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La rubrica più bella che ci sia

Compilation, la rubrica più amata dagli italiani dopo la finestra quotidiana sulle infezioni alla prostata di Medicina 33, ha compiuto proprio in questi giorni il suo primo anno di vita.
Era il 5 agosto, infatti, quando sulle pagine dell’Internet comparve questo, e il mondo non fu più lo stesso da allora. Scrittori, poeti, musicisti, persino uomini politici e ambasciatori dell’Unicef hanno confessato il loro amore per queste pagine e per il loro autore, definito

«l’essere umano più affascinante con cui mi sia mai capitato di giacere»

da nientepopodimenoche Marilyn Monroe. E poi c’è stato Nelson Mandela, che in occasione della premiazione dei mondiali sudafricani ha voluto ringraziare Loudvision e Compilation in particolare, dichiarando:

«Goeienaand, my voël, asseblief maak eggenoot, waarskynlik?»

, cioè: «Buonasera, mio uccello, per favore facciamo sposa, probabilmente?».


«Hallo! Hoe gaan dit?»

Tutto questo farebbe venire le lacrime agli occhi persino a Bruce Willis, ed è un racconto che potreste trovare ancora più pregnante se solo conosceste il mistero e la rivelazione che si celano dietro la nascita di questa rubrica e la sua costante perpetrazione bisettimanale, regolare come una mestruazione e fastidiosa come un’ulcera al retro del ginocchio.
Ma non ve li racconteremo! Il mistero e la rivelazione, dico. Sappiate solo che coinvolgono John Goodman.


«Ritornerò»

Quella che vi racconteremo è invece una storia molto più agrodolce, una vicenda di fallimenti e aborti, una veloce e feroce panoramica su tutti quegli embrioni, quei feti, quegli esserini che non sono vita né mai lo diventeranno perché eliminati quando ancora si trovavano nella pancia di Compilation; vi narreremo le gesta dei nostri figli morti prima di vedere la luce, tutte quelle pagine che sarebbero dovute essere e non sono state.
Signore e signori, ecco a voi le migliori sette puntate non scritte della storia di Compilation.

(nota tecnica: avevo deciso di chiudere questa pagina con una bella immagine ironica sui feti morti; dopodiché ho cercato “abortion” su Google Immagini e ho visto un sacco di robe bruttissime e sanguinolente. Voi non fatelo! Posterò quindi la foto di un piccolo micino in compagnia di una fochina tenerella)


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Come si sarebbe dovuta intitolare

Film ambientati in Italia: Forse bastava usare Google Earth.

Da che cosa era stata ispirata
Dalla recentissima uscita del piccolo capolavoro intitolato Letters To Juliet (Gary Winick, 2010), che anche i critici più severi hanno entusiasticamente descritto come «una boiata senza precedenti». Il film racconta di Amanda Seyfried a Verona, di una lettera d’amore e di un tizio che si chiama Lorenzo.


Sopra: Amanda Seyfried è proprio come la sua moto, è proprio come lei.

Di che cosa avrebbe parlato
Di tutti quei film bruttissimi che si svolgono in Italia e ne danno una rappresentazione completamente errata, distorta o geograficamente improponibile. Non si sarebbe parlato solo delle celeberrime ultraminchiate durante la fuga in Vespa in Roman Holiday (William Wyler, 1953) – film secondo cui Roma è una città grossa come Cernusco Lombardone e in cui tutte le strade portano a essa stessa – o dei Navigli milanesi percorsi da enormi transatlantici in Porco Rosso (Hayao Miyazaki, 1992).
No, avremmo avuto modo anche di insultare, per esempio, il marito di Demi Moore e Brittany Murphy in Just Married (Shawn Levy, 2003), film nel quale i due villeggiano in un castello AI PIEDI DELLE ALPI, cioè a quasi mille metri di altitudine, da cui si deduce che le Alpi hanno dei piedi molto, molto grossi.


Tanto per la cronaca, il castello si chiama Castel Tures ed è uno dei posti più fichi di tutti i piedi delle Alpi.

