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La sala del medico non si paga

La diffusione di musica nella sala d’attesa di un professionista (un dentista, per esempio) non richiede il pagamento del compenso in favore dei produttori fonografici.

Qualche tempo fa, il Tribunale di Milano [1] aveva stabilito che l’ambulatorio dentistico non costituisce “luogo aperto al pubblico” e la musica in sottofondo ivi eventualmente trasmessa (quella che dovrebbe servire per distrarre i pazienti in sala d’attesa) non dà diritto all’erogazione di un tributo (cosiddetto equo compenso) in favore di artisti e produttori discografici.

È vero infatti che le direttive comunitarie [2] e la legge italiana sul diritto d’autore stabiliscono che l’utilizzazione, in luoghi pubblici, di musica registrata è subordinata all’autorizzazione e pagamento degli artisti e produttori (cosiddetti diritti connessi). Ma, in quell’occasione, il giudice aveva precisato che “il pubblico rilevante è quello che volontariamente sceglie un luogo per ascoltare musica, non certo i clienti di uno studio dentistico, che vi si recano per cure, in orari prestabiliti dal medico e che solo occasionalmente si ritrovano ascoltatori di brani musicali”.
Nessun compenso, dunque, doveva essere corrisposto per la cosiddetta “musica d’ambiente”.

L’articolo prosegue su “La Legge per Tutti” a questo indirizzo

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