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La musica sempre

Spotify viene introdotto in Italia nel febbraio 2013 e anche in questo Paese intende accellerare il processo di atomizzazione dell’ascolto musicale. O almeno ci prova, nella lotta con la concorrenza di altri servizi come Deezer, Google Music e Grooveshark. L’obiettivo è superare l’abitudine degli utenti di mantenere un grande quantità di mp3 sul computer, talvolta illegali. L’archivio di venti milioni di canzoni adesso sta online e, in assenza di connessione, se ne può ascoltare una selezione precedentemente scaricata nella memoria cache. Massimo 3mila canzoni su tre dispositivi, anche – e soprattutto – su smartphone, se si dispone dell’abbonamento Premium.

L’azienda svedese ha da poco introdotto la funzione Scopri, al momento utilizzabile solo attraverso il sito. Per l’utente che non ha le idee chiare su cosa ascoltare a questo giro, viene in soccorso il lavoro delle app come Tubigo, Pitchfork, e Songkick per suggerire nuove playlist, news e concerti. I programmi integrano le proposte ispirate dal “following” degli “amici” su Facebook e dei cosiddetti “trend-setter”: musicisti, giornalisti, star e riviste che elaborano playlist e che possono essere seguiti senza contatto sul social network. In Italia il testimonial maggiore è Jovanotti.

C’è quindi il Play button, il classico widget che inserisce un player nei siti internet, ascoltabile per tre ore fino alla richiesta di registrazione. In modo simile lavora anche il widget per caricare le classifiche dei brani più ascoltati in streaming e più condivisi su Facebook in un paese a scelta, con tanto di contatore degli ascolti. Nuova è infine l’Anteprima audio, che consente di ascoltare nuova musica senza abbandonare la canzone che si sta sentendo.

Questo l’armamentario di Spotify. Quasi inutile dire che il fronte di lotta non è solo il progresso degli abbonamenti a pagamento, ma anche la cura della completezza e dell’aggiornamento del catalogo. Oltre a ciò c’è il piacere di creare e scoprire playlist tematiche per specifici contesti, quali l’ora in palestra, la lettura di un libro, il viaggio in aereo e la colonna sonora delle vacanze estive. Nel frattempo il principio del possesso della singola canzone da parte dell’utente dovrebbe andare in cantina. Forse.

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