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La riservatezza sui banchi di scuola

La privacy atterra anche sui banchi di scuola. Perché alla fine, fintanto che c’è una norma astratta che ci garantisce – anche se poi la sua attuazione è sempre più difficile – siamo tutti più sereni. E così sia.

L’ennesimo opuscolo pubblicato dal Garante della Privacy, consultabile sul sito dell’istituzione, spiega quali sono le accortezze e le tutele predisposte nei confronti dei “piccoli grandi” problemi della scuola.
Ed eccoli.

L’istituto scolastico non è tenuto a chiedere agli interessati il permesso al trattamento dei dati personali, ma deve – soprattutto nel caso di minori – dare conto ai genitori di come gli stessi sono utilizzati.

Inoltre la scuola non può utilizzare le informazioni a suo piacimento. I dati possono essere gestiti solo per il perseguimento di specifiche finalità istituzionali. Ad esempio, è lecito raccogliere informazioni sulle convinzioni religiose ed etniche dei ragazzi e delle loro famiglie per gestire meglio la mensa (tanto per semplificare, onde evitare menu a base di maiale per i musulmani).

Si passa poi al consueto tema a traccia semi-libera: “Parla delle tue vacanze”. Ora, a parte che non ho mai capito cosa se ne facesse una maestra acida dei miei racconti di bambino, comunque (poiché conforme alle finalità “istituzionali” e al contrario di quanto alcune mamme battagliere hanno voluto interpretare) questa non è una violazione della privacy. Resta l’assoluto divieto per l’insegnante di divulgare le notizie apprese dai temi.

Non è violazione della privacy riprendere le recite scolastiche per farle vedere a parenti e amici. Per un utilizzo diverso è invece necessario chiedere il consenso di tutti gli “attori” catturati dall’occhio delle videocamere – e, quando minori, ai genitori.

Non è violazione della privacy rendere noti, con affissione pubblica, i voti degli scrutini. Non saprei dirvi. Io ho sempre associato quella mostra di quadri ad una violenza psicologica, spesso legata alle invidie dei genitori, ingiurie, diffamazioni e una serie di condotte che non posso menzionare per esigenze di riassunto.

La scuola, ed eventuali terzi, non possono utilizzare i dati raccolti per fini di marketing. Vietato insomma spedire cataloghi, messaggi promozionali e quant’altro a casa degli studenti. È permesso distribuire dei questionari di ricerca, garantendo comunque allo studente la possibilità di sottrarsi alla compilazione del questionario e comunque fornendo l’indicazione di come i dati vengono trattati.

Nell’era della triade “cellulari-internet-social network“, poi, non potevano mancare raccomandazioni per le riprese all’interno della scuola. “Gli studenti – si dice nell’opuscolo – e gli altri membri della comunità scolastica devono prestare particolare attenzione a non mettere online immagini (ad esempio su blog, siti web, social network) o a diffonderle via mms”.

Succede spesso, tra l’altro, che una fotografia inviata a un amico venga poi inoltrata ad altri destinatari, generando involontariamente una comunicazione a catena di dati personali. Tale pratica può dar luogo a gravi violazioni del diritto alla riservatezza, incorrendo in sanzioni disciplinari, pecuniarie ed eventuali reati.

Studente avvisato…

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