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La Mostra si dà al comico

La situazione comica (1937-1988) è la retrospettiva della 67 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, dedicata al cinema comico italiano troppo spesso rimasto nell’ombra. Curata da Marco Giusti, Domenico Monetti e Luca Pallanch, prevede la proiezione di una trentina di opere dagli anni ’30 ai pieni anni ’80. Di tutti i generi, il comico è sempre stato il grande polmone economico e popolare del nostro cinema, dai tempi di Totò giù fino ai cinepanettoni. Alcuni dei più’ popolari comici italiani: Diego Abatantuono, Lino Banfi, Lando Buzzanca, Christian De Sica, Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Gigi Proietti, Carlo Verdone, Paolo Villaggio sono stati invitati alla Mostra per ricordare i film e i comici del passato, ai quali possono essere accostati sia per quanto riguarda le discendenze che per le affinità. Ieri dopo la proiezione del film “Vacanze di Natale”, di Carlo e Enrico Vanzina, abbiamo fatto qualche domanda a Christian De Sica e Jerry Calà, presenti in sala.

Christian, cosa si prova a venire qui alla Mostra del Cinema con il primo film della saga di Vacanze di Natale?
Era ora, a Venezia finalmente si sdogana il cinepanettone. Ci voleva. Anche perché spesso riesce a spiegare, molto meglio di tanti film, il nostro Paese. Perché con l’ironia, con la comicità, anche scurrile, puoi far arrivare dei messaggi forti più che salendo sulla cattedra a dare delle lezioni. Io l’ultima volta che sono venuto qui alla Mostra è stato nel 1959 con mio padre per “Il generale Della Rovere”. Oggi torno con il “Vacanze di Natale” di 27 anni fa. Voleva dire che dovevo tornare prima di andare sul set del 27° cinepanettone.

Sei stato accolto da super star al Lido insieme ad Aurelio De Laurentiis calcando il red carpet del pomeriggio domenicale, tra gli applausi e le grida dei fan. Stesso entusiasmo che si è riversato in sala per la proiezione. Come mai piace così tanto il cinepanettone?
Piace perché è un bellissimo affresco della borghesia italiana degli anni ’80 e credo che non molti siano riusciti a raccontare l’Italia come l’abbiamo raccontata noi. Con questi film si è raccontata l’evoluzione dell’Italia, dall’edonismo craxiano anni ’80 alla tangentopoli degli anni ’90, a chissà che cosa nel terzo millennio. Stiamo ancora fotografando i vizi e i vezzi degli italiani.

Jerry, secondo il tuo punto di vista, quanto è cambiata la comicità nel cinema?
Nel cinema italiano si verificano degli strani pentimenti, per cui i comici sembra si vergognino di fare ridere e cercano di fare il film impegnato per piacere alla critica, invece poi si accorgono che il pubblico li va a vedere perché si vuole divertire. In Italia la commedia è sempre stata un po’ classificata come un genere demenziale, specialmente dai festival e dalla critica. Il fatto che questa retrospettiva onori commedie che non sono state trattate bene dalla critica ma poi divenute con il tempo dei cult è una cosa molto importante che apre le porte allo sdoganamento di questo genere. Sembra che un film per essere di qualità debba essere noioso.

Quindi quali sono i cambiamenti che si dovrebbero apportare per non cadere nella demenzialità?
Si dovrebbe investire di più sulla commedia, non limitando il campo soltando a quei comici che piacciono al pubblico. Bisognerebbe investire sulla scrittura di eventi esilaranti, divertenti, in questo modo gli attori comici diventano la ciliegina sulla torta. I film vanno fatti avendo prima una sceneggiatura e poi gli attori, non il contrario.

Durante la proiezione di Vacanze di Natale la gente in sala era compiaciuta e divertita durante la proiezione. Dopo tanti anni quali sono state invece le tue impressioni rivedendolo sul grande schermo?
Io ho fatto solo il primo della serie dei cinepanettoni, questo è un film perfetto. Satira di costume straordinaria, feeling perfetto tra personaggio e storia. Interpretavo un patetico playboy, suonatore provinciale, insomma niente era forzato perché noi ci divertivamo sul set.

Ti è mai venuta la voglia di metterti in gioco e presentare un tuo film a un Festival come quello di Venezia?
Sono già stato a un festival tanti anni fa con il film di Marco Ferreri “Diario di un vizio”, vincendo il premio della critica italiana a Berlino. Parteciperei volentieri a una manifestazione del genere, ma il problema è arrivarci per uno che ha fatto della comicità le basi della sua carriera. Una volta ho detto ad un produttore che stavo lavorando su un progetto con una tematica molto importante e dura e la sua risposta è stata “perché non lo firmi con un altro nome?”, questo dovrebbe farti capire come funziona il nostro cinema.

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