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La sala d’attesa del dentista…

Solo due cose, dicono gli americani, sono certe nella vita: la morte e le tasse.
I mariuoli del nostro Parlamento per anni hanno sfruttato queste due certezze in una sinergia assai redditizia, istituendo l’imposta sulle successioni: quanto di più immorale si sia conosciuto, perché si è giocato su un momento di dolore per insinuare aliquote particolarmente elevate.
E siccome morire è l’ultima cosa che intendiamo fare, vi parleremo oggi di un argomento decisamente più allegro: l’attesa dal dentista.

C’è chi ha sperato di vessare anche tale momento di spensieratezza. In particolare, il SCF Consorzio Fonografici ha chiesto, ad uno studio dentistico assai frequentato, i diritti sulle riproduzioni fonografice diffuse in sala d’attesa da una emittente radiofonica. Come dire che anche la distrazione dei pazienti ha un suo prezzo!

Be’, che vi piaccia o no, il caso è approdato nelle aule del Tribunale di Milano, il cui Giudice Monocratico si è da poco espresso nella sentenza n. 2177 del 18 febbraio 2009.

Un principio di tecnica narrativa ci impone di non rivelare subito il contenuto della decisione (ciò che si chiama souspance), ma di analizzare prima la norma oggetto della controversia.

Gli artt. 73 e 73 bis della legge sul diritto d’Autore (L. n. 633/1941) garantiscono al titolare dei diritti sulle riproduzioni fonografiche un compenso per tutte le diffusioni dei fonogrammi in via radiofonica o televisiva eseguite in pubblici esercizi ed in occasione di qualsiasi altra pubblica uitlizzazione, anche senza fini di lucro.

Il Tribunale di Milano ha interpretato la locuzione “pubblica utilizzazione dei fonogrammi” alla luce delle direttive comunitarie 92/100/CEE e 2001/29/CE, precisando che “il pubblico rilevante è (…) quello che volontariamente sceglie un luogo per ascoltare musica, non certo i clienti di uno studio dentistico che vi si recano per cure del proprio corpo in orari prestabiliti dal medico e che solo occasionalmente si ritrovano ascoltatori di brani musicali“.

Le cose cambiano notevolmente se, invece, la musica viene riprodotta in un albergo. In una simile circostanza, infatti, la Corte di Giustizia del 7 dicembre 2006 ha stabilito che costituisce atto di comunicazione al pubblico la diffusione di musica nei locali di un albergo, poiché “il termine “pubblico” riguarda un numero indeterminato di telespettatori potenziali” e poiché “bisogna tener conto non solo dei clienti che si trovano nelle camere dell’albergo (…), ma anche dei clienti che sono presenti in qualsiasi altro spazio del detto stabilimento e hanno a loro portata un apparecchio televisivo ivi installato e, dall’altro, occorre prendere in considerazione il fatto che, abitualmente, i clienti di un tale stabilimento si succedono rapidamente. Si tratta in generale di un numero di persone abbastanza rilevante, di modo che queste devono essere considerate come un pubblico“.

Dunque, per tornare alla nostra cara sala dìattesa dello studio professionale, definitivamente statuendo, il Tribunale ha detto che non è dovuto il compenso ai produttori fonografici.

Ci vorrebbe, a questo punto, un finale a sorpresa. Ma la soluzione è stata già rivelata e l’unica cosa che ci ricorda il dentista è il sempreverde pensiero di Beppe Grillo, che ci riporta ad un’altra scottante verità.

Di cosa è fatto uno spazzolino da denti? Di plastica. Da cosa si ricava la plastica? Dal petrolio. È rosso perché lo abbiamo colorato e ci abbiamo aggiunto un po’ di clorulo. Ogni tre mesi il tuo dentista di fiducia ti dice, devi cambiare lo spazzolino. Quanti ce ne saranno in Italia in questo momento? Venti milioni? Ogni tre mesi venti milioni vanno nell’immondizia, finiscono in un forno, vengono bruciati. I cloruli diventano diossina, vanno nell’aria.Poiove, la diossina va nel mare, viene assorbita dal plancotn, il pesce mangia il plancton, tu esci, vai al ristorante, mangi il pesce (80 mila lire al chilo) e ti sei mangiato il tuo spazzolino“.

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