Home > Recensioni > La prima volta (di mia figlia)

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Il tema di “La prima volta (di mia figlia)” non è nuovo. Come affronta un papà il passaggio dall’infanzia all’età adulta della propria unica figlia femmina? La risposta è sempre la stessa: male, malissimo. Specialmente per Alberto, medico della mutua con un passato da ragazzo nerd e studiosissimo, e ora uomo separato da una moglie presa dalla carriera e decisamente assente e senza più troppi sogni nella testa.

La scoperta che la figlia si appresta a compiere questo passo, la sua prima volta, avviene attraverso un cliché: la lettura del suo diario. Ed è all’indomani di questa scoperta che Alberto decide di organizzare una cena con amici per convincere la figlia a ritardare questo momento. Una cena che, in realtà, si trasforma nell’occasione, per tutti i partecipanti di raccontare la loro, di prima volta.

Non troppo convincente, come commedia. Seppure godibile e in grado di strappare qualche sorriso. Originale il fatto che quasi tutto il film si svolga attorno a un tavolo, ma ogni cosa è davvero prevedibile – perfino l’identità del ragazzo con cui lei perderà la verginità. Riccardo Rossi simpatico come sempre, ma non basta a fare del suo primo lavoro alla regia un buon film.

Pro

Contro

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