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Festival di Sanremo: La seconda serata

Seconda tappa del tour sanremese: a scaldare i motori un monologo di Beppe Fiorello che interpreta Domenico Modugno ed esegue poi un medley dei suoi successi. Dal pubblico nessuno fischia e Fabio Fazio ne resta così scioccato che dopo due ore ancora tesse le lodi di Beppe Fiorello.
Quando Fazio annuncia la “Principessa del Festival”, tutti si aspettano di veder comparire Luciana Littizzetto ma invece a scendere la scalinata è la modella Bar Refaeli seguita da Lucianina di bianco vestita, in perfetta tunica papale…

Dopo venti minuti finalmente ci si ricorda che Sanremo non è uno spettacolo di varietà ma il Festival della canzone italiana e sul palco arrivano i Modà con “Se Si Potesse Non Morire” e “Come L’acqua Dentro Il Mare”, come annunciato dai proclamatori Max Biaggi ed Eleonora Pedron, passa la prima.

Un emozionatissimo Simone Cristicchi delude con le millemila imperfezioni vocali di “Mi Manchi”. Il secondo pezzo si chiama “La Prima Volta (Che Sono Morto)”, come i membri dell’orchestra che forse poco prima hanno meditato il suicidio o l’omicidio a seconda delle inclinazioni personali.
Cristicchi spera che le sue canzoni siano cantate dai bambini; il prossimo anno probabilmente lo vedremo allo Zecchino d’Oro, limiti di età permettendo. Per quest’anno, però, è a Sanremo e la campionessa olimpica Jessica Rossi annuncia la promozione della seconda canzone.

Prima ospite della serata è Carla Bruni che canta “Little French Song” brano tratto dal suo nuovo album. Vestita in pieno stile spending review la ex prémière dame sfoggia lo stesso look di un’impiegata dell’ufficio postale, che nel caso il disco andasse male può sempre tornare utile.
«Guarda come si china per baciarmi» esordisce con lei la Littizzetto che vuole parlarle in dialetto piemontese perché è simile al francese. La Carlà parte all’attacco e propone un duetto a Luciana che, prima di accontentarla, commenta: «Ha più culo che anima…se pesta una cacca di cane trova un tartufo di 4 chili».

Superata la parentesi francese riprende la gara con Malika Ayane e le due canzoni scritte da Giuliano Sangiorgi, “Niente” e “E Se Poi”. Qualcuno dovrebbe consigliarle una nuova visagista, estetista e parrucchiere. Sulle due canzoni nessun commento: le migliori finora. Neri Marcorè, nei panni di Alberto Angela conferma in finale “E Se Poi”. Finalmente una canzone che calza a pennello su una delle voci più belle di questa edizione.

Torna Bar Rafaeli con un vestito paillettato che probabilmente avrebbe indossato Maria Nazionale in finale. Sfilandosi i tacchi suona 3 secondi alla batteria per poi presentare gli Almamegretta, che con “Mamma Non Sa” portano finalmente un po’ di sonorità raggae all’Ariston. Con “Onda Che Va”, scritta da Federico Zampaglione il ritmo cambia totalmente, in finale, però, buona la prima.

Quarta partecipazione al Festival per Max Gazzè che propone sonorità rock con “I tuoi Maledettissimi Impegni”. “Sotto Casa”, invece, ci coinvolge in atmosfere tipiche da concerto del Primo Maggio, e Max ci piace anche per questo. La nazionale femminile di fioretto, con addosso probabilmente consigliati dallo stesso curatore d’immagine di Maria Nazionale, premiano la seconda canzone.

La prossima è Annalisa Scarrone, a cui Fazio consiglia di respirare. Sarà anche emozionata, ma la ex di Amici, alla sua prima partecipazione a Sanremo, scrolla ancora una volta il pubblico con “Scintille” ed emoziona in una romanza come “Non So Ballare”. Anche questa volta buona la prima, testimonial è lo chef Carlo Cracco.

L’ospite internazionale della serata è il giovane cantautore israeliano Asaf Avidan, reso celebre in tutto il mondo dalla hit “Reckoning Song” e non delude nessuno con un live da brividi, bis compreso.
[PAGEBREAK] Elio e le Storie Tese spiazzano il pubblico bacchettone del Festival entrando in abiti talari ed invitando tutti all’inferno col brano “Dannati For Ever”. Nel secondo pezzo, “La Canzone Mononota”, consigliano di cambiare mestiere a chi vorrebbe fare il cantante e non è in grado di cantare nemmeno questa, Roberto Giacobbo la promuove in finale.

Per la serie “diamo spazio ai giovani”, finalmente a mezzanotte-meno-un-quarto partono i supplementari con una rapida spiegazione del meccanismo della gara: 4 giovani di cui ne passeranno solo 2 a serata.

Renzo Rubino canta “Il Postino (Amami Uomo)” con cui ancora una volta il Festival di Sanremo quest’anno si conferma gay-friendly.

Il Cile, che ci ricorda un po’ Zucchero da giovane, canta “Le parole Non Servono Più” e noi non possiamo che essere d’accordo: a quest’ora ormai le abbiamo finite…

Irene Ghiotto, con il suo look floreale e il suo sound che ricorda vagamente Björk, ci da’ il colpo di grazia con “Baciami?”. Riusciremo a resistere fino all’ultima canzone per scoprire chi passerà?

Alla fine arrivano i Blastema che riescono finalmente a svegliare Luciana Littizzetto con “Dietro L’Intima Ragione”. Chissà se avranno fatto lo stesso effetto sul pubblico? Probabilmente sì perché finiscono in finale insieme a Renzo Rubino.

A questo punto l’arbitro manda tutti a prendere un tè caldo… l’appuntamento alla prossima puntata.

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