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La memoria dei “Gulag” cinesi

Esordio nella fiction del documentarista cinese Wang Bing, “The Ditch – Il Fossato” è il film a sorpresa in concorso alla Mostra. Coprodotto da Francia e Belgio e girato in clandestinità, è ambientato alla fine degli anni ’50 in un “gulag” cinese dove i dissidenti contro il regime comunista venivano deportati e costretti ai lavori forzati in condizioni disumane. Un film coraggioso e radicale, la cui lavorazione ha richiesto molti anni, dal 2004 al marzo 2010.

Quali sono state le difficoltà che ha dovuto affrontare per realizzare questo film?
Mi son dovuto documentare sul periodo storico. Dovevo comprendere gli anni ’50 e ’60 per poter essere veritiero e restituire un’immagine della realtà storica il più possibile fedele. È stato molto difficile anche trovare i finanziamenti, ma la vera sfida è stata girare nel deserto del Gobi, una zona tutt’altro che ospitale.

Come ha lavorato con gli attori?
Ho utilizzato attori di provenienze diverse, sia professionisti che non, ed ho guidato tutto il cast verso un tipo di recitazione naturale e non costruita. Il mio obiettivo era quello di fondere documentario e finzione al fine di ottenere un effetto di verità: credo che ormai non ci sia tanta differenza tra questi due generi.

È difficile oggi fare un film di protesta in Cina senza l’aiuto di capitali europei?
Non credo che il mio sia un film di denuncia, piuttosto è un film critico e costruttivo. L’abbiamo fatto per non dimenticare la memoria del nostro passato. Non siamo contro niente e nessuno, vogliamo solo che il film restituisca dignità, uguaglianza e rispetto alle persone.

Non sarà un film di protesta ma è sicuramente un’opera politica su un tema ancora considerato tabù.
La politica è sempre qualcosa di cui si deve parlare, ma come un modo per scambiare opinioni e non come atteggiamento di scontro. Ho rappresentato le sofferenze del popolo cinese per riflettere sul senso della storia, sul modo con cui l’esperienza del passato può e deve influire sul futuro e sul destino della società. Il film è politico nel senso che vuole aprire una discussione libera. Ma è anche pieno di amore e speranza, la speranza di porre le basi per rapporti amichevoli e rispettosi fra gli uomini, sia in Cina che altrove.

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