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La Rappresentante di Lista: “Vogliamo che la musica torni ad incrociare gli occhi della gente” | INTERVISTA

  

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Tra gli artisti più sorprendenti di questo 71° Festival di Sanremo emerge il coloratissimo ed eccentrico duo composto da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina. Il loro progetto che noi di LoudVision seguiamo da tempo La Rappresentante di Lista è in gara sanremese con il brano Amare che anticipa l’album My Mamma uscito oggi 5 marzo per Woodworm.

Come è stato esibirsi sul palco di Ariston? Molti vi definiscono femministi, queer pop…
LRDL: È l’emozione di incontrare per la prima volta un pubblico che non si conosce. La platea a casa può dare significati nuovi a quello che canti, alle tue parole. Consideriamo questa opportunità una grande apertura da parte della musica, quando esce dallo studio per arrivare al pubblico.

Siete abituati a festival diversi, più alternativi, come MI AMI o Goa-boa, come avete vissuto questo passaggio a un evento così mainstream?

LRDL: È stata una figata incredibile! Il palco dell’Ariston è un palco come gli altri, ma i messaggi che vengono lanciati su questo palco possono diventare grandi. Questo da un lato ti spaventa ma dall’altro canto è una cosa bellissima. Siamo contenti che segnali che stiamo lanciando vengono accolti senza tanti fraintendimenti ,anche se il fraintendimento in sé non è una cosa necessariamente negativa, come ha detto Oscar Wilde, “Siamo nati in un’epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio, e io vivo nel terrore di non essere frainteso.”.

Cosa ne pensate dell’ Eurovision? Sareste pronti ad affrontare un contest con 200 milioni di spettatori?
LRDL: Noi siamo pronti, sono anni che facciamo questo lavoro, viviamo la musica, è disegnata nelle nostre ossa. Far arrivare al grande pubblico i nostri contenuti, la cura del dettaglio nella ricerca musicale e il tempo che dedichiamo allo studio di questo mondo, ci renderebbe felici.

Una delle conseguenze della vostra esibizione a Sanremo è trovare nuovi ascoltatori che vi conoscono solo ora, come vi siete trovati a confronto con questo pubblico nuovo?
LRDL: Sanremo ti porta anche a questo. La gente ci scrive, manda le foto con i peli delle ascelle color fuchsia, si scusa per non averci conosciuti prima… La partecipazione a un evento con il pubblico così vasto dà un senso al nostro nome, si sta formando la comunità dietro questa bandiera.

Raccontateci come è nata la collaborazione con Pier Paolo Piccioli per i vostri outfit del festival…
LRDL: Abbiamo lanciato un piccione viaggiatore verso Maison Valentino e Pier Paolo Piccioli l’ha accolto, ha abbracciato la nostra richiesta in pieno, e non è poco. È incredibile come ci siamo trovati anche sulla paillette dei colori, per coincidenza ci siamo ritrovati con gli stessi colori che abbiamo scelto per la copertina del nostro disco. Ci teniamo però a precisare, per i nerd della moda: ieri non eravamo in rosso Valentino, era un corallo.

Nella serata cover di ieri avete cantato Splendido splendente con Donatella Rettore, come mai questa scelta?
LRDL: Donatella Rettore è un personaggio dirompente. È vulcanica, teatrale, ha grande cura per la mimica, scenografia, i suoi movimenti ed i costumi. Ci siamo trovati molto in sintonia, anche per la tipologia di lessico che usa che si sposa molto con il nostro racconto del corpo. Entrambi vogliamo mostrare quelle sfaccettature che non siamo abituati ad ascoltare in una canzone d’amore, ed è quello che ha fatto scattare la scintilla.

