Home > Recensioni > La Rançon de la Gloire

Xavier Beauvois presenta oggi in concorso alla 71esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia “La Rançon de la Gloire“, una commedia gradevole che reinventa un fatto di cronaca piuttosto singolare: il rapimento del corpo di Charlie Chaplin dal cimitero della cittadina svizzera di Vevey, avvenuto nel 1978 pochi mesi dopo la morte dell’attore.

Beauvois e il co-sceneggiatore Étienne Comar concepiscono il racconto come un omaggio al personaggio di Charlot, attraverso la caratterizzazione simpatica dei due rapitori improvvisati, il belga Eddy appena uscito di prigione (Benoît Poelvoorde) e l’algerino Osman (Roschdy Zem), che nel furto della bara con richiesta di riscatto vedono la possibilità di risolvere i propri problemi economici. Ad Osman, in particolare, quei soldi darebbero la possibilità di pagare le cure necessarie alla moglie malata.

Non bastano però due ladri impacciati, una riflessione sulla vita – e la morte, in questo caso – fortemente teatralizzata di Chaplin e qualche inserto circense (con una Chiara Mastroianni di grande fascino ma un po’ superflua) per rendere un film autenticamente chapliniano.

La Rançon de la Gloire” è un’opera lieve e animata da sentimenti gentili, che riconosce la presenza salvifica e cinematografica di Charlie Chaplin anche in un evento sgradevole come il rapimento post mortem. La realizzazione è però piuttosto convenzionale e si fa davvero fatica a riconoscere in questa commedia così timida il genio vivacissimo, creativo e innovatore di Charlot.

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