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La Strada di Martin

“La Via” di “Vägen”, quarta fatica dell’eclettico trio di Amburgo, passa anche per la Villa Farsetti di Santa Maria Di Sala; ed è subito amore. Il pubblico risponde calorosamente con applausi a scena aperta per Martin ed i suoi due compagni di viaggio. L’opportunità di comprendere il perché si trova passando oltre le noiose descrizioni che spesso inquadrano il gruppo come facilmente accessibile per gli ammiccamenti alla forma canzone, per le strizzate d’occhio al pop, o per le gomitatine alla world music.

Nel Tingvall trio c’è la commistione culturale tra un pianista svedese, un contrabbassista cubano e un batterista teutonico di scuola hard rock, questo è certo: ma c’è un groove, un’adrenalina che li fa suonare dal vivo come una formazione dopata della Cinematic Orchestra. Martin propone un jazz dinamico e mai banale. E soprattutto c’è una forte esperienza sinestetica: i timbri molto marcati dei tre strumenti amplificano le sensazioni catapultando l’ascoltatore dentro un universo di immagini.

Immagini facilmente riconducibili ai titoli che sottintendono le storie, i viaggi, le contaminazioni e le suggestioni da cui hanno origine i brani. Il concerto apre con l’omaggio alla città spagnola “Sevilla”, tappa memorabile del tour dello scorso anno, che ha fortemente influenzato l’ensemble. Nonostante la mancanza dei ricchi arrangiamenti presenti nel quarto disco, dal vivo i tre non si risparmiano nel loro tipico interplay jazzistico, che va oltre al virtuosismo ed accentua il vigore e l’intensità nell’esecuzione.

Nelle pause tra le varie esecuzioni, Martin prende tempo per dialogare con il pubblico, per narrare la storia che c’è dietro ogni titolo, per far vivere l’esperienza e il frutto del sentimento forte che prova in prima persona per le sue creature. Sentimento che vuole evidentemente estendere a tutti.

Nella scaletta c’è “Movie” dal celebre debutto “Skagerrak”, “Mjau” da “Norr”, “Vag In” e “Vattensaga” da quell’affascinante terzo capitolo che individuava nell’acqua il potere del fascino e della magia. Ma la parte principale del concerto è tutta per “Vägen”, compresa la conclusiva “Efter Livet”, più cinematografica, dilatata e a tratti quasi straziante, e l’Encore proprio con “Vägen”.

Martin ha dimostrato così la notevole evoluzione della sua maturità compositiva e la capacità di esplorare strade sempre nuove, nonostante la giovane età. Alcuni tocchi e pause ricordano addirittura il Keith Jarret dei primi anni.

Con il loro intreccio potente e a tratti un po’ intricato il trio di Martin cattura, trasporta e a tratti fa perdere il pubblico dentro frenetiche ed energiche basi ritmiche; in alcuni momenti, i rallentamenti melodici fanno percepire una malinconia tipicamente fredda e nordica, che si innamora anche del riverbero rarefatto di un’ultima nota a spegnersi nel silenzio. Grande prova la loro: sul palco sono decisamente più variabili ed imperdibili che tra le prove più di maniera, misurate e velatamente più eleganti delle registrazioni. Davvero, è questa la ragione per cui il Tingvall Trio riesce a convertire al jazz sia lo scettico che il neofita.

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