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La “soldatessa dell’amore” che incanta

Piuttosto riservata e attenta a non lasciar trapelare alcunché della sua vita intima palesata da una continua riluttanza verso gli impegni promozionali Helen Folasade Adu, alias Sade, la ritroviamo, nel corso degli ultimi anni, al lavoro. Com’è sua rituale abitudine, nell’ombra; in modo praticamente invisibile. Con occhio attento e onnisciente scruta le dinamiche esistenziali da un’angolazione più profonda e se vogliamo problematica creando languide atmosfere erotiche che spiazzano e intrigano; il tutto filtrato da un senso di rispetto e pacatezza che impressionano. Sono sensazioni che si tramutano in musica; si vivono direttamente sulla pelle svelando un’esperienza anzitutto epidermica e poi uditiva. Piuttosto abitudinaria, Sade frequenta perlopiù amici di vecchia data, anche se di rado, tanto da meritarsi in nomignolo di “Howie”.

Ma dopo dieci ani di assenza, la ritroviamo sulla scena musicale con la sua ultima fatica “Soldier Of Love”, il suo sesto album in studio in 27 anni di carriera e dopo 25 anni dall’uscita del suo primo album d’esordio “Diamond life” del 1984, noto per il singolo “Your Love Is King”, la cui cura ed eleganza musicale unite alla classe sofisticata e velatamente esotica, la resero celebre come “Queen Of Cool”.

Famosa trend-setter per quel revival (non solo musicale) elegante e raffinato, le origini africane e la passione per la black-soul music costituiranno poi gli ingredienti-base del suo stile.
Anima soul, maschile e graffiante in un meraviglioso corpo femminile dall’eccezionale presenza fisica; così appare alla vigilia dei suoi quasi 51 anni.
Sempre tosta ed energica e “Soldiers Of Love” ne è la trasposizione musicale. Ha il tocco di invisibili pennellate di cui non si scorge il percorso e le linee di demarcazione sono appena accennate, ma poi il sound sempre pacato di base, si fa più acustico e ficcante e le atmosfere malinconiche, già presenti nel loro “groove” degli Ottanta, si accentuano ulteriormente.

“Soldier Of Love” porta ancora l’inconfondibile impronta malinconica dei suoi classici perché Sade è convinta, per usare un’espressione inglese che ama particolarmente, “in ogni vita deve pur cadere un po’ di pioggia, la tristezza ben gestita porta alla felicità. Ti libera e ti permette di lasciartela alle spalle”.
Ma la tessitura sonora e i beat marziali della title track sembrano molto diversi da qualsiasi loro precedente lavoro e assorbono atmosfere dure dai suoni metallici in cui lo spirito della musica si è spostato dal vecchio stile country soul di “Lover’s Rock” a un’identità più eclettica. Con questo lavoro Sade dimostra coraggiosamente di non volersi più ripetere.

A Sade va sicuramente il merito di aver adottato contaminazioni di differenti suggerimenti musicali demodè e alcune dalle sonorità tradizionali, per una perfetta colonna sonora “old-style” anni Quaranta. Inoltre la suadente sinergia tra voce, anima e corpo in cui la componente sensuale ed erotica è fortissima, accompagna sinuosamente le note che si fondono in una raffinata mistura di rhythm’n’blues, jazz e pop dalla musicalità talvolta troppo leziosa, ma arricchita da sperimentazioni sofisticate in cui jazz d’annata e un groove pacato e seducente diventano la base su cui adagiare accattivanti ritmi di samba.

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