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La nostra fiducia in una nuova umanità

La colpa come chiave per mostrare un’umanità nuova. Il cinema di Jean-Pierre e Luc Dardenne continua ad esplorare i meccanismi del riscatto morale innescato nel colpevole dall’esigenza di stabilire un legame umano col prossimo. La fiducia negli uomini e la sua vittoria sopra un mondo governato da legami strumentali e dal dio denaro è ancora una volta al centro di un loro film. Stiamo parlando di “Il Matrimonio Di Lorna”, che uscirà in Italia il 19 settembre, dopo il successo a Cannes, dove si è aggiudicato la Palma d’Oro alla sceneggiatura, e la fortunata uscita europea di quest’estate.
Abbiamo incontrato i fratelli Dardenne a Roma, alla Casa del Cinema, in occasione della presentazione alla stampa del loro ultimo lavoro.

Partiamo con una considerazione sul titolo del vostro film, “Le Silence De Lorna”, e sulla scelta del titolo italiano.
Luc:
Il titolo che abbiamo scelto in originale è carico di significati perché Lorna mantiene il silenzio più di una volta e sempre in circostanze diverse. All’inizio il suo silenzio è quello della complicità criminale, quello che nasconde al marito le sue vere intenzioni, ma diventa ben presto un silenzio di ribellione nei confronti della decisione di eliminare Claudy. E più avanti sarà il silenzio nel quale cresce in lei la follia e l’idea per compiere il proprio riscatto. Il titolo italiano ci è piaciuto comunque molto. Il matrimonio di Lorna è infatti duplice: nasce come matrimonio bianco, un semplice espediente per ottenere un documento, ma diventerà un vero matrimonio quando in lei trionferà la sua vera indole di essere umano.

Potete parlarci del ruolo del denaro? Sembra essere un vero e proprio personaggio della vicenda.
Jean-Pierre:
Tutti nel nostro film vogliono i soldi. Claudy ne ha bisogno per comprarsi le dosi, Lorna vuole aprire un bar e metter su la propria attività, Fabio, il tassista che gestisce il traffico di esseri umani e documenti, vuole soldi e potere, e così pure il compagno albanese di Lorna, in cerca del suo posto al sole lontano dalla miseria. I soldi sono il motore che muove la nostra società. Ma hanno due circuiti di circolazione, oltre al denaro sporco vi è pure il denaro come segno di riscatto: le buste che Claudy affida sempre a Lorna sono cariche di amore fraterno e di totale fiducia, e così il denario di cui Lorna dispone più avanti nel film e che per lei diventa un fardello morale.

Perché avete scelto Liegi come ambientazione?
Luc:
Effettivamente questa è la prima volta che ci stacchiamo dalla provincia industriale. Stavolta avevamo bisogno della grande città e delle sue luci notturne. Per un immigrato la città rappresenta il luogo dei sogni e in più gli offre l’anonimato e un posto dove nascondersi meglio. Volevamo un ambiente pieno di vita, dove Lorna potesse muoversi portando dentro di sé il proprio segreto.

Potete dire due parole sul tema del rapporto tra vero e falso nel vostro film, e su come verità e menzogna vengono gestite nella prima e nella seconda parte del film?
Jean-Pierre: Ci interessava mostrare come il falso potesse dare l’illusione del vero e in alcuni casi divenire verità. La sola cosa che Lorna sente come vera e autentica è il suo amore per Claudy. Tutto il resto è una messa in scena. Recitare una parte le fa capire quali sono i suoi veri sentimenti. Ed è interessante vedere come nella seconda parte del film il falso che lei ha alimentato all’inizio le si rivolti contro, per cui il solo modo di rimettere a posto le cose e riscattare la propria colpa è ancora una volta mentire, a sé stessa e agli altri. Dire la più grossa menzogna e crederci nel profondo, ma stavolta a fin di bene.

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