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La Storia di Valerio Verbano

Per un solo giorno, a Milano, è stato in scena “Rosso Vivo, La Storia Di Valerio Verbano”, una produzione Compagnia Teatrale Indipendente Attrice Contro liberamente tratta dal libro di Carla Verbano con Alessandro Capponi “Sia folgorante la fine”. L’opera è di e con Alessandra Magrini.
La storia è di una madre che da 32 anni aspetta, nella sua casa romana di via Monte Bianco, al quarto piano, “uscendo dall’ascensore a destra”, l’assassino di suo figlio diciottenne.
Valerio Verbano, alla vigilia dei suoi diciannove anni, il 22 febbraio 1980 viene ucciso nella sua casa di Montesacro, un quartiere di Roma. I genitori sono imbavagliati e legati nella stanza accanto. I tre assassini sono entrati con l’inganno e la madre, mentre ce lo racconta, continua a domandarsi cosa sarebbe accaduto se non avesse aperto, se suo figlio tornando a casa avesse fatto un incidente, se, se, se, cosa sarebbe successo.

Valerio, vicino all’area dell’Autonomia Operaia, aveva un dossier – sequestrato già un anno prima, quando lo avevano incarcerato per sette mesi – con le schede di attivisti di estrema destra, poliziotti e uomini politici di area.
Carla Verbano, una madre lontana dalla vita politica nella quale suo figlio è attivista, si trova improvvisamente catapultata nella cruenta realtà di quegli anni.
Sul palco ci racconta della sua gioventù, di Valerio, di suo marito Sardo, degli anni di piombo, dei sette ammazzati in cinque anni nel suo quartiere, soprattutto giudici “lasciati soli. Che alla fermata aspettavano il tram. Che avevano le suole delle scarpe così consumate da averci i buchi”.
Aspetta l’assassino. Racconta tutto ciò che è accaduto quel giorno, si sofferma a guardare in un angolo, incanta il pubblico che è imprigionato dal racconto, dalle sue espressioni a volte perse, dai suoi gesti semplici (sfoglia libri, si mette lo smalto) dal suo vestito troppo largo. A corollario, immagini di film, filmati che ricordano Valerio, la vera Verbano, e forse un uso forzato della colonna sonora.
Alessandra Magri si mette in gioco interpretando quello che la sua coscienza sociale le impone di trasmettere, convinta che il teatro sia strumento importante per istigare lo stimolo al cambiamento. Insieme ai testi teatrali, all’interpretazione mai scontata, veloce e incisiva, ci sono le incursioni video a raccontare il dolore senza mai cadere nell’autocommiserazione.
Bellissimo spettacolo, splendido testo, purtroppo, la Magri a volte è sembrata svagata, perdendo il ritmo e dimenticando le parole.

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