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La Torino della fantascienza

Evento speciale della prima serata della manifestazione “Arese in Corto 2008″, tenutasi il 28 ottobre, è stato la proiezione del cortometraggio “Afterville” di Fabio&Fabio, film nato nell’ambito del progetto omonimo curato da Michele Bortolami, Tommaso Delmastro, Fabrizio Accatino e Massimo Teghille, e incentrato sull’estetica dell’altrove. “Afterville” ritrae infatti una Torino in attesa di un evento straordinario – la fine del mondo? – qualche decennio dopo l’arrivo di misteriosi Ufo-Roccia. Il film, oltre a utilizzare effetti speciali di sicuro impatto, può vantare la collaborazione di Bruce Sterling che ha scritto e interpretato il personaggio dello scienziato Adam Vurias, il primo uomo ad essere riuscito a decodificare il radiosegnale emesso dalle Rocce.
Abbiamo incontrato Fabio Guaglione che, insieme a Fabio Resinaro, ha diretto il cortometraggio.

Torino è sicuramente una delle protagoniste del film. Cosa di questa città vi ha dato più ispirazione per creare un universo fantascientifico?
Nell’ambito del progetto “Afterville” ci hanno fatto visitare Torino attraverso un mini-tour e ci siamo immediatamente innamorati di questa città, capendo fin dall’inizio che, per creare un futuro, non avremmo dovuto girare nei quartieri più moderni della città, ma concentrarci piuttosto nelle zone storiche, quelle eterne, inserendo proprio qui i dischi volanti o tutti gli altri elementi fantascientifici: piccoli palazzi nascosti, fontane o ancora i progetti dei grattacieli di Fuksas, ora in discussione presso il Comune.

Al centro della narrazione c’è un countdown. Quale posto pensi che abbiano le scadenze nella vita dell’uomo contemporaneo?
Sicuramente influiscono molto nella vita dell’uomo, ma nella maniera sbagliata. Le persone si pongono sempre scadenze lavorative, mai però personali, relative cioè alle propria sfera intima. Noi siamo partiti da questa idea: come reagirebbe la gente se sapesse che tra cinquant’anni succederà qualcosa di straordinario, come la fine del mondo o qualcosa che potrebbe cambiare per sempre la sua vita? Negli Ufo abbiamo infatti inserito dei disegni che richiamano le lancette degli orologi, a dimostrare che il tempo, nel corto, è davvero un protagonista fondamentale.

Cosa ci puoi dire della colonna sonora?
Va subito precisato che è stata composta ex novo per il film. Per i nostri corti precedenti avevamo lavorato con il compositore Andrea Bonini che, per noi, è un po’ come il terzo Fabio. Quando scriviamo un film, già pensiamo a come potrebbe configurarsi l’accompagnamento musicale, che per noi è una parte essenziale del film, come ogni volta che si crea un mondo. In molte scene arriva ad essere addirittura il vero protagonista. In questo caso, poi, ci siamo avvalsi anche della collaborazione di Livio Magnini, chitarrista dei Bluvertigo.
I primi accenni di melodia sono nati in concomitanza con gli storyboard. Successivamente, durante le riprese e ancora in fase di montaggio, la colonna sonora ha preso la sua forma definitiva. Possiamo però dire che si è trattato di un lavoro svolto in team, sia nella scelta finale che nella realizzazione stessa.
Per i titoli di coda, invece, abbiamo chiesto il brano “L’Ultima Risposta” ai Subsonica, canzone per cui avevamo realizzato il videoclip.

Quanta influenza ha avuto il linguaggio dei videoclip nella realizzazione di “Afterville”?
Al giorno d’oggi, i linguaggi si stanno molto contaminando: ci sono film girati come videoclip, e viceversa. Noi abbiamo cercato di realizzare un film, non un videoclip. Questo linguaggio, comunque, non ci è estraneo, dal momento che abbiamo realizzato, come già detto, un video per i Subsonica, e anche in quel caso abbiamo prediletto uno stile decisamente cinematografico. È difficile, insomma, tracciare delle linee precise di demarcazione tra i due generi.

Quali sono invece i tuoi modelli cinematografici?
Ti posso citare i registi che amo in questo momento, sia tra i classici che tra i contemporanei. Mi vengono in mente Robert Zemeckis, Steven Soderbergh, Steven Spielberg o anche Darren Aronofsky, di cui secondo me sentiremo molto parlare. Ma ci sono molti altri nomi che reputo interessanti. Sarà soprattutto il tempo a far emergere i registi che hanno semplicemente indovinato un film e gli artisti che scriveranno invece la storia del cinema.

Come sta proseguendo la promozione della vostra opera?
Ci siamo appena aggiudicati il premio come miglior cortometraggio europeo al Sitges in Spagna, che è uno dei più grossi concorsi al mondo. Abbiamo vinto un premio anche a Rhode Island negli Stati Uniti, siamo candidati come miglior corto in un concorso europeo che premia le migliori fantastiche del 2009, ma anche per la miglior fotografia agli Oscar del cinema europeo indipendente. Le prossime tappe sono, in ordine sparso, Tel Aviv, Trieste e Malaga. È un po’ come un tour di concerti, in cui però facciamo conoscere il nostro film.

Qualche speranza che invece la vostra attività conquisti l’interesse dell’industria cinematografica?
Noi, certamente, stiamo concentrando i nostri sforzi per approdare alla realizzazione di film e telefilm. Ma le speranze che per ora intravediamo sono solamente estere. Qualcosa in Italia c’è, ma ancora si muove a fatica. Posso però dire che una rete satellitare ci ha chiesto di sviluppare “Afterville” in un telefilm. Se questo, alla fine, si concretizzerà è ancora però un punto di domanda…

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