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La situazione femminile

“Potiche” di François Ozon è l’esilarante storia di Robert Pujol, ricco industriale che, con fare autoritario, difende a denti stretti la sua fabbrica di ombrelli, mostrandosi dispotico e poco incline alla condiscendenza con i suoi operai e con Suzanne, sua “moglie-suppellettile” costretta ad una vita votata al “non pensare”. Giro di boa: la ribellione degli operai, concretizzatasi in un tenace sciopero che si conclude con il sequestro di Robert. È la svolta per il “tessuto” della fabbrica e di Suzanne che, in assenza del marito, prende in mano la conduzione delle fabbrica. Con grande stupore, Suzanne dimostra di saper guidare in maniera vivida, con gran competenza e capacità d’azione la fabbrica che, in poco tempo, raggiunge ottimi risultati. La cosa si complica con il rientro del marito che mal accetta il talento della moglie…

In una Francia del 1977 prende vita un bizzarro mosaico che, con pennellate melodrammatiche delinea l’evoluzione della situazione femminile. La “bella statuina” cristallizzata nella sua supina staticità prende coscienza del proprio “essere”, del proprio “esistere”, e si libera da vincoli familiari e sociali verso nuove conoscenze in un gioco di trasgressione e seduzione che convoglia verso l’affermazione di una donna leader. È il baco da seta che diventa farfalla in una parabola della libertà e della vita nel suo insieme che si affronta con determinazione ed audacia.
Alla conferenza stampa erano presenti il regista François Ozon, la favolosa Catherine Deneuve e l’attore Fabrice Luchini.

Qual è stato il percorso che dal teatro boulevard francese ti ha portato a “Potiche”?
Ozon: Da tempo volevo girare qualcosa sulla condizione della donna nella società e nella politica. Circa dieci anni fa vidi la commedia
di “Potiche” di Barillet e Gredy e subito pensai che condensava i contenuti perfetti per il mio film. È stata una lunga storia che ha richiesto molto tempo perché bisognava adattarla e modernizzarla come volevo. L’idea dell’adattamento cinematografico mi è venuto in mente in occasione delle elezioni di Nicolas Sarkozy quando l’Italia vantava una forte ripresa del machismo. Conservando l’ambientazione degli anni ’70 ho potuto mantenere una certa distanza ed il tipico tono da commedia. Poi è avvenuta la scelta degli attori ed ho subito pensato a Catherine. Sono stato davvero molto felice quando ha accettato.

Si è mai sentita come “Potiche”?
Deneuve: Non credo di essermi sentita mai così, almeno non nella sua totalità. Ho, a volte, avuto l’impressione di essere usata per esempio per la mia esteticità. “Potiche” non si muove, non agisce, si preoccupa di far stare bene chi le sta intorno ma non ha una completa consapevolezza di se stessa. Per le donne vorrei, e mi aspetto, più riconoscimenti, una maggiore presenza femminile nel lavoro equiparata a quella dell’uomo (pensiamo per esempio alla differenza dei salari). L’intento, per me, è quello di smuovere le cose.

L’abbiamo vista vestita in tuta, con cui da prova della sua insolenza di attrice. Crede di non avere più paura adesso?
Deneuve: Si aspettava che stessi fra lenzuola di seta tutto il tempo? Certo che ho paura altrimenti si diventa incoscienti. In me c’è sempre preoccupazione poi si entra in confidenza con il regista, gli attori e l’atmosfera si rilassa e tutto è più semplice.

Come pensa che sia migliorata la condizione della donna agli anni ’70 ad oggi? Qual è il suo rapporto con Gerard Depardieu?
Deneuve: La situazione sta migliorando, ma molto lentamente, e come ho già detto non c’è eguaglianza rispetto agli uomini. Anche se sempre più uomini sono consapevoli del ruolo che la donna ha nella società. Lavoro con Gerard da circa 25 anni, quasi 30, e al di fuori del lavoro non mi capita di incontrarlo. Quando lavoriamo insieme, però, ho sempre la sensazione di averlo visto il giorno prima. Siamo sempre molto vicini ed è un partner delizioso che ha molta cura del benessere dei suoi colleghi.

Nel film emerge un’analisi sul machismo. In Italia, soprattutto, è un tema drammatico come nei Paesi latini. Quello che è importante è affrontarlo con un sorriso…
Ozon: Quello del film non è un machismo criminale, seppur ci siamo resi conto che i rapporti descritti rispondono a verità ed acquistano una notevole profondità.

Luchini: Il mio è un ruolo al limite dell’ignominia e devo dire che mi piace interpretare questo tipo di personaggi che richiedono grande introspezione
e assorbimento in se stessi. Personaggi mediocri, reazionari, meschini, un po’ come il vostro Presidente. Anche se lui non tocca il fondo della natura umana. C’è anche un po’ del machismo di Berlusconi nel personaggio di Robert Pujol. Ma non parliamo di ignominia: non voglio processi.
[PAGEBREAK] Nel film mi sembra che ci siano delle battute pronunciate dal Presidente Nicolas Sarkozy. Vi è particolarmente piaciuto?
Ozon: Non credo che Nicolas Sarkozy sia macho anzi credo che ami molto le donne. Le varie espressioni che vengono menzionate come “Chi si
occuperà dei bambini” è tipica di di politici e presidenti per cui ho pensato che potesse funzionare.

La prima parte del film ricorda molto, almeno stilisticamente, film americani. Ti sei ispirato a questo cinema?
Ozon: Non ci ho pensato. Mi interessava riproporre una commedia tipica degli anni ’70. Ogni volta che mi appresto a pensare e scrivere un film penso ad Hitchcock per la teatralità. Bisogna ammettere la teatralità, ricercarla e adattarla. Così come per “8 Femmes” ho iniziato con il teatro ed il suo linguaggio, poi ho approfondito lo studio sul “canovaccio” ed i personaggi a cui si aggiunge un cambiamento ed un’evoluzione.

La sceneggiatura è assolutamente eccellente. La terminologia è desueta: ci sono termini come padrone, sindacato, comunismo. Può partire da un film una nuova rivoluzione?
Ozon: Riproporre e rispettare gli anni ’70 ha significato rispolverare il partito comunista. Non dimentichiamo che in Francia era molto potente con più del 20%. Dopo la caduta del muro di Berlino il comunismo è scomparso e fino ad allora comunismo e borghesia non si incontravano mai, erano sempre s e p a r a t i . S i c u r ame n t e non penso che il mio film possa essere precursore di una rivoluzione, quello che volevo raggiungere era una benefica e rispettosa posizione della donna e la sua continua ricerca per poter guadagnare un ruolo ben delineato nella società.

Nella sua lunga carriera ha interpretato tanti ruoli, recitando in film diversi. Ora la vediamo in una commedia. Come si è trovata ad interpretare un ruolo comico?
Deneuve: Sicuramente è molto piacevole fare la commedia. Posso far ridere ma non sono un’attrice comica. Mi piace molto la commedia ma capisco che è molto difficile attuarla, certo la differenza di epoca rende più facile e piacevole piacevole recitare sul set.

Crede che Quentin Tarantino rappresenti il target giusto per questo film?
Ozon: Ci siamo stupiti anche noi di essere stati selezionati in un festival dove spesso si pensa che la commedia sia genere che non possa piacere ai cinefili.

Deneuve: È raro che le commedie vengano scelte. È considerato un genere a parte senza un vero ruolo apparente. In Francia si amano le commedie ma non si stimano.

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