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La migrazione dei corvi Pt. 1

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The Black Crowes, un nome che è foriero di mille sensazioni ed emozioni. Dischi bellissimi, concerti intensi e pieni di feeling e jam, un gruppo di fricchettoni fino al midollo, in continua evoluzione musicale e coerenti nelle loro idee. Ora tutto questo verrà nuovamente messo a riposo causa secondo break-up della band georgiana. Al termine del tour che celebra il ventennio del debut album e promuove il nuovo doppio CD “Croweology” infatti la band si dividerà ed a nessuno è dato sapere se è per sempre, temporaneamente o se è un bluff. Sicuramente il mondo musicale sarà un posto più povero.

Chissà se Stanley Robinson negli anni ’50 mentre cantava in stile doo-woop, imitando anche un po’ Elvis, ma con scarsi risultati, avrebbe mai pensato che un giorno i suoi due futuri figli avrebbero formato una delle band più importanti del rock blues degli anni ’90 e non solo. Probabilmente no, ma proprio Christopher Mark Robinson detto Chris e Richard “young” Rich, rispettivamente cantante e chitarrista nati a Marietta in Georgia nel 1966 il primo e nel 1969 il secondo, fondarono negli anni ’80 un gruppo totalmente controcorrente con le coloratissime mode hair metal e pop del momento: i Mr. Crowe’s Garden.

Protagonisti di un rapporto tormentato come la maggior parte dei fratelli, ma indispensabili l’uno all’altro, i due indiscussi titolari della band sono come il sole e la luna.
Tanto è casinista, gioviale, estroverso e buffo il singer, quanto è scontroso, introverso ed imperscrutabile il più giovane fratello chitarrista. Non rare sono le fughe di notizie che raccontano di colossali zuffe tra i due, dispetti e quant’altro. Altrettanto frequenti sono però le evidenti dimostrazioni di stima reciproca e di affetto on stage che Chris indirizza all’ombroso partner in crime. A testimonianza di questo comunque forte sodalizio tra i due c’è il fatto che la band è sempre stata loro puro appannaggio, così come il songwriting del loro intero catalogo. Proprio questo atteggiamento dispotico ha in effetti causato probabilmente più di un cambio di line-up, facendo si che il solo batterista Steve Gorman sia stato l’unico membro ad affiancare i due in ogni fase della carriera dei corvacci.
[PAGEBREAK] Laddove lacca, make up, suoni freddi, precisi e taglienti e supereffettati dettavano legge, un gruppetto di adolescenti del sud degli states si riappropriava di un sound oramai già allora vecchio di 15 e più anni, omaggiando Faces, Rolling Stones, Allman Brothers e primi Ac/Dc. Poi qualcosa successe a livello mondiale. Questo qualcosa, si chiamava “Appetite For Destruction” e riportò in auge un sound grezzo, bluesy e pieno di reminiscenze settantiane escludendo quasi a priori tutto ciò che di preconfezionato e sterile il rock in pieno stile anni ’80 portò in abbondanza. Questo evento spazzò via tutto ciò che non sapeva o poteva rinnovarsi, diede una seconda chance a chi seppe riscoprire un background street e più blueseggiante e soprattutto aprì una vera e propria febbrile caccia alla rispoerta delle radici dell’hard rock. Ecco pertanto che molte nuove band vennero allo scoperto alcune imitando sfacciatamente lo stile dei Guns N’ Roses ed altre molto più genuine e con radici ben più profonde si trovarono di fronte ad una bella opportunità. Tra queste i nostri Mr. Crowe’s Garden, che trovarono un contratto con la Def American di Rick Rubin, un produttore come George Drakoulias ed un nome sicuramente più fruibile seppur forse meno suggestivo: The Black Crowes.

Johnny Colt al basso, Jeff Cease alla chitarra solista e l’inossidabile Steve Gorman affiancarono i terribili fratellini Robinson nella prima formazione ufficiale di questa band e diedero alle stampe nel 1990 il loro primo album. “Shake Your Money Maker”, forse il loro lavoro più venduto e conosciuto, proponeva una manciata di song snelle e rock n’roll nella tradizione dei migliori Stones, tra cui le hit “Jealous Again”, “She Talks To Angles” e la cover di Otis redding “Hard To Handle. È anche il lavoro che forse meno rappresenta a conti fatti la band di Atlanta. Il taglio semplice e pulito della produzione e la voce ancora un po’ acerba di Chris rendono questo album molto inglese e la band stessa fatica a riconoscersi nel risultato finale. Il pubblico però apprezza e premia le vendite, nonché i conseguenti tour. Durante il Monsters Of Rock tour del 1991, che vede la band come pesci fuor d’acqua affiancare Ac/Dc, Pantera e Metallica, il tastierista Eddie Harsch (Ed Hawrysch) rimpiazza ufficialmente il session man Chuck Leavell (Allman Brothers, Rolling Stones) che partecipò anche alle registrazioni del debutto e nel contempo la band creò un distacco umano e musicale insanabile con il solista Jeff Cease ritenuto poco maturo chitarristicamente parlando.

