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La nascita dell’ Orchestra Jazz in Italia

Siamo negli anni 30 del ‘900 e, con almeno dieci anni di ritardo rispetto all’America, anche in Italia si affermano le grandi orchestre di Swing. Dieci anni prima nasceva l’URI (unione radiofonica italiana), unica stazione emittente controllata dallo Stato che servì subito come validissimo mezzo di divulgazione per le iniziative del regime Fascista, e che nel 1927 diventerà Eiar (Ente italiano audizioni radiofoniche). Nel periodo che va dal ’20 e ’30 la radio trasmette fondamentalmente canzoni di tenori e soprano accompagnati da orchestre che avevano un carattere fondamentalmente sinfonico e che attingevano ad un tipo di scrittura propria della tradizione eurocolta.

Le orchestre che proponevanola musica “moderna” Jazz o Swing potevamo trovarle solamente nei locali da ballo delle grandi città, soprattutto Milano, la quale era più incline alle influenze d’oltre confine; ma solo nel 1930 si può parlare di un ampliamento dell’organico che ricorda le orchestre di Jazz Americano e di una conseguente rivoluzione di tutti gli stilemi musicali compresi quelli del canto.

Il via lo diede Carlo Benzi nel’29 con una formazione che ricordava una vera e propria Big Band, e successivamente, nel’30, Gigi Ferraccioli, con un organico composto da due trombe, un trombone, tre sax, due pianoforti, chitarra/benjo, contrabbasso/tuba e batteria, consolidò quello che venne chiamato il Jazz Sinfonico, che però non ebbe mai un preciso carattere jazzistico.

All’inizio degli anni trenta le orchestre formatesi in Italia servivano principalemente alle case discografiche (anche straniere come la Columbia, la Odeon – oltre all’italiana Voce del Padrone) per registrare dischi, e tra queste spiccano le orchestre di Domenico Lombardo, Eugenio Mignone e Nino Piccinelli, quest’ultimo il più interessato alla musica sincopata. Ma non era il solo, perché degne di nota sono anche le incisioni del Jazz Sinfonico di Vittorio Mascheroni, cugino della poetessa Ada Negri, importante personaggio che realizzò in Italia il genere “nonsense song”, nato oltre oceano a metà del 1800, ma risbocciato negli spensierati anni venti, soprattutto nel nostro paese perché le “parole in libertà” permettevano meglio di adattare la lingua al ritmo sincopato ed aggirare la censura.Inoltre c’era l’importantissima Orchestra Jazz Columbia di Edoardo De Risi che ha il merito di essere la prima grande orchestra con un organico e una struttura propriamente Jazz, e fu la prima in Italia ad accompagnare musicalmente la proiezione dei film a mo’ di colonna sonora.

A metà degli anni trenta in Italia coesistevano delle orchestre radiofoniche che dipendevano dall’Eiar e delle orchestre indipendenti che registravano dischi a fini commerciali, ma l’attività di quest’ultime, non era certamente costante, e complici problemi economici, ben presto si tornò a formazioni di pochi elementi. In questo contesto l’Eiar prese in mano la situazione. Dalla data della sua nascita l’Eiar aveva utilizzato le orchestre ai fini di trasmettere la loro musica, e nel ’33 aveva formato l’Orchestra Cetra diretta dal maestro Tito Petralia; ma nel ’34 si sente l’esigenza di un’organizzazione musicale più moderna, così i dirigenti chiamarono da Londra Claude Bampton, che in realtà durò poco tempo a causa del divieto da parte del regime di trasmettere “musica di carattere negro e musica da ballo con ritornelli cantati in Inglese”. Questo non fu solamente causa dell’ideologia fascista, ma anche dell’inasprimento dei rapporti politici con la Società delle Nazioni e in particolare con la Gran Bretagna, a causa dell’invasione italiana in Etiopia nel 1935.Così l’Orchestra Cetra passò nelle mani di Pippo Barzizza che era già direttore della Blue Star. Siamo nel 1936.

Barzizza innaugurò un processo di rinnovamento rivoluzionando anzitutto l’organico, nel giro di poco tempo si impose come migliore grande orchestra italiana a suonare lo stile moderno. Egli era uno dei pochi che riusciva a contrabbandare qualche brano di Jazz autentico applicando titoli in italiano e autori fittizzi alle composizioni. La censura infatti non si applicava ai temi, ma agli autori. L’Orchestra Cetra registrò dischi e lavorò enormememente, tanto che attualmente non si è in grado di ricostruire tutta la sua opera. Rimase in attività fino al 1948, quando, con la fine della guerra, la censura e le proibizioni cessarono, e si potè finalmente iniziare (con molti anni di ritardo) lo studio e lo sviluppo di una musica che rappresenta l’emblema della libertà: il Jazz.

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