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La Primavera del Cinema Italiano: Red carpet? Si, grazie!

Il red carpet, a Cosenza, è frequente quanto la sopravvivenza del maiale nella stagione delle salsicce. Difficile trovare un tappeto rosso su strada. Tuttavia, ormai da 4 anni, nel mese di giugno, il viottolo che conduce al cineteatro Citrigno si tinge di porpora per raccogliere stelle.

Così come nelle passate edizioni, anche in questa circostanza il bottino è ricco: Stefania Sandrelli, Elio Germano, Isabella Ferrari, Filippo Timi, Sergio Rubini, Alessandro Preziosi e Isabella Regonese, tra i big; per la sezione giovani, invece, c’è un pezzetto di “Notte Prima Degli Esami” con Chiara Mastalli ed Eros Galbiati, senza dimenticare poi Chiara Martegiani ed Andrea Montovoli. Completa il parterre un “prodotto del vivaio”, il regista Mimmo Calopresti, autore del documentario “La Maglietta Rossa”, che racconta le vicende del tennista Adriano Panatta nella finale di Coppa Davis del 1976 in Cile.

C’è grande attesa attorno alla “Primavera del Cinema Italiano”, manifestazione che, partendo dalla proiezione dei film in gara, si è poi sviluppata attraverso gli incontri-laboratorio con i registi e la mostra fotografica in collaborazione con la Fondazione Solares di Parma ed il Museo Nazionale del Cinema di Torino, fino a giungere alla serata della premiazione, una serata piena di stelle.

Ma prima che venga sera, c’è un pomeriggio da passare…..
Sfidando la calura infernale ma rinfrancati da una schiera di hostess vestite come si conviene, cioè non troppo, attendiamo nella hall di un noto albergo cittadino la discesa delle very important person. Raffiche di flash, microfoni e telecamere, ma tutto sommato normalità. Gli attori sono ancora privi di trucco e parrucco e mostrano sembianze umane, a volte quasi casalinghe; c’è un’aria distesa, ed il dorato mondo dell’immagine non ha ancora sguainato i merletti. Tra le poche eccezioni, Chiara Mastalli: bellissima già alle 4:20 del pomeriggio, non stilla una goccia di sudore neanche a strizzarla; cela lo sguardo dietro occhiali scuri e si compiace moltissimo quando azzardiamo, vista l’interpretazione di alcuni ruoli lievemente androgini, un paragone con Hilary Swank: “come modello è azzaccatissimo!”, dirà con garbo.

Pian piano arrivano gli artisti più quotati ma, mentre Alessandro Preziosi sta rispondendo a delle domande che noi non faremmo mai, le porte d’ingresso dell’albergo si aprono ed una sagoma formato gigante avanza lemme verso la reception, munito di trolley e dono divino: è il sommo poeta! Francesco Guccini, venuto per esibirsi in concerto.
“Maestro, posso fare una foto con Lei?”.
Cevto! Vieni Puve! È una vita che faccio foto, si può dive che sia il mio mestieve fave foto! Oh oh oh!”

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Ma non esiste tregua, perché Elio Germano ha fatto la sua comparsa e scherza con noi. Con espressione saporita rimarca la temperatura africana della saletta adibita alla compressione dei giornalisti e si sottopone ad un composto bombardamento verbale.
La Palma d’Oro è sua ma la Palma del più frizzante va, per distacco, a Filippo Timi: geniale, allegro e cortese come solo un venditore di auto quando riceve un assegno da 30.000,00 euro sa essere. Solo che Timi lo è davvero e noi non gli abbiamo dato un centesimo.
Tu sei attore, regista, scrittore, ma sembra che il tuo sogno sia fare la rockstar.
Io a teatro sono un po’ rock, o meglio, mi comporto un po’ come tale, nel senso che ho sposato già da un po’ quella specie di irriverenza e libertà. Sono rock nello spirito, a volte. Altre volte sono un poeta ottocentesco, altre volte un trans! Sono molto importanti i ruoli che incontri per la tua strada, però si, la rockstar è un sogno, irraggiungibile!”
Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato nella trattazione di un argomento come quello del fascismo e nella interpretazione del ruolo del Duce nel film “Vincere”?
Qui si apre un discorso enorme! Per prima cosa c’era il problema di interpretare una persona il cui ricordo è molto fervido ancora oggi. C’è tutto un discorso interpretativo: non imitare ma ridare quegli elementi fondamentali che hanno fatto di quella persona quel gigante dolorosissimo del male che è stato. Era proprio una scommessa ardua, complessa, ma più è ardua, più è interessante. Poi sai, hai davanti Marco Bellocchio che, per esperienza, è molto profondo e anche estremamente coraggioso, giovane. A me, quando domandano quali registi giovani ti piacciono, io parlo sempre di Bellocchio, poi gli altri. Garrone e Sorrentino, Costanzo, però prima Bellocchio!”

Stefania Sandrelli scende per ultima. Dopo un rapido botta e risposta con i giornalisti, si avvia verso il centro cittadino, dove la attende la passeggiata nel salotto bruzio e l’incontro con i rappresentanti delle istituzioni locali.

Ed è subito sera.
Il tappeto rosso è lì, pronto ad essere calcato, il pubblico colora le transenne e si dà il via alla premiazione. Apprezziamo la sincerità di Eros Galbiati: gli chiedono “che cosa è cambiato da quando hai fatto “Notte Prima Degli Esami”?”; “beh, che ogni tanto trovo lavoro adesso!”. Altrettanto schietto Sergio Rubini, che non le manda a dire a chi si improvvisa artista ma, in realtà, è solo un personaggio (temporaneamente) noto: “ci si vuol distinguere senza saper fare una sega!“. A Filippo Timi il premio come miglior attore dell’anno, ad Elio Germano quello per il miglior attore protagonista. La madrina della manifestazione, Stefania Sandrelli, si aggiudica il premio come miglior attrice protagonista: “un po’ me lo merito, perché l’anno prossimo festeggio 50 anni di carriera!”. La chiusura, com’è giusto che sia, spetta al film vincitore: la spunta “Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek, ritira il premio Alessandro Preziosi.

La platea è soddisfatta, la moltitudine di sandali col tacco alto accorsa alla kermesse cittadina commenta più o meno uniformemente la serata: “tutto molto bello, però che male questi tacchi! Ahi, ahi!”; segno tangibile che c’è chi le stelle continuerà a vederle anche una volta raggiunta casa!

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