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La prima volta di Stefania Sandrelli

“Mi imbattei per la prima volta in Cristina da Pizzano quando, in occasione dei regali natalizi, vidi nella vetrina di Gremese la miniatura di una donna che attirò la mia attenzione. Quasi eterea, compita, seduta ad una scrivania in posizione da scrittura. La moltitudone dei colori, la sospensione tra cielo e terra di quel luogo misterioso mi incuriosì. Frugai tra le pagine del libro e finalmente trovai lei, Cristina da Pizzano.” Così racconta Stefania Sandrelli l’approccio con la sua protagonista e prosegue dicendo: “È stato emozionante mettersi in contatto con l’animo di Cristina così sensibile, empatico, delicato e combattivo, mai remissivo ma sempre scaltro, sveglio, pronto a far fronte alle subdole difficoltà della vita. In primis bisognava imporsi, esternare la propria forza, combattere contro le paure e perplessità sempre presenti, zittite momentaneamente ma mai estirpate del tutto”.
Ad accompagnare l’attrice viareggina all’incontro con i giornalisti la figlia Amanda, protagonista del film nei panni di Cristina ed Alessandro Haber che interpreta invece un poeta e strimpellatore aiutato da Cristina a ritrovare la sua vena poetica, un ruolo che avrebbe dovuto essere di Gerard Depardieu. Un cast di attori tutto italiano che vede anche la partecipazione di Alessio Boni. Girato in sole otto settimane negli studi di Cinecittà (riciclati da un vecchio San Francesco d’Assisi televisivo) e nella cittadina laziale di Sant’Oreste, il film sarà nelle sale all’inizio del 2010.

Come nasce il desiderio di cimentarsi con la regia? Quali sono i registi ai quali si è ispirata?
Inconsapevolmente qundo sei attrice, con il passare del tempo, qualcosa entra dentro di te dei registi con i quali trascorri gran parte della tua vita sui set, da Luigi Comenicini a Bernardo Bertolucci da Ettore Scola a Mario Monicelli.. Credo di aver assorbito il loro spirito, li ho spiati, li ho guardati, li ho scrutati ho fatto miei i loro occhi, la loro bocca, i loro gesti e così, quasi naturalmente, lo hanno “riscelto me” ed io ho preso il loro meglio. Una ventina d’anni fa ci provai con una sceneggiatura intitolata “Buongiorno Amore”, ma nessuno mi ha dato credito, ho bussato a mille porte ma poi l’idea è decaduta. Ho intuito sin da quando ho aperto la prima pagina del libro che narrava di Christine, tre o quattro anni fa circa, che avevo in mano la storia giusta e che avrei finalmente fatto il grande passo.

Film femminile o femminista e per quale motivo ha scelto sceneggiatori maschili?
Christine incarna la delicatezza, la sorte e la caparbia delle donne, per cui forza e la grazia del film sono senza dubbio femminili, questo per evitare un femminismo tout court. Ho scelto uomini sceneggiatori acclamati che avessere però, come prerogativa essenziale, una grande sensibilità, al pari di quella femminile.

Quanto al ruolo di Cristina ha pensato subito a sua figlia Amanda?
Vorrei che fosse chiaro che la mia non è stata affatto una scelta “materna”.
Ero risoluta a trovare disponibilità, bravura ed affetto a tutto tondo che, pensandoci e conoscendo Amanda dalla sua nascita, solo lei poteva darmi anche per quel che concerne l’aspetto più tenero e buffo di Cristina che ben si confà alla sua indole. Inoltre era fisicamente attinenete col personaggio. Non ho costruito un personaggio su di lei ma ho cercato di rispettare il più possibile la sensibilità e lo spirito di Cristina senza snaturarla e spogliarla del sua essere più autentico e veritiero.

Per te Amanda come è stato lavorare con la mamma? Svelaci i suoi vizi e virtù.
Mi sono subito fidata del suo istinto e della sua saggezza e sentivo, nel mio profondo, di essere in grado di dare a Cristina quello che serviva per rappresentarla. Per far questo c’era bisogno di conoscerla a fondo, di assorbirla fin dentro le mie viscere per poi dirigerla attraverso i miei gesti, le mie espressioni. Per questo ho studiato molto. Mi sono fidata della direzione. Per quel che concerne il rapporto un po’ inconsueto con mia madre, devo dire che dopo il ciak si sono annullati i meccanismi noiosi e spesso discordanti della quotidianità e poi, crescndo, tra madre e figlia ci si sceglie percorrendo insieme la stessa strada; ed è quello che è accaduto a noi due.

Haber raccontaci Stefania regista.
Avevo lavorato con lei nel 1985 per “Mamma Ebe” di Lizzani ma aspettavo da tanto questo incontro e cercavo di immaginare come sarebbe stato. Con mia grande sorpresa ho scoperto una Stefania talentuosa, con una straordinaria capacità di verità e sintesi davanti alla macchina da presa. Il film è sempre un miracolo, un’esperienza unica in cui bisogna continuamente reinventarsi. Ci sono incontri con registi che sono magici, altri invece no. È come quando si sta con diverse donne, si gode in modo diverso. In Stefania ho trovato questa magia, quasta chimica. In lei c’è concretezza, verità, estrema intelligenza, lucidità non solo sul piano recitativo ma anche sul piano organizzativo: dava molto ed assorbiva molto. Sapeva esttamente quello che voleva.

Alessandro Haber come si è sentito nella parte che avrebbe dovuto essere di Gerard Depardieu?
Non ho saputo subito di questa cosa, mi è stata detta solo dopo che ho accettato di interpretare il mio ruolo. Sia chiaro che non mi sento da meno rispetto a Gerard, anche se lo considero davvero un grandissimo attore; sono onorato di aver preso il suo posto. La verità è che mi piace questo mestiere, se c’è un ruolo che ha un senso mi piace sempre interpretarlo indipendentemento dal suo peso. Inoltre in questo film il mio è un personaggio dinamico che nel corso della narrazione cambia pelle, evolve iniziando con l’essere in un modo ed infine perirà in uno totalmente differente.

Perché, Signora Sandrelli, Depardieu non ha più partecipato?
La mia idea sin dall’inizio era quella di fare un piccolo film italiano, tutto italiano. Ad un certo punto avevamo considerato l’idea di fare una co-produzione con la Francia per avere più finanziamenti, ma poi non se n’è fatto più nulla. Gerard era stato molto entusiasta di questo ruolo che volevo offrirgli, avrebbe voluto produrlo e anche interpretarlo ma poi è saltato tutto.

Quando ha dovuto proporre ai finanziatori un film su una poetessa medievale sconosciuta che reazioni ha avuto?
Devo dire che tutti si son mostrati abbastanza spaventati, per questo ci ho messo molto a trovare i fondi necessari, ho dovuto fare di necessità virtù proprio come ha sempre fatto Christine nella sua vita. Ho avuto la conferma del cast solo pochi giorni prima di iniziare le riprese, solo dopo piano piano il progetto ha preso forma. Credo di aver fatto un bel film, mi sono intestardita e alla fine ce l’ho fatta, devo tutto alla mia testardaggine e spesso alle intuizioni giuste.

Cristina è un personaggio fortemente voluto e desiderato su schermo, che si è sempre consegnata alla vita senza paura, vergogna, timore ma senza sacrificare femminilità la grazia e soprattutto la tenacia e la fermezza che la rendono la grande donna che è stata.

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