Perché non l’ho fatta
Perché il fantasma dello spettro del castello della città dei nobili di Tures mi ha colpito sulla testa con i suoi complementi di specificazione lasciandomi stordito e sanguinante per una settimana.
Inoltre, perché tutti gli altri esempi che mi vennero in mente al tempo della stesura erano robe parecchio noiose, tipo A Room With A View (James Ivory, 1980) o The English Patient (Anthony Minghella, 1996).
Poi mi sono sovvenute gemme tipo The Talented Mister Ripley (Anthony Minghella, 1999), ho pensato MINGHELLA! e sono passato oltre.


Sopra: lo avreste pensato anche voi, se.
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Come si sarebbe dovuta intitolare

Piani ben riusciti: Ovvero, non questi.

Da che cosa era stata ispirata
Dal fatto che era appena uscito il film sui GI Joe e da qualche parte avevo letto che il piano per conquistare la Terra concepito dai Cobra era di una stupidità imbarazzante. Questo mi aveva portato a ripensare a Dark Knight di Nolan e al fatto che il piano di Joker all’inizio del film è una figata, ma si basa su una serie di coincidenze e botte di culo tipo che se lo rifà mille volte non gli riesce.


Sopra: il secondo attore morto in poche righe. Sarà un segno?

Di che cosa avrebbe parlato
Di tutti quei film nei quali i supercriminali cattivoni provano a fare quello che fanno tutte le sere, cioè cercare di conquistare il mondo, e per farlo concepiscono progetti intricati, stendono piani incomprensibili, elaborano strumenti di morte imperscrutabilmente ineffabili e, in buona sostanza, alla fine perdono perché il buono arriva e li picchia con i pugni.


Sopra: indovinate quale sarebbe stata la prima posizione.

Perché non l’ho fatta
Innanzitutto perché vidi un’intervista a Sienna Miller nella quale ella aveva i capelli neri e molti chili di troppo.
Questo mi fece desistere dal vedere il film sui GI Joe, essendomi stata sottratta la fregna d’ordinanza.


Pazienza che poi lei fosse conciata così e che nel film ci fosse anche Rachel Nichols. Quell’intervista mi aveva turbato!

A quel punto, privo della fondamentale ispirazione del diabbolico proggetto dei Cobbra, la mia voglia di scrivere la rubrica decrebbe velocemente, anche perché, nonostante la storia del cinematografò sia strapiena di potenziali soggetti di cui scrivere, NON ME NE VENIVA IN MENTE NEANCHE UNO.


Sopra: anche perché cercando “movie ill-conceived plans” su Google il primo risultato che salta fuori è questo qui.

In tutto ciò, non ho ancora scoperto se il piano dei Cobra nel film sui GI Joe sia una boiata o meno.
[PAGEBREAK] Bonus track.
Come si sarebbe dovuta intitolare

Attori fenomenali: Ti amo, Keanu Reeves.

Da che cosa era stata ispirata
Dall’improvvisa e folgorante rivelazione recapitatami un giorno direttamente dal cielo, e cioè che fino ad allora non avevo capito nulla di cinema: Keanu Reeves è il migliore attore di tutti i tempi, grazie al suo talento, alla sua espressività, al suo essere un trasformista e un istrione, un camaleonte dell’ars recitandi, un genio del grande schermo come non se ne vedevano dai tempi di Charlie Chaplin.


«Esprimo genuino stupore di fronte al soverchiante talento di Keanu Reeves»

Di che cosa avrebbe parlato
Di tutti i bellissimi film girati da Keanu Reeves.
Per esempio lo strepitoso Matrix: Reloaded (Andy & Lana Wachowski, 2003) e i suoi lunghi momenti di filosofia, vere e proprie epifanie donateci dall’Architetto, il miglior personaggio di un film di fantascienza mai creato, a cui Hal 9000 può forse degnarsi di pulire la suola della scarpa sinistra.
O del toccante e turbinante The Lake House (Alejandro Agresti, 2006), nel quale il Robert De Niro dell’era moderna unisce le forze alla sua partner ideale, l’eclettica e travolgente Sandra Bullock, per narrarci una storia di amore, lontananza, tempo, spazio, fitto fogliame e cassette delle lettere che se ci metti dentro qualcosa poi quello rispunta fuori nella stessa cassetta NEL FUTURO.


