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La tutela comincia con la comunicazione

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La sensibilizzazione sui rischi che comporta, per i bambini e gli adolescenti, un utilizzo “leggero” di internet parte, in questi giorni, da un video realizzato da “Save The Children Italia” nell’ambito del progetto REACT, finanziato dalla Commissione Europea. Il filmato (visionabile a questo indirizzo), in un paio di minuti, mostra il metodo con cui un adulto adesca dei giovani, con riferimento al fenomeno della tratta e sfruttamento dei minori.

Inviare fotografie, postare il proprio numero di cellulare, fornire le proprie generalità anagrafiche a sconosciuti è sempre pericoloso, ma soprattutto lo è per un minore. I nuovi mezzi di comunicazione, infatti, hanno favorito il proliferare di attività illecite aventi ad oggetto “il cucciolo d’uomo”.
Il minore diviene in maniera sempre più significativa un soggetto dotato di potere di autodeterminazione, “un soggetto, cioè, in cui cresce la dimensione del protagonismo nelle proprie scelte e nei comportamenti“.

La disgregazione familiare gioca un ruolo decisivo nella vulnerabilità del fanciullo. Proprio per questo, la tutela è attualmente rivolta a limitare le carenze del focolare domestico. Così, la Suprema Corte di Cassazione ha detto che, in materia di affidamento dei figli minori, “il Giudice deve attenersi al criterio fondamentale rappresentato dall’esclusivo interesse morale e materiale della prole, privilegiando quel genitore che appaia idoneo a ridurre al massimo i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore“.
In questo senso si punta anche l’attenzione sulla bigenitorialità, ossia, nel caso di separazione, la presenza di entrambi i genitori accanto al figlio (è il cosiddetto “affidamento condiviso“), indispensabile al fine di “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, per ricevere dagli stessi cura, educazione, istruzione” (art. 155 comma 1, novellato art. 1 comma 1, legge 54/2006).

Ascoltare minore è considerato, oggi, la chiave interpretativa per un sistema di monitoraggio delle sua attività, da modificare seguendo il suo sviluppo psicofisico. Tant’è che, oltre i dodici anni, il giudice può decidere di ascoltare il fanciullo, per determinare le migliori condizioni per lui nel caso di separazione dei genitori.

La Convenzione di New York del 1989 (ratificata in Italia con legge 176/1991) ha evidenziato come l’accesso alle informazioni da parte dei bambini renda necessaria una rilettura della libertà di espressione e di informazione, alla luce delle più marcate esigenze di tutela dei minori.
In particolare, all’art. 3 della Convenzione, è previsto che in tutte le decisioni emanate dall’autorità giudiziaria, l’interesse del fanciullo debba essere oggetto di una considerazione preminente nel bilanciamento degli opposti valori costituzionali.

Lo scorso gennaio ha visto l’approvazione unanime del disegno di legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale (Convenzione di Lanzarote). Il testo, approvato dalla Camera dei Deputati (ma in attesa del vaglio del Senato per le sole parti modificate da Montecitorio), introduce i nuovi reati di adescamento di minorenni anche attraverso Internet (“grooming”), d’istigazione e apologia di pratiche di pedofilia e di pedopornografia.

Il grooming (letteralmente “prendersi cura”) è una tecnica con cui il potenziale abusante, tramite computer, coltiva il rapporto con la sua vittima, mediante atti volti “a carpire la fiducia […] attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante internet o altre reti o mezzi di comunicazione” (art. 609 undices c.p.). Il suo scopo è passare dall’incontro virtuale all’incontro reale. Tale reato prevede la pena della reclusione da uno a tre anni.
L’istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia (art. 414 bis c.p.), individuata nella condotta di chi, anche con mezzi telematici, pubblicamente istiga a commettere o fa l’apologia di delitti a sfondo sessuale in danno di minorenni, sarà punita invece con la reclusione da tre a cinque anni.

Al di là delle norme, generali o specifiche, predisposte dalla autorità competenti, la protezione più importante dei minori parte sempre dalla famiglia, che ha il compito di sensibilizzare i cuccioli d’uomo su due punti focali: la consapevolezza dei rischi che la rete presenta e la presa di coscienza dell’importanza dei dati personali.

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