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    La Sindrome

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L’arena CHE peccato

Primo disco per “La Sindrome”, gruppo milanese nato nel 2007 con il nome “The Sin Drome” ed ispirato alla grande tradizione del rock melodico d’oltreoceano. Tre ragazzi (voce e chitarra, basso, batteria) con differenti esperienze musicali alle spalle, che decidono di comporre in inglese i loro pezzi e di “farsi le ossa” sul palco. Poi, nel 2008, fioccano i cambiamenti: il nome italianizzato, i testi tradotti, ma soprattutto, dopo dubbi e sacrifici, la decisione di autoprodurre il primo disco.

Nasce così “L’arena del peccato”, album registrato nel prestigioso studio “Massive Arts” di Ivo Grasso e mixato da Marco Barusso. Il risultato è un’arena in cui lottano rock’n’roll e ballate, aggressività e dolcezza, armonia e underground. Dieci tracce che parlano di vita e d’amore, di risvegli e del terrore di tornare indietro. Una delle canzoni, “La Mia Terra”, è dedicata all’Abruzzo.

Notevole l’abilità strumentale, ottima la registrazione, intonata la voce (cosa non trascurabile di questi tempi), passabili i testi: a latitare sono il carico espressivo e un’identità forte. Il disco ne patisce, come un mosaico composto da tessere di pregevole qualità ma di colore identico. Aveva ragione Durkheim quando diceva che l’insieme non è la semplice somma delle componenti: prese singolarmente le canzoni de “La Sindrome” sono piacevoli, ma infilate in sequenza si sciolgono come il dado solubile nell’acqua bollente. Il brodo è allungato e poco sostanzioso: cambiano le parole, a volte il ritmo, ma “la ciccia” rimane la stessa.

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Contro

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