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La perfezione della cacofonia

Xabier Iriondo suona di tutto: le trottoline, le biglie, gli animaletti di plastica, dado e bullone, mica solo chitarra, basso e sytar. Suona i giradischi a manovella (aka un cordofono creato dallo stesso musicista, il mahai metak), le ciotole, lo xilofono, lo txistu, il tum-tum, la alboka, la macchina per scrivere. Suona persino la voce di suo papà. Chi era il 13 ottobre al Torchiera Senzacqua a Milano ha avuto l’occasione di assistere a uno spettacolo unico, uno showcase molto particolare. Xabier ha presentato “Irrintzi” con – come ha detto nell’introduzione all’esibizione, a un pubblico rapito, schiacciato, seduto per terra in una stanza minuscola – pezzi improvvisati e numerosi ospiti.

“Un concerto reso unico dalle persone che hanno suonato con me. Così unico che, infatti, non ricapiterà mai più”. E fortunati quelli che c’erano.

Xabier, impeccabile, con un tuxedo dai bottoni rossi e una cravattina di pelle nera, ha aperto il concerto suonando musica basca sui giradischi a manovella (pardon, mahai metak). Ci ha sovrainciso il sytar e quindi un basso molto distorto, che ha pettinato chi era sotto le casse.

Da in fondo alla sala ha iniziato a suonare il sax soprano Gianni Mimmo, che è avanzato piano, danzando in un duetto noise con lo shahi baaja di Iriondo, un brano ricco paradossalmente di armonie. Poi è toccato al batterista Cristiano Calcagnile e con il violinista Rodrigo D’Erasmo (che è rimasto nascosto dietro al mixer, restando una presenza quasi solo musicale) per un’ottima, percussiva, violenta, schiaffeggiante “Preferirei Piuttosto Gente Per Bene Gente Per Male”.

Per il pezzo successivo, Xabier ha suonato uno strumento musicale di sua creazione, che emette un monocordo e viene suonato con l’arco o con il pestacarne, e che monta sia il fuzz che l’oscillatore, ottenendo una base dissonante, cattiva, free jazz, pericolosa e metallica, su cui è partita la registrazione della voce del padre di Xabier, Karmel Iriondo Etxaburu, che racconta il bombardamento di Guernica, in modo semplice e nudo e forse proprio per questo toccante: è “Gernika Eta Bermeo”. Sul palco poi sono saliti gli Ovo, che, con Iriondo al basso, hanno eseguito una cacofonica e spericolata “The Hammer”, tutta groove, tutta ruvida, tutta ringhio.
Quindi Xabier chiama sul palco gli amici: il batterista Giorgio Prette, Manuel Agnelli e Roberto Dell’Era, che hanno inforcato chitarra e basso per eseguire “Cold Turkey”, cover di Lennon e singolo del disco.

Questa cover di un brano semisconosciuto è perfetta per i quattro Afterhours: saturo, reso ottimamente dalla voce di Agnelli, che sembra fare la caricatura di quella del quarto Beatle.

Nel corso del cacofonico showcase è stato suonato anche “Itziar En Semea”, puro noise catacombale e malato.

Tra il pubblico, molti amici e artisti,tutti schiaffeggiati e beati. Bello il disco, bello il concerto, bello il concetto di musica di Iriondo.

“Preferirei essere un pazzo piuttosto che un operaio consapevole e sarei in via di guarigione…”

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