Ancona. Nonostante alcuni dei membri siano alle prese con l’influenza, già dal soundcheck la band appare in gran forma, mostrando quell’affiatamento fatto di battute e risate che quando arriva il momento di suonare si trasforma in pura energia. Una volta sistemati tutti i dettagli tecnici (dai volumi degli strumenti agli effetti) comincia la piacevolissima chiacchierata con Dade e Nitto, rispettivamente bassista e cantante della band torinese.

“Horror Vacui”, rispetto ai precedenti, dischi trasuda un’anima più cupa sia nelle sonorità che nei testi, è stata una scelta intenzionale o una naturale evoluzione?
Dade: La seconda che hai detto. È tutto molto spontaneo, di solito ci troviamo in saletta, loro scrivono i testi (Emo e Nitto ndr), in parte anche con noi, e poi insieme scriviamo la musica, quindi non capita mai di pensare a che disco fare. Per esempio “Numb” è secondo me quello più sperimentale dei Linea 77, pezzi come “Venus” e “New World Soccer”… rifarli oggi sarebbe impensabile, ma in quel periodo era quello che ci andava di fare.
Nitto: Diciamo che i dischi rappresentano un po’ lo specchio di un periodo, questo disco rispecchia un po’ il momento che viviamo.
Dade: Comunque credo che il titolo abbia influito molto nel far percepire così cupo l’immaginario, se si fosse chiamato “Rosa Confetto” probabilmente avrebbe dato di meno questa impressione… (risate)

La nostra società spesso offre un modello che, alla collaborazione e al reciproco rispetto, preferisce la competizione e l’avversione, creando spesso futili discriminazioni tra generi invece di preferirne la mescolanza. Musicalmente parlando la collaborazione con Tiziano Ferro sembra offrire una risposta a questo…

Nitto: Sì, infatti l’abbiamo visto proprio con la collaborazione, credo che sia una fenomeno tipicamente italiano, in cui chi ascolta pop viene visto da chi ascolta musica un po’ più dura come un nemico e viceversa, è qualcosa di cui non si capisce davvero l’utilità e che non porta da nessuna parte. Con la collaborazione abbiamo dimostrato che anche due realtà totalmente diverse possono incontrarsi.
Dade: Noi siamo sempre stati così fin dai primi tempi. L’altro giorno, per esempio, il nostro merchandiser ci ha detto che secondo lui siamo il gruppo perfetto per rappresentare alcune caratteristiche di questo periodo storico, perché ci puo ascoltare sia chi è di destra che di sinistra e, nonostante ci abbiano chiesto più volte cosa pensassimo della scena italiana, noi non ci siamo mai schierati da nessuna parte, perché siamo una grande famiglia e se un componente viene a mancare la famiglia crolla. La collaborazione con Tiziano Ferro voleva dire: “Siamo indipendenti, vogliamo rimanere noi stessi, e lo facciamo anche quando abbiamo a che fare con un personaggio considerato scomodo rispetto alla nostra scena. Per noi la liberta è tutto.

“Horror Vacui” è stato registrato a Los Angeles e prodotto da Toby Wright, di questa seconda esperienza oltre oceano qual è la cosa di cui sentite più nostalgia?

Dade: Sicuramente le persone, cioè Toby Wright (già produttore di band come Korn, Slayer e Fear Factory) e James Musshorn, che sono le persone con cui abbiamo lavorato. In effetti per noi questa esperienza è stata vissuta più in quanto umana che in quanto americana. Prima ad esempio avevamo dei bravi fonici, che però volevano che (sul disco ndr) scrivessimo produttore, Toby invece ci ha davvero aiutato a capire come far venir fuori quello che volevamo, riuscendo a farci dare il meglio, sia mentalmente che fisicamente, senza mai intervenire a livello artistico. È stato come un allenatore che sa che puoi correre i cento metri in sette secondi e che per farti riuscire ti aiuta a tirar fuori il tuo potenziale.
Nitto: Questa esperienza è stata bellissima proprio perché ci siamo concentrati più sulle persone che sul luogo e fin da subita si è creata una bella squadra. Toby e James sono in assoluto le persone che mi mancano di più in questo momento. Loro non hanno mai forzato la mano sui pezzi, ma hanno sempre cercato di mediare le nostre idee, considerando che siamo cinque persone con ognuna una visione personale della musica. Il compito di Toby era quello di trovare la via giusta per far venire fuori un pezzo. e in questo senso si è mosso negli equilibiri della band in modo spettacolare… si sente proprio la mancanza di Toby.

È abbastanza noto che gli ultimi rapporti con la Earache non sono stati tra i piu rosei. Aldilà delle problematiche di mercato, avete mai subito pressioni o condizionamenti anche a livello artistico?
Nitto: No, da quel punto di vista lì ci hanno sempre lasciato libertà totale.
Dade: Ci hanno sempre spronato a fare dei pezzi in italiano perché per loro significavano soldi. Quando è uscita “Fantasma”, che secondo me è la canzone perfetta dei Linea 77, in Italia abbiamo fatto il botto perché è piaciuta un casino. Vedendo che l’italiano funzionava hanno cercato di chiuderci qui senza supportarci più all’estero, mentre noi volevamo andarci perché avevamo una grossa fan base, costruita con un sacco di sudore che, tuttavia, senza i tour è andata a scemare. Quindi adesso stiamo lentamente ricostruendo tutto, sia in Italia che all’estero, e la Universal ovviamente ci sta dando una grossa mano, perché dispone di energie anche economiche molto più sostenute della Earache. Però pressioni artistiche mai… non le accetteremmo da nessuno.

