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La quiete insieme alla tempesta

I Deftones sono un temporale estivo in loop, una creatura capace di armonizzare lampi e raggi di sole, perfettamente in sintonia con le condizioni meteorologiche di una Roma ben poco rispettosa delle convenzioni stagionali. Dal cielo sterminato che sono Chino Moreno e la sua banda arrivano emozioni mutevoli nella forma ma non nell’energia che si riversa impetuosa dal palco al pubblico.

Tra l’umido alitare di “Digital Bath” e i tuoni che squarciano colli e gole di “7 Words” spira la brezza che ci chiude gli occhi e ci fa viaggiare su “Be Quiet And Drive (Far Away)”, per niente intimorita dalle violente folate di vento strillate da “Around The Fur”. Poi di nuovo – shove it! shove it! – fulmini nella notte – shove it! shove it! – dipinta da “My Own Summer” e aghi d’acqua gelida piovuti con “Knife Party” e nuvole, grigie nuvole traboccanti pathos che “The Passenger” spinge nei nostri petti. E se “Back To School” è il sole che torna e ci fa saltare nelle pozzanghere urlanti di gioia, “Diamond Eyes” non può che essere un arcobaleno per la delicatezza con la quale squarcia il cielo.

Due ore scarse ma d’un’intensità tale da non farci chiedere di più – zuppi di pioggia e storditi dal sole andiamo a dormire cullati dagli echi delle melodie, scossi dalle fratture ritmiche che ancora ci fanno tremare la carne.

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