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Labyrinth: Chiacchiere nel labirinto

Tornano i Labÿrinth e finalmente abbiamo modo di fare una chiaccherata con un loro membro: con il simpatico e disponibile Mattia, per la precisazione. Ad ogni modo, è andata pressappoco così.

Tornando a bomba: le canzoni di “Labÿrinth” a quando risalgono?
Sinceramente non risalgono a tanto tempo fa. Nel senso che a parte qualcosa di “The Prophet” che erano state scritte quando ancora c’era Carlo…

Qui urge una postilla: Carlo, ovvero Olaf. Avete (finalmente?) abbandonato quei curiosi nomignoli “esotici”.
Eh sì! Seppure il mio nome non è che mi piaccia tanto, quando sono entrato nella band non volevo nemmeno mettere “Matt” al posto di “Mattia”. Mi hanno sempre detto che era per un esigenza di marketing, serviva per vendere il prodotto in quelle aree nelle quali l’Italia non era poi così stimata, a livello musicale. In poche parole bisognava rendere il meno italiano possibile ciò che proponevamo. Finalmente le cose sono cambiate, e i nomignoli abbandonati…

Grazie e scusa per la digressione, stavi dicendo?

Ti dicevo che “The Prophet” era stata abbozzata quando ancora c’era Carlo, poi però è stata radicalmente cambiata. Il resto dell’album risale a nemmeno un anno fa – siamo entrati in studio per registrare a gennaio, quindi metti che il materiale sia stato scritto tra settembre e ottobre circa.

So che l’anno scorso avreste dovuto pubblicare un live album, ma poi non se n’è fatto nulla, come mai?
Doveva uscire, è vero, poi per problemi contrattuali con la vecchia etichetta non se n’è potuto fare più nulla.

Ma vedrà mai la luce, un giorno?

Questo chi lo sa… Anche perché il fatto che Carlo abbia lasciato la band, e il Live era stato registrato con lui, potrebbe creare problemi non trascurabili. Io comunque ne ho qui a casa una copia! (risate)
Conta che ho le tracce neanche mixate, così, prese e mai ritoccate. Praticamente il live non è mai stato nemmeno aperto. Avevamo registrato il concerto perché c’era questa idea di pubblicare un live come ultimo lavoro per l’etichetta, poi non è stato più possibile fare in modo che quello fosse l’ultima uscita per loro e la nuova label era chiaramente più interessata ad avere del materiale nuovo, e quindi… ora siamo qui!

Anche perché in effetti era arrivata l’ora di pubblicare canzoni nuove, non sei d’accordo? È passato molto tempo da “Sons of Thunder”, album che aveva lasciato tanta gente un po’ a bocca asciutta, soprattutto per un suono che certamente non gli rendeva giustizia.

La produzione… sì, è senz’altro vero.
[PAGEBREAK] Questo è un curioso particolare: Neil Kernon non è un pivellino, Queensrÿche, Nevermore tra le band con cui ha collaborato. Poi arriva il vostro turno e sbaglia. Ecco, mi vorresti dire effettivamente cosa c’era che non andava nel lavoro che ha fatto per voi?
Guarda, ti dico in breve la realtà dei fatti: quando abbiamo iniziato a lavorare con lui abbiamo fatto un discorso di pre-produzione, quindi in saletta, a provare e strutturare i pezzi prima di entrare in studio per le registrazioni vere e proprie. Abbiamo lavorato con lui per 6, 8, anche 10 ore al giorno e ci ha dato una grossa mano a livello di struttura dei pezzi più che di arrangiamento vero e proprio. Poi, quando è arrivato il momento delle registrazioni, io mi son trovato benissimo, Cantarelli (“Il Fu Anders Rain”) pure, ma già a partire da Carlo ci sono stati degli scazzi, a livello anche personale. Ci sono stati dei problemi anche con Rob(erto) e Andrea, il tastierista.
Neil aveva poi voluto a tutti i costi partire per l’America per mixare il disco: non voleva farlo qui in Italia, e noi ci siamo trovati tagliati fuori, non abbiamo potuto partecipare. Quando ci è arrivato il prodotto finito, ci siamo resi conto che aveva snaturato il suono dei Labÿrinth: aveva eliminato delle tastiere, aveva tolto delle voci di Roberto, aveva tirato fuori dei suoni sì aggressivi ma ancora più deboli di quelli che sono poi andati a finire sul disco pubblicato. Queste erano le nostre opinioni, quindi assolutamente soggettive e discutibili, ma visto che il disco usciva a nome nostro…
Eravamo molto contenti di lavorare con lui, ma ci siamo trovati tra le mani un lavoro che suonava molto “demo”, come idea. Abbiamo cercato di sistemare le cose, ma avevamo poco tempo e miracoli non e ne sono potuti fare.
A me non è che il disco dispiaccia completamente, alcune cose mi piacciono molto, altre un po’ meno. Però tanta gente lo ha criticato, quindi qualcosina che non andava probabilmente c’era davvero.
Doveva essere il disco della crescita e invece è stato quel che è stato: può capitare! L’importante è stato non perdersi d’animo e andare avanti!
Poi, comunque, a livello di vendite non è andato così male, inoltre ho sentito poca gente che diceva che fosse un disco di m***a, casomai tanti lo dicevano della produzione, non delle canzoni in sé.

Comunque, a tutti gli scettici che potevano essere venuti fuori ai tempi di “SOT”, avete risposto con “Labÿrinth”, un disco che sa un po’ di rivincita.
Be’, sì, questo dovrebbe essere la gente a dirlo. Comunque finora ho letto tutti commenti piuttosto positivi, il voto più basso che ho letto è stato un 6/10, che è comunque una sufficienza… Voti inferiori, francamente, non ne ho visti. Pensa che all’estero, in media, i voti sono anche più alti che in Italia!

