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La Pixar al Lido: Incontro con i registi

Si è tenuta in Sala Perla la Master Class condotta dai registi Pixar e rivolta a studenti d’animazione, specialisti e appassionati; alla presenza di John Lasseter (regista di “Toy Story”, “Toy Story 2″ e “A Bug’s Life”), Pete Docter (“Monsters & Co.” e “Up”), Brad Bird (“The Incredibles”, “Ratatouille”), Andrew Stanton (“Alla Ricerca Di Nemo” e “Wall•E”) e Lee Unkrich (montatore, co-regista e collaboratore a vario titolo in quasi tutti le opere Pixar), gli innamorati di questo gruppo di artisti hanno potuto conoscerne i segreti attraverso un’accurata panoramica che ha toccato ogni fase del processo creativo.
“La priorità della Pixar è produrre film di qualità, che non siano solo per bambini ma semplicemente film che noi registi vorremmo vedere; l’imperativo alla Pixar è la collaborazione continua, non importa chi ha l’idea migliore, tra di noi esiste un continuo scambio in un’atmosfera collegiale e collaborativa” ha esordito Lasseter.

Andrew Stanton ha poi descritto gli elementi caratterizzanti del ambiente Pixar, uno studio che gode di totale autonomia creativa: niente agenti, niente creative executives (coloro che in una casa di produzione si occupano di scovare sceneggiature potenzialmente trasformabili in film).

Stanton si è occupato anche della prima parte della lezione vera e propria incentrata sulla scrittura (Writing the Script): il primo pensiero degli sceneggiatori deve essere l’intrattenimento del pubblico ed è pertanto essenziale non lasciarsi mai intrappolare dalle “formule” preconfezionate. “L’animazione è uno strumento, non un genere: puoi farne ciò che vuoi. Non temere di essere stupido, sperimenta liberamente e non aver paura di commettere errori, perché può sempre venirne qualcosa di buono. Ama i tuoi personaggi, mettili sotto pressione, rendili interessanti; coinvolgi gli spettatori, commuovili, emozionali, rendili attivi, non spiegare troppo: il pubblico non deve sentirsi manipolato”.

La parola è poi passata a Brad Bird, (Turning a Script into a Storyboard): come passare dalla storia agli storyboards? Lo storyboard è innanzitutto il “modo più economico per commettere errori”. La pre-visualizzazione su carta permette di risparmiare molto tempo nelle fasi più impegnative dell’animazione e, anche nella scelta delle inquadrature, è essenziale non cadere nel cliché, ma inventare, usare punti di vista inusuali, mettere alla prova la propria tecnica.

Lee Unkrich ha illustrato le tecniche di montaggio (Editing, Layout and Fundamentals) che in un film d’animazione seguono regole differenti rispetto a quanto accade in un film live action, soprattutto per quanto riguarda le parti vocali. Attraverso esempi tratti dagli story reels (documenti di lavoro contenenti una sorta di montaggio provvisorio) Unkrich ha spiegato come viene scelta un’inquadratura, la sua angolazione, la posizione della macchina da presa (ovviamente virtuale) rispetto ai personaggi, il tutto al servizio dei significati emotivi del racconto.

In Objectes, Shading, Lightning, Arrangements Pete Docter ha spiegato come ogni elemento della scena, dai colori alle scenografie, dalle luci alle ombre, sia accuratamente studiato e predisposto come funzionale al racconto e alla caratterizzazione dei protagonisti.
L’ultima parte dell’incontro (Animation) è di Lasseter che è soffermato sul difficile lavoro dei doppiatori e sulla gestione complessa e stratificata dei keyframes (i fotogrammi chiave che scandiscono il movimento e le espressioni) e conclude invitando gli aspiranti animatori presenti in platea ad “amare il proprio lavoro” e soprattutto ad “amare i film”. Divertimento costante e meraviglia al servizio della qualità artistica, diceva Walt Disney.

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