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La nuova legge anti-pirateria

L’Italia non poteva stare a guardare gli altri Stati dell’U.E. mettere mano alle proprie legislazioni per combattere la pirateria informatica, senza fare qualcosa anche lei. Così, a quasi due anni dalla nascita del Comitato Governativo Antipirateria, l’Authority per le Comunicazioni (AGCOM), all’inizio di dicembre ha varato il testo definitivo della normativa sul diritto d’autore in Internet che, nei prossimi sessanta giorni, verrà sottoposto a consultazione pubblica e, quindi, diverrà legge.

Ecco come dovrebbe funzionare il nuovo sistema di tutela del copyright, un sistema ispirato al modello americano.
Se un gestore di un sito ospita un contenuto che viola il diritto d’autore altrui, il soggetto leso o, in sua vece, un ente rappresentativo (per es. la SIAE) può ordinarne al gestore l’immediata rimozione.
Il gestore ha 48 ore di tempo per adempiere alla richiesta. Ma se non lo fa, non subisce alcuna sanzione. Tuttavia, in tal caso, il titolare del diritto può ricorrere all’AGCOM. Quest’ultima, nei cinque giorni successivi, svolge un’istruttoria sommaria e, al termine di essa, ordina al gestore la rimozione del contenuto incriminato. Se neanche in questo caso avviene la cancellazione, l’AGCOM irroga le sanzioni.

Sin qui nessun problema. Anzi, è quanto, di fatto, succede già oggi.
Le cose si complicano, però, quando il fornitore del servizio gestisce non già un semplice sito, ma una piattaforma su cui gli utenti caricano, in perfetta autonomia, materiale di qualsiasi tipo (si pensi, per es., a YouTube o Facebook). In tale ipotesi, il gestore del servizio, che è ovviamente un soggetto diverso da colui che ha pubblicato il materiale, ricevuta la richiesta dal titolare del diritto, ha solo 48 ore per contattare il responsabile della pubblicazione, dargli il tempo per controdedurre e, infine, procedere alla eventuale rimozione del contenuto.
Tempi certamente non ragionevoli. Che potrebbero determinare il gestore, onde non far scadere inutilmente le 48 ore e poi incorrere nella sanzione dell’AGCOM, a cancellare da sé il contenuto, su semplice richiesta del titolare, senza contattare l’utente e quindi calpestando il suo diritto di difesa.

Come giustamente ha riferito in proposito Guido Scorza, è ovvio che così non trionferà “la legalità sull’illegalità, ma piuttosto la convenienza economica e commerciale dei grandi intermediari sui diritti degli utenti più deboli”.
E vediamo come.

Siamo appena tornati dalle vacanze e abbiamo scattato centinaia di fotografie, tutte debitamente salvate su una memoria SIM che, insieme al prezzo, ci ha costretto (inconsapevolmente) a pagare il balzello dell’equo compenso alla SIAE.
Tutto ciò che desideriamo è creare una presentazione in sequenza delle foto più significative con un commento musicale in sottofondo: magari il tormentone estivo. Abbiamo sin’anche comprato il software originale per fare il videomontaggio.
A risultato ultimato, non ci resta che caricare il lavoro su internet affinché i nostri amici lo possano ammirare.
Sbuca però fuori la SIAE. La società degli autori ordina al gestore del sito, che ospita il nostro filmato, la cancellazione del file: questo perché abbiamo usato, sebbene in sottofondo, una canzone senza l’autorizzazione al titolare. Anche questa innocente attività ricreativa è violazione del diritto d’autore. L’industria dei contenuti, in altre parole, ci vuol far capire che la musica non ci appartiene!
A questo punto, il titolare del sito, per non avere problemi con la SIAE, l’AGCOM o, ancor di più, con la major che ha distribuito la canzone (e con cui ha stretto rapporti commerciali di vario genere), decide di non andare per il sottile. Senza dirci nulla, cancella la nostra bella presentazione!

È quanto è capitato a me poche ore fa.
Ieri sera ho caricato su YouTube i filmini della scorsa estate per farli vedere agli amici… Un bel videomontaggio… macchiato dall’unica pecca di avere, in sottofondo e coperto dalle voci dei protagonisti, la hit di Shakira e di qualche altro artista… pochi secondi per ogni brano, giusto il primo loop del ritornello (tanto per ricordare i tormentoni estivi)…
Ebbene… tutto è stato cancellato…!

