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La luce

Accade talvolta che l’incessante ricerca di nuovi fenomeni musicali vada interrotta al fine di rendere il giusto tributo a quei piccoli grandi eventi che arrivano occasionalmente a scuotere l’ambiente underground. Cos’è accaduto stavolta? I magnifici Lamps, uno dei gruppi più grandi e mai sufficientemente ammirati che Mamma America abbia prodotto negli anni 00, si sono risvegliati da un torpore lungo più di un anno per farci dono di non uno ma due singoli: “Role of The Dogcatcher In African-American Urban Folklore” su Fan Death e “Niels Bohr Was An Excellent Ping Pong Player” su Dull Knife, due grandi uscite per due grandi etichette. Questa è una motivazione più che sufficiente ad indurci a dedicare proprio al gruppo losangelino la rubrica odierna.

I Lamps comparvero dal nulla nell’ormai lontano 2005, puntando dritti al sodo: sconosciuti al pubblico, nessun singolo per tastare il terreno bensì subito un 12” dritto in faccia; il disco per di più non su una label qualsiasi ma sulla celebre In The Red. La prima traccia dell’album, la sferragliante e distruttiva “Rototiller”, esordiva con un poco rassicurante: “Next time I see you I’m gonna push you down the stairs”. Nessuno dell’ambiente poté permettersi di ignorare l’improvvisa apparizione ed ascesa dei Lamps. Gli anni erano quelli in cui le forme del garage-punk avevano raggiunto una tale diffusione ed utilizzo da far sì che il manierismo iniziasse ad inquinare sempre più le sorgenti vitali del genere. I Lamps non si accontentarono di vampirizzare ed aggrapparsi a clichees come fecero molti altri, bensì cercarono di instillare nuove suggestioni nel materiale, attingendo elementi dal post-punk e dall’art-punk fino a creare un rumoroso e poliedrico marchingegno sonoro, che scomponeva e ricomponeva forme in maniera sgrammaticata ma geniale e procedeva con le sue movenze elefantine per fare piazza pulita di tante banalità ed imporre la propria idea di progresso.

Cinque anni sono passati ed i Lamps sono ancora qui, tra i pochi ad essere sopravvissuti alla marea di cambiamenti e rivoluzioni che hanno stravolto il punk negli ultimi anni e a mantenere un eccezionale seguito di fan anche tra coloro che son più sensibili alle nuove tendenze. I due nuovi singoli mostrano come il loro percorso stia proseguendo con una coerenza ed una costanza di risultati che ha pochissimi pari al giorno d’oggi: quattro brani con alto concentrato di elettricità e ritmicità, musica che è al tempo stesso estremamente concreta eppure ricca di contenuti profondi che richiedono ripetuti ascolti per essere colti ed assimilati. Le oscure strutture lineari di un brano come “I’ve Been On A Lot Of Camels” sono all’opposto dei coloriti ritmi post-punk della eccezionale “Role of The Dogcatcher…”, eppure chiunque può ben rendersi conto di come il filo di un discorso sottenda a tutte le creazioni del trio: solide geometrie disegnate da un gruppo che rimane fedele alla propria natura ed al tempo stesso si lascia contaminare dal germe dell’innovazione.

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