Sempre parlando dell’estero, qual è secondo voi a pelle il paese in cui vi sentite più supportati, chiaramente non solo in termini discografici ma soprattutto live?
Dade: Il Portogallo, è la parte più calda… i concerti più belli sono stati lì, anche se come affluenza i migliori sono stati in Inghilterra. Per esempio quando siamo stati in Bulgaria con i Soulfly c’erano cinquemila persone, noi gli siamo piaciuti, però erano lì per i Soulfly. Invece quando siamo andati da soli in Portogallo secondo me è stato più figo… cioè arrivare lì e vedere che hai i fan…
Nitto: È stata davvero una sorpresa allucinante vedere lo stadio imballato con gente che cantava pezzi in italiano e in inglese…
[PAGEBREAK] So che seguite con interesse la scena hardcore e metalcore, dai nostrani Dufresne fino ai britannici Enter Shikari, a cui avete per così dire reso omaggio all’interno de “Il Mostro” con il clap clap. Quanto influisce questa scena nel vostro processo compositivo?
Dade: Non saprei dirtelo, sicuramente influisce… come però influiscono i Massive Attack.
Nitto: Sì, nel senso che alla fine sono sensazioni messe in musica, l’importante è che trasmetta qualcosa a noi per primi, poi agli altri.
Dade: Ci sono dei gruppi che ci hanno ispirato, perché nel 2007 sono usciti due o tre dischi che abbiamo ascoltato un casino, specialmente nella parte musicale. Ovviamente quando senti qualcosa che ti entusiasma, ti viene di provare a rifarla. Per esempio c’è un gruppo che si chiama The Bled: hanno fatto un disco che si chiama “Pass The Flask”, quel disco l’abbiamo ascoltato continuativamente per dei mesi e ad ogni ascolto scoprivi una cosa nuova e dicevi: “Minchia senti che storia sta cosa del cambio di tempo… proviamo a fare un pezzo un po’ più lento con questo bpm, oppure Tozzo prova a usare di nuovo la doppia cassa, proviamo a stoppare”. Quindi prendiamo ispirazione da quello che abbiamo intorno.

Oltre a quelli sopra citati, quali sono i vostri ascolti attuali e quali sono i vostri dischi “della vita”?
Dade: Allora, io ho passato un periodo in cui ho ascoltato solo l’ultimo del Teatro Degli Orrori, che è un gruppo italiano, secondo me il migliore gruppo italiano… azzarderei di sempre, poi sto ascoltando tantissimo un album di Jamie Lidell, che è un artista soul, elettronico un po’ spermientale. Poi gli ascolti sono sempre vari, potrei dirti anche i Dufresne, con cui siamo in contatto e che ho voglia di sentire e di veder crescere, gli Arsenico di Torino, che ci si siamo portati in giro nel tour, purtroppo non al sud… e poi ce ne sarebbero miliardi! Come album più incisivi direi “Combat Rock” dei Clash, “Wasted Again” dei Black Flag, il primo dei Rage Against The Machine… e anche “Blood Sugar Sex Magik” dei Red Hot Chili Peppers, che per me è stato come il pane.
Nitto: Per me “Nevermind” dei Nirvana e anche il primo omonimo dei Rage Against The Machine.

Visto che il nostro portale si occupa anche di cinema: qual è il vostro rapporto col cinema? C’è qualcuno di voi che in passato ha sognato o eventualmente sogna ancora di entrare in quel mondo?
Dade: Per me il cinema è stato di ispirazione nel progetto Antianti, per esempio in accordo con Caparezza abbiamo fatto “Picciotti Della Benavita ” e ci siamo liberamente ispirati a film di mafia tipo “Quei Bravi Ragazzi”. Tra i miei film preferiti ci sono quelli alla “Carlito’s Way”, “Scarface”, “Gli Intoccabili”, “Il Padrino” ecc. Poi ultimamente, lo ammetto, sto guardando solo documentari di animali, quando sono a casa guardo solo quello, dato che col cinema ultimamente ho lasciato perdere… e poi una trasmissione che consiglio a tutti, che danno alle 3.00 su canale Gambero Rosso e si chiama “Panino Amore Mio” con cuochi da tutta Italia che fanno panini… (risate)
Nitto: No comunque siamo un po’ tutti fan dei fratelli Coen, poi anche di “Guerre Stellari”. Comunque alla fine non credo che abbiano tanto influenzato la nostra musica.
Dade: Probabilmente Emiliano è il più vicino al mondo del cinema, anche per via degli studi che ha fatto, scrive sempre un casino, anche se spesso sono cose che rimangono lì. Poi magari fra due, tre anni riuscirà davvero a fare il suo primo corto o film…

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