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La Passione di Mazzacurati è laica

Al Festival di Venezia si è riso con “La Passione” di Carlo Mazzacurati, film su un regista in crisi interpretato da Silvio Orlando, affiancato da Giuseppe Battiston e Cristiana Capotondi. Otto minuti di applausi al termine. Abbiamo incontrato il regista Carlo Mazzacurati e il bravissimo e poliedrico attore Giuseppe Battiston.

L’Italia è un Paese che tende a perdere l’importanza dei valori, che quindi in alcuni momenti della vita si cerca di ritrovare disperatamente. Lei ha detto che “La Passione” è un film laico, ci spiega cosa significa per lei questa definizione?
Carlo Mazzacurati: Si questa è la mia visione del film. Quando si fa un percorso ci sono delle cose di cui si è consapevoli e altre di cui no.
Io l’ho costruito perché per me è un parallelo con il racconto del film e di come questi esseri umani vengono messi alla berlina, per esempio il Cristo. C’è un continuo parallelo nel racconto della Passione e nel racconto del film che si mischiano, fino al punto che uno dei personaggi diventa una figura cristologica senza rendersene conto.
Giuseppe Battiston: La componente mistica è nella forza del pubblico che prima deride e poi si trova davanti a qualcosa di fortemente evocativo. Ovviamente quello che penso io rispetto a questa rappresentazione è che non importa se uno crede o meno, ma il fatto di trovarsi davanti alla Passione di Cristo riscopre il riconoscimento di una ritualità che ci appartiene, questa è la forza del film.

In conferenza stampa ha confessato che il film è tratto da una storia realmente accaduta. Come è nata l’idea di scrivere una sceneggiatura e farne un film?
C.M.: Si, è vero. Dovevo ristrutturare una casa e la giunta comunale mi ha chiesto di fare questa rappresentazione e io, preoccupato che non mi dessero i permessi, ho accettato di fare La Passione di Cristo. Mai nella vita mi sarebbe venuto in mente di fare questo film se non mi fosse capitata quest’avventura. L’idea di farne un film è nata quando ho raccontato ad un amico cosa mi era successo e lui mi ha detto che sarebbe stato un buono spunto per creare il soggetto di un film. Da lì ho cominciato a farmi delle fantasie e a lavorare sul progetto.

Quando ha iniziato la scrittura sui personaggi aveva già pensato che Cristo sarebbe stato Battiston oppure che il regista “fallito” sarebbe stato Silvio Orlando?
C.M.: Durante la scrittura, man mano che i personaggi diventavano più complessi, tridimensionali, avevo bisogno di immaginare delle persone vere. Silvio e Giuseppe sono arrivati abbastanza presto nel gruppo di lavoro. L’idea di un Cristo grande e grosso mi sembrava toccante, va oltre la versione statuaria che siamo abituati a vedere.
G.B.: Dal punto di vista iconografico il ruolo di Cristo non mi sarebbe mai potuto appartenere. C’è un punto nodale nel film, quando Gesù cade perché ha rotto la sedia dove era seduto, il pubblico lo deride e Jonatan dice “Se non vi piace andate a casa”. Non ho mai letto una sceneggiatura così bella.

Quando ti è stato proposto di interpretare questo ruolo hai accettato subito o ti sei preso del tempo per riflettere?
G.B.: Ho accettato immediatamente, impossibile tirarsi indietro di fronte a una simile sceneggiatura. Carlo mi ha fatto un dono, l’hanno scritto per me e questo mi rende veramente orgoglioso e felice di aver partecipato.

Ieri è stata la prima del suo film, il pubblico l’ha guardato e tornando a casa avrà riflettuto su quello che ha visto. Secondo lei quali sono stati i pensieri in merito?
C.M.: Mi sono accorto che faccio dei film che non arrivano immediatamente, dei film che hanno bisogno di tempo. Ci sono pellicole molto belle alla prima visione, che ti danno un significato e quando li riguardi ci trovi qualcosa di diverso e interessante. Credo che “La Passione” sia uno di questi. Mi auguro che le persone, tornando a casa, abbiano riflettuto su quello che hanno visto, perché il film ha una curva particolare: inizialmente la spensieratezza e il sorriso, ma dopo, quest’ultimo se ne va e dentro ti lascia un’emozione di natura completamente diversa.

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