Youtube mi notifica questa mattina, con una mail, il seguente messaggio:

Il tuo video potrebbe contenere materiale di proprietà o concesso in licenza da WMG. Non è richiesta alcuna azione da parte tua; se ti interessa sapere come ciò influirà sul tuo video, visita la sezione “Corrispondenze ID video” del tuo account per ulteriori informazioni.

Poi di fatto il video non era stato cancellato, ma avevano tolto l’audio… Sembrava un muto di Charlie Chaplin
Ripenso ai vecchi 8mm, i SUPEROTTO di mio padre, quando faceva i montaggi con le pellicole e ci metteva in sottofondo INTERE canzoni dei Platters. Cosa sarebbero quelle scene di quando avevo 3 anni senza “Only You” o “Smoke gets in your eyes”… LA NOSTRA STESSA STORIA è composta dalla musica… Un po’ come togliere le canzoni di battaglia agli eserciti o la canzone di amore alla scena di un bacio…
Si rasenta davvero l’impossibile.

Chi non si sente scandalizzato da ciò è perché forse non è entrato nell’ordine di idee che internet è, per il cittadino del XXI secolo, una realtà materiale a tutti gli effetti. Navigare tra i siti è come passeggiare su una strada pubblica. Scrivere un commento su un forum è come parlare davanti a tanta gente. Impedire che ciò avvenga significa ledere dei diritti costituzionali.
È pur vero che ogni libertà dell’individuo trova limite laddove cominciano le libertà altrui. Ma solo un giudice – e non una giustizia privata – può stabilire, in contraddittorio tra le parti, se è stato commesso un illecito.
Peraltro, il peso dei diritti in gioco è tutt’altro che bilanciato: da un lato, infatti, ci sono i diritti dell’industria dei contenuti, di natura soltanto economica; dall’altro ci sono quelli dei netizen, che sono invece personali e, quindi, superiori.

Lascia peraltro perplessi la velocità con cui l’AGCOM dovrebbe svolgere l’istruttoria. Quali consulenze tecniche, quali approfondite analisi giuridiche si possono compiere in solo cinque giorni? Il sospetto è piuttosto che si sia voluto istituire, ad uso e consumo di una classe economica estremamente forte, un procedimento ad hoc, che non trova simili nel nostro ordinamento. In altre parole, siamo di fronte all’ennesima legge ad personam, che ricorda un po’ il tentativo obbligatorio di conciliazione per le controversie in materia di telecomunicazioni.

Ammirevole, certo, lo sforzo, da parte dell’Authority, di risolvere stragiudizialmente un numero di controversie che si annuncia elevato, ma ciò non può eludere l’esigenza di un contraddittorio regolare e serio tra le parti. Diversamente si va a violare il diritto di ciascun cittadino alla difesa.

Se non fosse per la trasmissione “Forum”, molti italiani non saprebbero però che esiste una giustizia più celere ed efficiente di quella dei tribunali, che si chiama “arbitrato”. Il lodo arbitrale, peraltro, ha la stessa efficacia di una sentenza ordinaria. L’utilità dell’arbitrato è stata intuita da tutte le società sportive, che vi fanno ricorso per statuto. Azzardo qui l’idea che l’utilizzo anche per internet di una forma di arbitrato consentirebbe da un lato la formazione di una nuova classe di tecnici e specialisti della materia (i giudici tradizionali hanno dimostrato quanto poco avvezzi siano alle nuove tecnologie); dall’altro lato realizzerebbe quell’esigenza di immediatezza invocata dall’industria dei contenuti, senza nel contempo pregiudicare il diritto al contraddittorio in favore dei cittadini.

Ma non è questo il punto. Il nostro secolo non ha bisogno di nuove norme di procedura per risolvere la crisi del diritto d’autore. Non sarà il processo a risolvere il problema. Bensì c’è bisogno di un nuovo diritto sostanziale, di regole innovative che displinino la materia ed i conflitti di interesse che si stanno creando.

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