Sopra: sì, abbiamo pensato TUTTI LA STESSA COSA.

Perché non l’ho fatta
Perché sarebbe stato difficile pescare nell’immensa filmografia dell’altrettanto immenso Keanu Reeves e scegliere solo 7 tra le 67 pellicole del cinematografico che vedono l’altrettanto cinematografico Keanu Reeves regalarci le sue inimitabili espressioni espressive e i suoi monologhi improvvisati sulla bellezza, l’arte e il ruolo sociale delle fochine tenerelle.

No, non è vero, è che Keanu Reeves è un cane.


Sopra: hey, sad Keanu.
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Come si sarebbe dovuta intitolare

Armi: Uccidere è più bello, con queste.

Da che cosa era stata ispirata
Non me lo ricordo.
Probabilmente dal fatto che le spade laser di Star Wars sono la cosa più bella mai inventata dall’umanità.
A proposito, lo sapete che uno dei creatori della franchigia (mi piace scrivere la parola “franchigia”) ha recentemente dichiarato che BUONI I PRIMI MERDA TUTTO IL RESTO?
Ora, è anche vero che il tizio non ha tutti i torti, anche se come uscita sembra un po’ tardiva, visto che sono passati quasi trent’anni da Return Of The Jedi (Richard Marquand, 1983) e fino a oggi tu te ne sei stato buono buono a goderti i soldi, eh, STRONZO?


Sopra: e poi oh, GLI EWOKS. Nota a margine: ignorate la scritta BABY ANIMALZ in basso a sinistra, non è un sito che io visiti regolarmente, è tutta una macchinazione della magistratura comunista.

Di che cosa avrebbe parlato
Di tutte le armi, strumenti d’offesa, dotazioni dannose, provocatrici di casino, spade, fucili, pistole, automobili, luoghi, professioni, animali e cannoni laser che ci sono NEI FILM e che noi tutti amiamo e che avremmo tanto voluto usare per uccidere gli zombie, massacrare gli spacciatori, terminare gli sbirri, eliminare i terroristi, eradicare la minaccia delle toghe rosse.
Ci sarebbero state le spade laser, la katana di Hattori Hanzo, il boomstick di Ash, il fucile sulla gamba di Rose McGowan, l’automobile di Bruce Willis, la Vecchia Bezzy di Crucco, le tette di Salma Hayek.
Ci sarebbe stato sangue, morte, distruzione, il cazzo a fucile di Sex Machine, violenza insensata, giustizia che piove dal cielo, machismo e tanto tanto ormone.


Sopra: e lei.

Perché non l’ho fatta
A dire la verità, non ne ho idea.
È assai probabile che io ne avessi già anche scritta metà o tre quarti, in effetti, e poi, vagando sull’Internet in cerca di ispirazione e idee, mi sia imbattuto nell’arma definitiva, quella che avrebbe reso inutile il resto della rubrica e che comunque mi fece dimenticare all’istante tutto quello che stavo scrivendo, costringendomi anche a formattare l’hard disk e lasciarlo svuotato, con un solo file all’interno.


Sopra: il file è tipo questo, ma senza quella roba bianca fastidiosa in basso.
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Come si sarebbe dovuta intitolare

Cent’anni e più di cinema: Il meglio del meglio, decade dopo decade.

Da che cosa era stata ispirata
Non lo so di preciso, ma so che è da qualche tempo che mi frulla in testa l’idea di scrivere qualcosa che sia riassuntivo della storia del cinema e che sia sintetico ed essenziale allo stesso tempo, un testo di che contenga in sé tutto ciò che c’è da sapere sulla settima arte e neanche una parola di troppo, un compendio efficace ed esaustivo che possa portare il mio nome all’attenzione di quelli che pagano i soldi degli stipendi affinché io possa avere tanti soldi degli stipendi ogni mese.


Sopra: tipo così, ma meglio perché l’ho fatto io.