Nel vostro nuovo album si percepisce molto il concetto di resistenza, l’abbracciare l’ignoto è la migliore forma di resistenza? Come interagite con il mondo nel momento che stiamo vivendo in cui è difficile relazionarsi fisicamente con gli altri ?
LRDL: Da quando siamo coscienti del nostro pensiero politico, resistiamo come individui. Persino la precarietà di questa situazione ci ha abituati alla resistenza. In una delle canzoni del nuovo album, Resistenza, cantiamo “…mia natura è resistere e non m’importa di perdere, quello che mi serve adesso è vivere”. Per noi questa esistenza è uno scalino sopra alla resistenza, è una necessità di continuare a lottare. Veniamo inscatolati dentro le case, dentro i confini che ci tengono lontani ma andiamo avanti.

Parliamo un po’ di canzoni di My Mamma che sembrano delle scatole cinesi, possiamo definirlo un concept album?
LRDL: Per noi queste canzoni sono tutte dei potenziali singoli, anche Resistere che dura 6 minuti. Avremmo potuto presentarci in gara con ognuna di loro. Il disco si chiama My Mamma perché parla anche di eredità, di cosa ci viene lasciato e di che mondo lasceremo a chi viene dopo di noi. Abbiamo 30 anni e ci pensiamo a queste cose e all’importanza di avere cura della Terra.

Raccontateci del videoclip di Amare…
LRDL: È la prima volta che ne parliamo in pubblico. Abbiamo girato nei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, uno spazio incredibile, una piccola città dentro una città, con una galleria d’arte, un teatro, un museo… È un luogo che ora sta soffrendo, è desolato e ha difficoltà a riprendersi. Abbiamo cercato di ridargli vita, dare spazio e voce a questi spazi di condivisione perché hanno bisogno di risuonare nei cuori di tutti e di mostrare la loro forza ovvero quello che si può creare al loro interno.

Come mai avete scelto di registrare girovagando tra tanti posti, da Palermo a Parigi?
LRDL: Grazie a questo abbiamo avuto le liberatorie per girare (ridendo)! Stiamo scherzando, l’abbiamo fatto in quel breve periodo in cui ci si poteva muovere. L’abbiamo fatto per la necessità di condividere processi creativi con tante persone, così abbiamo raggiunto Pacifico a Parigi, Dario Faini Milano ma abbiamo lavorato anche a Palermo e in Toscana.

Quest’anno il festival ha ospitato anche i personaggi del mondo dello sport come Zlatan Ibrahimović e Siniša Mihajlović. Voi siete dei sportivi? Avete una squadra del cuore?
Veronica: Amo e pratico Kung Fu Shaolin e sto anche studiando sciabola, un’arma che unisce equilibrio, eleganza e forza. Ti aiuta ad affrontare la giornata con più respiro e serenità, ritrovare la calma interiore.

Dario: Palermo è fuori classifiche da tempo e in generale non siamo dei grandi tifosi del calcio ma sono un grande appassionato della Ferrari, piango ogni volta quando Leclerc prende la pole position.

È importante anche sottolineare la difficile situazione di tutti quelli che lavorano in questo settore, ieri l’ha fatto Lo Stato Sociale esibendosi nella serata cover proprio insieme ai lavoratori dello spettacolo. Quanto sono importanti per voi i live? Come vivete questa differenza tra il mondo prima e il mondo di adesso, senza pubblico?
LRDL: È un tema che ci devasta, non si può vivere non avendo prospettiva, senza poter programmare il nostro lavoro. Anche nostri colleghi che lavorano in teatro vivono questa difficoltà. Fare arte è scambiarci respiri di vita, regala soluzioni, punti di vista differenti sulle cose. Sentiamo la necessità di portare la nostra musica live, di incrociare di nuovo gli occhi della gente, ed è ciò che rende vivo un disco. Paradossalmente a Sanremo ho preferito le due serate in cui la platea fosse vuota, senza palloncini. Ho apprezzato la crudezza, credo che sia una scelta coraggiosa. Credo anche che a sentirsi più in difficoltà sono i conduttori e non noi, i nostri tre minuti volano in fretta. Ci auguriamo che per il tutto il mondo dello spettacolo questo festival possa rappresentare una riapertura. Noi incrociamo le dita.

  
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