Home > Interviste > La quarta edizione

La quarta edizione

L’elemento che più colpisce del Bif&st credo sia la massiccia ed entusiastica partecipazione del pubblico. Prima di ogni considerazione sulla quarta edizione del festival cinematografico barese, conclusosi nei giorni scorsi, va lodata la capacità del direttore, Felice Laudadio, di essere riuscito a conquistare la totale fiducia degli spettatori locali che si accalcano nelle numerose sale della città dove diverse offerte cinematografiche e incontri con i cineasti sono accolti con una devozione che personalmente non ho riscontrato in altri festival.

La crescita della manifestazione è stata rapida: nel 2009 Laudadio, per ragioni essenzialmente politiche che preferisce non rivangare, lasciò Rimini e trasferì il suo EuropaCinema, nato all’insegna di Fellini, a Bari per una sorta di numero zero di un nuovo festival. Fu subito evidente che il capoluogo pugliese aveva un’autentica fame di iniziative culturali e l’anno seguente nasceva il Bif&st con la garanzia da parte dell’assessore della regione Puglia di poter continuare per quattro anni. In attesa di un rinnovo che sembra ormai certo, Laudadio, già direttore – fra gli altri – dei festival di Venezia e Taormina e ideatore della romana Casa del Cinema, ha parlato con me di questa felice esperienza, cominciando col sottolineare con orgoglio che il 70% degli spettatori è composto da ragazzi fra i 17 e i 25 anni che definisce i ‘padroni del festival’. Si potrebbe a questo punto immaginare una programmazione accattivante, indirizzata ai più giovani. Ma non è così. Il pubblico ha mostrato di apprezzare film normalmente definiti ‘difficili’ come “Hannah Arendt” di Margarethe von Trotta, proiettato nello splendido e vasto Teatro Petruzzelli, colmo sino ai più alti palchetti.

«Questo è un festival low cost — ci dice Laudadio — Realizzato con un milione di euro più IVA, che per 8 giorni occupa contemporaneamente numerose sale. Non abbiamo i mezzi per ospitare tutti i giornalisti che vorrebbero essere presenti o le star americane che fanno notizia sui giornali ma tutto il cinema italiano ci sta dimostrando, con una costante e massiccia presenza, che svolgiamo un buon lavoro. Il passaparola di un festival funziona come quello che sostiene i film e sempre più spesso incontro grandi artisti del nostro cinema che mi chiedono di essere invitati».

Non è sorprendente dopo aver assistito alla calorosa accoglienza che viene loro rivolta. Ero presente ad un ‘Focus’ su Alessandro Gassmann, che a Bari ha presentato il suo debutto alla regia, “Razza bastarda“, in una sala dalla quale ho seriamente temuto di non poter uscire in caso di necessità, a causa di un vero muro di folla festante. Non importa quanto questi incontri, condotti da Franco Montini, o le Lezioni di Cinema, guidate dai vicedirettori Marco Spagnoli e Enrico Magrelli, durino – in genere quai 2 ore – nessuno lascia le sale.

«Sono molto felice — prosegue Laudadio — della presenza quest’anno di grandi nomi europei come Von Trotta che, oltre ad accettare con umiltà di portare il suo film in concorso e competere con giovani alla prima regia, ci ha regalato una splendida lezione di Cinema, come pure Stephen Frears e Bertrand Tavernier, ai quali il festival ha dedicato delle retrospettive».
[PAGEBREAK] Altre retrospettive hanno omaggiato Alberto Sordi, Federico Fellini, Lina Wertmüller, Mariangela Melato, Giancarlo Giannini… I riconoscimenti del concorso sono andati – tra gli altri — al film di Salvatore MereuBella Mariposas“, a Marco Bellocchio – affezionato frequentatore del Bif&st – per “Bella addormentata“, a Roberto Herliztka per “Il rosso e il blu“, a Domenico Procacci, produttore di “Diaz“.
Per gli stranieri, Srdan Golubovich, regista di “Grugovi“, Vesa-Matti Lori, interprete maschile di “Road North“, e uno dei volti resi celebri dalla Nouvelle Vague, Bernadette Lafont per “Paulette“.

Oltre al concorso, si sono viste alcune anteprime — “Come un tuono“, “La Madre” e “Stoker“, le più interessanti – tutte rigorosamente in versione originale sottotitolata, modalità che non ha minimamente scoraggiato il vastissimo pubblico… e qui si poterebbe fare l’ennesima considerazione sull’imposizione in Italia – praticamente senza eccezioni – delle versioni doppiate. «Sono stato il primo a creare le Lezioni di Cinema a Rimini nell’84 — aggiunge il direttore — Lo dichiaro immodestamente ma ne sono fiero. Qui sono in media seguite da 1000 persone, un ottimo risultato direi. Ma quelle di Sergio Rubini e Carlo Verdone quest’anno hanno richiamato 1500 persone, il massimo della capienza del teatro Petruzzelli. Un’altra caratteristica particolarmente piacevole del festival, a mio giudizio, è l’atmosfera rilassata che rende possibile avvicinare chiunque. Qui non si vedono guardie del corpo e i cineasti si concedono volentieri a scambi di impressioni con il pubblico. La capienza della sala dove si svolgono i Focus – 300 posti – si è purtroppo rivelata insufficiente ma era il primo anno di questi incontri informali e non ci aspettavamo questo tipo di risposta. Stiamo ancora facendo esperienze, cresciamo assieme al Festival».

Scroll To Top