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La storia di un emigrato, la storia di tutti noi

Storia di un giovane emigrato e di un’odissea attraverso l’Europa contemporanea, “Verso l’Eden” è il nuovo film del greco – ma emigrato in Francia ormai qualche decennio fa – Constantin Costa-Gavras. Il regista e l’attore protagonista Riccardo Scamarcio hanno presentato il film alla stampa lunedì 2 marzo a Milano. Li abbiamo incontrati.

Elias, il protagonista, è un emigrato, ma nel film non viene specificata la sua provenienza geografica. Come mai questa scelta?
Riccardo Scamarcio: Questo costringe lo spettatore a guardare al giovane semplicemente come a un uomo. La neutralizzazione dei confini è una scelta simbolica che suggerisce di entrare nella dimensione umana del problema.

Costa-Gavras: Allo stesso modo, l’intero itinerario geografico non è chiaro. Siamo sicuri che si svolge in Europa ma i dettagli sono sfumati. Questo perché ciò che mi interessava era percorrere la storia di Elias, il cui unico sogno è raggiungere Parigi. Il resto non era importante specificarlo.

Qual è il rapporto tra storia individuale e denuncia sociale all’interno del film?
Costa-Gavras: La tragedia c’è, ed è lo sfondo permanente dell’opera. Gli emigrati – che non vengono solo dagli altri continenti ma anche dall’Europa – hanno in se stessi la tragedia ed è per questo che scatenano in noi la paura. È difficile accettare questa dimensione, anche se non dobbiamo dimenticare che noi tutti – italiani, spagnoli, greci – siamo stati emigrati. Allo stesso tempo, però, ho voluto creare un’opera più leggera, in cui il protagonista fosse un ragazzo che vive emozioni e incontra persone, ma in cui, soprattutto, l’attenzione fosse posta sulla reazione delle persone di fronte a un emigrato. Un film più cattivo non avrebbe potuto sottolineare questo aspetto. Inoltre la cronaca nera preferisco lasciarla alla televisione.

Riccardo Scamarcio: Gli occidentali prendono da Elias solamente una cosa: lui è attraente, e tutti lo desiderano sessualmente. Il film mette dunque lo spettatore davanti al proprio modo di relazionarsi con lo straniero. La denuncia, comunque, c’è. Anzi, inizialmente pensavo che alcune sequenze – come quella in cui i clienti del villaggio organizzano una ronda contro i clandestini – fossero esagerate. E invece, guardando alla situazione politica italiana di oggi, purtroppo questo non è così distante dalla realtà. Ed è qualcosa che mi mette in imbarazzo come italiano.

Come mai la scelta di Riccardo Scamarcio?
Costa-Gavras: Stavo cercando l’attore protagonista per questo mio nuovo film in tutto il mondo, dall’Europa agli Stati Uniti. Poi mi è capitato di vedere “Mio Fratello È Figlio Unico” e “Romanzo Criminale” e ho pensato che Riccardo fosse perfetto per il ruolo. Quindi ho cercato il suo numero di telefono e ho scoperto che, per caso, in quel momento si trovava a Parigi.

Riccardo Scamarcio: Quando ho sentito squillare il cellulare e mi sono sentito dire all’altro capo della cornetta che si trattava di Costa-Gavras, ho subito pensato che si trattasse di uno scherzo. Poi, realizzato il tutto, ho subito accettato di leggere la sceneggiatura: è stato come un sogno per me.

Un protagonista un po’ divo?
Riccardo Scamarcio. No, penso al contrario che Elias sia l’incarnazione dell’anti-divo. Certo, il film ruota tutto intorno a lui, ma si tratta della storia di un individuo che si fa carico di rappresentare un’intera realtà.

Costa-Gavras: Che Scamarcio sia un ragazzo attraente è innegabile. D’altronde, se avessi scelto un attore piccolo, brutto e magari incapace, tutti sicuramente mi avrebbero tacciato di razzismo.

Riccardo, come ti sei preparato per il ruolo?
Riccardo Scamarcio: Non mi sono preparato: ho subito vissuto questo personaggio cercando di farlo apparire come il bambino che, con le sue domande assolute, riesce a mettere in difficoltà l’adulto e il suo universo fatto di certezze.
Molto mi è rimasta dentro la conversazione avuta con un ragazzo afghano che nel film ha partecipato come comparsa nella sequenza iniziale sulla carretta del mare. Raccontandomi la sua storia – fatta della perdita dei genitori, morti uccisi – lui aveva comunque un sogno, una luce negli occhi. La stessa che ho voluto far rivivere sul volto di Elias.

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