Poco prima delle registrazioni del secondo disco, il capolavoro “The Southern Harmony And Musical Companion”, lo stesso Cease viene sostituito con il grande chitarrista Marc Ford conosciuto durante un tour con la sua precedente band i Burning Tree. Nel nuovo CD la band finalmente trova una propria dimensione sonora, pescando a piene mani dal blues e southern rock americano di Allman Brothers e The Band. Il suono blues ed hendrixiano di Ford, il fenomenale hammond di Harsch e la fragorosa e caldissima chitarra di (non più Young) Rich fanno da tappeto ideale ad una nuova vocalità di Chris, divenuto più maturo e profondo. Anche la produzione di Drakoulias si fa meno pulita e più corposa, in linea con canzoni molto meno semplici ma con uno spessore ed una qualità ben più elevata. “Remedy”, “Sting Me” e “Hotel Illness” tra i singoli che trainano comunque l’album oltre il platino.
[PAGEBREAK] Proprio con questo lavoro i Black Crowes entrano nella fase più creativa della loro carriera, i lunghi concerti iniziano a delinearsi come poderose jam e l’animo fricchettone della band, finalmente libera dalle iniziali residue influenze eighties, esplode in tutta la sua coloratissima potenza. Classiche jam song degli anni ’60 e ’70 prendono prepotentemente piede nelle loro esibizioni ed anche i loro successi vengono stravolti o inglobati in improvvisazioni creative e psichedeliche. Tra il 1993 ed il 1994 iniziano a circolare voci di un imminente pubblicazione di un album intitolato “Tall” e tutto il mondo rock attende news con ansia. Fino al colpo di scena. Con una mossa a sorpresa i Black Crowes annullano ogni progetto inerente a tale lavoro e dichiarano che durante alcuni giorni di session un disco totalmente differente è venuto spontaneamente alla luce. Tale cd verrà intitolato “Amorica” e ricrea in musica una terra fittizia che può essere definita l’America dei Black Crowes. A questo punto la caccia al bootleg da parte dei fan è spasmodica visto che ci sono più di 30 canzoni registrate di cui solo quelle incluse nella track list di “Amorica” vedranno la luce.

Un video-festino a base di sex, drugs and rock n’ roll, severamente censurato da MTV, funge da presentazione ufficiale a tale album nel 1994. La censura bacchettona americana si accanisce nuovamente sul disco al momento della pubblicazione per via dei peli pubici sulla cover richiedendone pertanto una nuova in cui il minislip appare su sfondo totalmente nero. “Amorica” presenta song complesse, dal tono riflessivo ed intimista, ballad superbe come “Non-Fiction”, “Cursed Diamond” e la southern “Wiser Time”, strani blues caraibici come “High Head Blues” e ben poco del primordiale rock n’ roll che fu. Le vendite, infatti comparate a i primi due lavori furono abbastanza fallimentari, nonostante per molti fan questo CD rappresenti l’apice creativo del sestetto. Il tour mondiale di supporto comprendeva in organico anche il percussionista Chris Trujillo che contribuì a creare insieme a Gorman un tappeto ritmico di rara intensità. In America inoltre vennero aggiunte due coriste ed in alcune occasioni la Dirty Dozen Band ai fiati, che collaborerà con la band diverse volte in futuro con i corvi, sia in studio che on stage.

Dopo due anni di tour intensi i Crowes tornano in studio. Nel 1996 la formazione da alle stampe “Three Snakes And One Charm”. Il blues ed il southern vengono un po’ accantonati rispetto al passato in favore di composizioni decisamente più psichedeliche come ampiamente dimostrato anche nel successivo lisergico tour mondiale. La nuova fatica incontra pochi favori sia di critica che di pubblico e le vendite sono piuttosto basse. Poco dopo la storia si ripete. Dopo la gestazione di un nuovo CD intitolato “Band” rifiutato dalla label i corvi sembrano un po’ alla deriva. Anche all’interno dell’organico qualcosa pare essere diverso ed infatti nel 1997 Johnny Colt abbandona la line-up mentre a sorpresa i fratelli Robinson licenziano il prodigioso chitarrista Marc Ford, caduto pesantemente nella spirale dell’eroina e quindi divenuto poco affidabile on stage.

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