Di che cosa avrebbe parlato
Dei migliori film di ogni decade cinematografica. Una decade, un film. Niente fronzoli. Niente cazzate. Niente ripensamenti. Niente voci doppie. Niente pensarci troppo. Così, al volo, un decennio un film. Anni Quaranta? Citizen Kane (Orson Welles, 1941). Anni Novanta? Shawshank Redemption (Frank Darabont, 1994). Anni Settanta? Zardoz (John Boorman, 1974).


Sopra: uno che più invecchia più diventa bello.

Perché non l’ho fatta
Perché mi fa una fatica terribile scegliere, quindi figuratevi dovermi spulciare pagine e pagine dell’Internet per copiare ogni singola posizione di questa classifica da qualche altro sito più informato e intelligente di me.
E poi perché non sarei mai riuscito a inserirci Riti, magie nere e segrete orge nel Trecento e questo avrebbe falsato clamorosamente la buona riuscita del mio progetto.
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Come si sarebbe dovuta intitolare

Videogiochi: Quelli tratti dai film.

Da che cosa era stata ispirata
Il luminoso pomeriggio di aprile era ormai terminato, quando mi risvegliai intrappolato nelle segrete, e per farmi coraggio cominciai a pensare a quanto sono mediamente brutti i videogiochi tratti dai film.
Poi scrollai definitivamente le ultime briciole di sonno dalle mie sopracciglia ed ebbi una vera rivelazione: non è che mediamente i videogiochi tratti da film siano brutti, è che il 100% dei videogiochi tratti da film fanno cagare Condorelli!


In particolare, Torroncini Condorelli.

Di che cosa avrebbe parlato
Dei peggiori videogiochi tratti da film.
Tipo tutti i videogiochi tratti dai cartoni della Pixar o della Dreamworks.
O di tutti i videogiochi tratti da film di supereroi.
O di tutti i videogiochi tratti da film d’azione.
O di tutti i videogiochi tratti dalla saga di Harry Potter o del Signore degli Anelli.
O di tutti i videogiochi tratti da film di Uwe Boll.


Sopra: tipo così.

Perché non l’ho fatta
Perché l’Internet non è abbastanza grande da contenere tutto il mio odio per i videogiochi tratti da film e contemporaneamente tutto il mio amore per Uwe Boll.
Dovete sapere che una volta, nei lontani anni Sessanta, io stesso con queste mie stesse mani che ora stanno battendo su questi stessi tasti – il mio computer è molto vecchio – per portarvi sollazzo e intrattenimento costruii quello che non posso evitare di definire “l’antenato dell’Internet”, uno strumento di comunicazione rivoluzionario che avrebbe cambiato la vita di molte persone, se non addirittura di tutte. Per metterlo alla prova, scrissi un articolo che trattava dei peggiori videogiochi tratti da film, e siccome arrivai anche a scrivere di Uwe Boll mi vidi costretto a dichiarare il mio amore per lui e per i suoi film. Purtroppo, questo sovraccaricò il mio strumento rivoluzionario e io fui sconfitto dalla sconfitta, e l’Internet dovette aspettare parecchi decenni prima di poter tornare alla luce.
Ho ancora una foto del progetto, scattata prima che esplodesse.


Sopra: one girl, one cup.
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Come si sarebbe dovuta intitolare

Nani: Nessuno li può lanciare.

Da che cosa era stata ispirata
Da una serie di fattori concomitanti, tipo il fatto che avevo appena rivisto Freaks (Todd Browning, 1932), era giustappunto uscito The Imaginarium Of Doctor Parnassus (2009) e ultimo ma non meno importante mi era stato mostrato lo strepitoso Skinned Deep (Gabriel Bartalos, 2004), il re dei film del cinema, il capolavoro delle opere brutte, un film che se l’avesse girato Kubrick sarebbe stato più bello e quindi inguardabile, il cui personaggio principale e più fondamentale è il nano di Willow.


Sopra: un bel film.

