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La molestia del terzo millennio

L’Istituto Tecnico “B.Pascal” di Foggia ha promosso il progetto “Bullismo e Cyberbullismo” nell’ambito dell’iniziativa “Le(g)ALI AL SUD”, finanziato con i fondi della Comunità Europea. Secondo i dati diffusi da Eurispes Toscana, infatti, il bullismo sarebbe in forte crescita e, con esso, anche il cyberbullismo: quello, cioè, realizzato mediante mezzi elettronici (in particolare internet e telefoni cellulari). Qui, com’è intuibile, la vittima non subisce alcuna forma di coercizione fisica, ma un duro attacco psicologico che, alle volte, può portare a conseguenze disastrose. Un recente allarme del Corriere della Sera parla di oltre 1000 tentativi di suicidio nel 2007 a causa di atti di bullismo.
Il reato è principalmente posto da minori ai danni di altri minori (il 13% degli adolescenti ne è stata vittima) tramite i pc in dotazione alla scuole. Il bersaglio sono prevalentemente le ragazze (quattro volte più dei ragazzi).

L’aspetto più minaccioso del problema sta nel fatto che gli autori delle violenze non sono coscienti della potenzialità lesiva delle condotte, soprattutto per via della loro giovane età.
Il cyber bullo è incentivato dall’anonimato (convinzione tuttavia illusoria, essendo ormai tracciabile ogni comunicazione online). La conduzione virtuale della molestia ha, inoltre, l’indubbio effetto di indebolire i freni inibitori. Sicché, sul web, il giovane dà sfogo ad aspetti della personalità che non avrebbe altrimenti mostrato. In altre parole, grazie ad internet diventano bulli anche soggetti che nella realtà fenomenica non lo sarebbero stati.
La persecuzione cibernetica abbatte i limiti spazio temporali, potendo il comportamento deviato perfezionarsi in qualsiasi luogo e momento. “I ragazzi non sono al sicuro nemmeno nelle loro case“, ha spiegato Linda Sanchez, autrice di una proposta di legge federale negli Stati Uniti. “Possono essere tormentati attraverso i telefonini o attraverso il computer, 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana“.

Il cyberbullismo si può attuare attraverso furti di identità o video registrati all’insaputa del malcapitato e poi caricati sul web; o ancora con messaggi online violenti e volgari, finalizzati ad offendere e denigrare la vittima; con la pubblicazione di informazioni personali o comunque imbarazzanti su un’altra persona. Si pensi inoltre all’indebita raccolta e diffusione di immagini e informazioni riguardanti la vita privata di una persona (art. 615 bis c.p.), all’ingiuria (art. 594 c.p.), alle pubblicazioni oscene (art. 528 c.p.) o alla pornografia minorile (art. 600 ter c.p.).

La vittima ha diritto al risarcimento del pregiudizio economico subito, del danno biologico, del danno esistenziale e morale.
Un comportamento omissivo da parte della scuola determina una responsabilità giuridica anche di quest’ultima, per mancato controllo.
Se il cyberbullo è un minore, della sua condotta risponde in solido anche il genitore, a meno che provi di non aver potuto impedire il fatto. Si tratta di una responsabilità oggettiva per non aver impartito una adeguata educazione, non aver esercitato una vigilanza commisurata all’età e non aver corretto comportamenti inadeguati.

Nel 2007 il Ministero della Pubblica Istruzione, per arginare il cyberbullismo, ha emesso una direttiva che disciplina l’utilizzo delle risorse informatiche e tecnologiche all’interno degli istituti scolastici. La cosiddetta “Direttiva sul cyberbullismo” prevede la linea dura contro l’utilizzo dei telefonini da parte degli studenti e degli insegnanti durante l’orario di lezione. In special modo, il videofonino rappresenta un incentivo a realizzare azioni “sorprendenti”. Secondo la direttiva, le sanzioni corrispondenti devono essere esemplari, fino alla stessa espulsione.
La scuola ha l’obbligo di vigilare sul corretto utilizzo delle apparecchiature di cui usufruiscono gli studenti. L’utilizzo dei pc non deve essere libero, ma dotato di un sistema di accesso basato su credenziali di autenticazione, onde ridurre la spersonalizzazione che spinge molti minori a sfruttare la rete scolastica per compiere illeciti.

Cosa fare, dunque, se vostro figlio è sottoposto ad atti di cyberbullismo?
È possibile rivolgersi alla polizia postale e delle comunicazioni, sporgere querela alla competente stazione di polizia o dei Carabinieri, nonché eventualmente depositandola presso la Procura della Repubblica del Tribunale più vicino. Si può, invece, sotto un aspetto civilistico, rivolgersi al Tribunale ordinario per chiedere il risarcimento del danno.

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