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La rivincita del funk: Fra capolavori e bestemmie

Come un virus in grado di evolversi per far fronte alle esigenze di sopravvivenza, il funk serpeggia sotto i nostri piedi e sul sottofondo di ciò che ascoltiamo da ormai cinquant’anni. A ricordarci che è ancora vivo e vibrante sono in molti: non tutti sanno farlo, ma anche laddove brillano gli errori val la pena notare il tentativo, sintomo della vitalità di un genere che non vuole scomparire.

Ecco allora che Del The Funky Homosapien incontra Tame One, e assieme al rapper dà vita ad un prodotto che intreccia pregevolmente il funk al rap: atmosfere che ai suoni di cinquant’anni fa non invidiano nulla, sullo sfondo di una voce in grado di coinvolgere l’orecchio e far lavorare il cervello. “Parallel Uni-Verses” conferma come il rap debba i propri tratti tipici proprio a quel funk che negli ultimi anni sta cercando di riabbracciare, con risultati ammirevoli.

E sempre sull’onda del rap c’è spazio anche per evoluzioni in forme nuove e complesse, con “En’ A-Free-Ka” di Shafiq Husayn. L’egiziano mischia i generi, sconvolge gli archetipi, irriverente nel fondere percussioni africane preistoriche con assoli di tromba e ritmi rap: osa, lanciando un messaggio semplice ma illuminante di pace e libertà. Il risultato può spaventare, far storcere il naso, chiudere l’ascolto. Ma il coraggio di chi abbandona i preconcetti di genere e affronta un secondo giro di giostra sarà, forse, ricompensato.

In ultima battuta tocca alle bestemmie del Belpaese, dove “Fratelli d’Italia”, disco d’esordio dei Claustrofunk, tenta di porre basi solide per l’inesplorato genere del crossover funk. Convinti di appartenere a questa corrente, i Claustrofunk azzeccano solo a metà: saranno anche crossover, ma nel caos screamo dei loro pezzi di funk nemmeno l’ombra. Premesso questo madornale autogol, qualunque apprezzabilità del prodotto viene sommersa da una pessima qualità di registrazione che rende praticamente incomprensibili i testi: vorrebbero essere impegnati come i Rage Against The Machines (denunciando un’Italia addormentata dal tubo catodico), ma sono indecifrabili come i La Quiete. Ascoltandoli ci si sveglierà anche, ma non è da escludere che una suoneria in monotono non avrebbe sortito un effetto analogo.

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