Di che cosa avrebbe parlato
Di quanto siano belli i nani, di quanto siano versatili e quindi di tutti i film nei quali i nani fanno bella figura, sono protagonisti, sono antagonisti, recitano, suonano il banjo o si rotolano nello zucchero a velo.
Si sarebbe parlato di In Bruges (Martin McDonagh, 2008) e della preminenza nei nani nella trama della pellicola, dell’esilarante e impareggiabile The Minis (Valerio Zanoli, 2007) che parla di nani, pallacanestro e Dennis Rodman, di Leprechaun (Aa.Vv. nel corso di anni Vv.).
E infine, come culmine del percorso culturale ma anche umano nel quale vi avrei condotto dolcemente ma con fermezza fino al momento in cui anche voi avreste compreso il vero potenziale dei nani nel cinema e il motivo per cui nessuno può lanciare un nano, avrei aperto davanti ai vostri occhi il magico mondo incantato dello straordinario The Terror Of Tiny Town (Sam Newfield, 1938), cioè IL WESTERN CON I NANI.


Sopra: tipo così.

Perché non l’ho fatta
In effetti, non ne ho idea. Sarebbe stata bellissima. Riesco ancora a immaginarmi le splendide battute e l’ilarità diffusa che questa puntata di Compilation avrebbe portato con sé. Gli interminabili commenti su Facebook fatti dalle amiche dei miei colleghi di Loudvision, sempre più sconvolte dalla mia capacità di farle ridere scrivendo anche un semplice CIAO. Le telefonate dei più importanti quotidiani locali, nazionali, internazionali e galattici, per avere una dichiarazione, un’esclusiva, un autografo. Dante che risorge dalla tomba per applaudirmi. Striscioni. Folle festanti. Monumenti. La pace nel mondo. Elezioni anticipate.
E invece no.


Sopra: il mondo com’è oggi, dopo che non ho scritto la rubrica.
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Come si sarebbe dovuta intitolare

Compilation: Le migliori sette puntate finora.

Da che cosa era stata ispirata
Dal fatto che Compilation, la rubrica più amata dagli italiani dopo la finestra quotidiana sulle infezioni alla prostata di Medicina 33, ha compiuto proprio in questi giorni il suo primo anno di vita.
Era il 5 agosto, infatti, quando sulle pagine dell’Internet OK LA SAPETE GIÀ.

Di che cosa avrebbe parlato
Delle migliori sette puntate di Compilation uscite finora: da quella sui film tratti da videogiochi a quella sui locali dove sbronzarsi, da quella sui capolavori mancati alla meraviglia suprema, cioè la prima puntata dell’appassionante saga di John Goodman.
Sarebbe stato tutto molto meta-.

Perché non l’ho fatta
Perché è molto più meta- fare una rubrica sulle migliori sette puntate non scritte nella quale parlo anche della puntata non scritta dove si sarebbe dovuto parlare delle migliori sette puntate scritte.


Meta-.
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Come si sarebbe dovuta intitolare

Mostroni: I migliori di sempre, alla faccia di Godzilla.

Da che cosa era stata ispirata
Onestamente non me lo ricordo benissimo, MA sono abbastanza certo che c’entrasse un film di Carpenter. So che stavo guardando qualcosa riguardo a un mostro e a del ghiaccio, il che mi porta a pensare che in TV stesse passando The Thing (John Carpenter, 1984). Di certo, di qualsiasi film di mostroni si trattasse, la prima frase che pronunciai fu: «Fanculo, Godzilla, tu e la pioggia, i mostroni sono tutti fichissimi e alcuni sono più fichissimi di te e ora voglio scrivere una rubrica dove espongo al mondo quali sono i sette migliori del novero!».


Sopra: “Io che pronuncio la prima frase”, opera di un famoso artista contemporaneo ispirata a quella volta che pronunciai la prima frase.

Di che cosa avrebbe parlato
Di tutti i mostroni del cinema, che sono poi il vero motivo per cui esiste il cinema, l’Internet e il mondo.
Tim Curry in Legend (Ridley Scott, 1985) e il mostro delle vagine di Killer Pussy (Takao Nakano, 2004), il coso gigante di Cloverfield (JJ Abrams, 2008) e il mostro della laguna nera, e poi Jurassic Park (Steven Spielberg, 1993), Tremors (Ron Underwood, 1989), GARUDA!


Sopra: non l’avete mai visto? È il film del millennio.

Sarebbe stata STUPENDA.

Perché non l’ho fatta
Perché sono pigro, che è poi il motivo per cui la rubrica finisce qui. Ciao.


«’ao»

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