L’Italia è un Paese di maniaci esterofili!!!

Io ci vedo anche un po’ d’invidia. C’è tanta gente che suona in Italia, viene ai concerti e se magari si ha un po’ d’orgoglio può essere un attimo dire “quelle cose le saprei fare anch’io, saprei fare di meglio”… Anche perché non reputo assolutamente la nostra band come la migliore in assoluto, nemmeno in Italia.
Reputo certamente Roberto come uno dei migliori cantanti in circolazione, questo lo dico a caratteri cubitali, lo metto per iscritto e lo sottoscrivo. Lui è davvero un professionista, noi altri suoniamo da tanto, ci divertiamo, studiamo lo strumento, cerchiamo di fare del nostro meglio e alcuni risultati sono arrivati, ma non crediamo assolutamente di essere i migliori! Magari abbiamo testa nello scrivere canzoni, sicuramente abbiamo avuto più c**o di tanti altri visto che siamo riusciti a fare quattro dischi, ma…
[PAGEBREAK] Be’, però, a parte un primo disco al quale magari si arriva anche con un po’ di fortuna, non credo che si possa arrivare nemmeno al secondo album sempre per lo stesso motivo… Anche perché, nella fattispecie, la vostra seconda uscita è stato “Return to Heaven Denied”, che è ormai diventato un pilastro di un certo modo di fare metal, almeno qui da noi.
Be’ io, con quel disco, non c’entro assolutamente nulla!
Io sono arrivato a registrazioni ultimate, ho però suonato quelle canzoni fin dalla prima data dei Labÿrinth di supporto a quel disco. L’ho vissuto in questo senso, posso averci messo del mio solo dal vivo, che comunque credo sia un aspetto importante della vita di una band…

È il modo forse migliore, di sicuro più diretto, per promuovere un’uscita metal, un contesto nel quale difficilmente si hanno le risorse per fare girare i video su MTV.

Ah be’, indubbiamente: un lavoro o lo promuovi suonando dal vivo, o c’è poco da fare, nella maggior parte dei casi.
Gli altri ragazzi della band comunque non si aspettavano un successo così, assolutamente!
Oggi si dice tanto che all’epoca andasse il power, mode e cose così. Però quando sono stati scritti i pezzi, non c’era ancora quell’ondata! Il disco è uscito nel ’98, poco dopo l’esplosione del fenomeno, è vero, ma i pezzi sono stati scritti tempo prima, praticamente in contemporanea con i dischi boom di Stratovarius e Hammerfall! Non hanno scritto i pezzi avendo già visto il successo che quel genere sarebbe stato in grado di riscuotere!
Forse in questo c’è stata un po’ di fortuna, perché il disco si è trovato nel posto giusto al momento giusto.

Sì, però c’erano anche le canzoni giuste, e quelle o le sai scrivere o non le sai scrivere!

Be’, in effetti è anche vero questo! (ride un po’)
Parlando d’influenze, praticamente nessuno è influenzato da Stratovarius et similia. È vero che io praticamente non ascolto power, a parte, appunto, “Episode” degli Strato, ma è un album, e di sicuro non mi sento influenzato da loro! Io ascolto più roba tipo Death, In Flames, Dark Tranquillity e cose così, insomma…
Gli altri ragazzi, se devono dire quali sono le loro band preferite, non parlano di Stratovarius, quasi tutti indicano Iron Maiden, Metallica, che tra l’altro è gente alla quale si rifà il 90% delle metal band in circolazione: sono band venute fuori un bel po’ prima di tanti “eroi del presente”.

È a influenze tipo le tue che dobbiamo una canzone come “Just A Soldier”?
In realtà è nata più da Cantarelli. È arrivato con il riff, e poi di c’è stato chi proponeva qualcosa, chi qualcos’altro, un’aggiustatina qua, una là, un nuovo particolare più in giù, un taglio più su, insomma: il classico lavoro di ogni band in sala prove. Cantarelli, oltre che di Iron Maiden e Helloween, è sempre stato un fan anche dei Metallica. Questa è una cosa che accomuna un po’ Andrea, Cristiano (bassista) e me.
Quando andiamo a suonare in giro, in macchina, facciamo come “Fusi di testa”: loro lo facevano con “Bohemian Rhapsody”, noi con qualcosa da “…And Justice For All”!
“Just a Soldier”, con le sue influenze, è venuta fuori in maniera molto naturale, è qualcosa che ci piace suonare. Eravamo solo un po’ preoccupati perché non sapevamo cosa ci potesse cantare sopra Roberto, ma alla fine, secondo me, è riuscito a cavarsela di nuovo alla grande!

Ad ogni modo è una canzone inconfondibilmente Labÿrinth, soprattutto nel ritornello. E poi, a dire il vero, riff belli tosti ce ne sono tanti nei vostri album. Non so, per fare un esempio, quello di “Kathrin” (da “Sons Of Thunder”), sulla strofa…

Sì, certo. Poi secondo me è molto bello anche quello di “Slave To The Night” (dall’ultimo), sempre nella strofa. Mi piace, molto anni ’80!

Si potrebbe dire che un po’ tutta la canzone ha una certa matrice 80ies.

Se vogliamo un po’ tutte le canzoni sono un po’ retrò come idea, ma aggiornate e calate nel contesto odierno, con il suono che può essere quello di una band come i Labÿrinth.

Sì, diciamo che affondano le radici indietro nel tempo, ma “ramificano” bene nell’oggi…

Infatti ci sono i rami sulla copertina, bravo! (ride)
[PAGEBREAK] In effetti se n’è parlato tanto di questa vostra copertina…
M’hanno detto che assomiglia molto ad una dei Lacuna Coil e ad una dei Nevermore.
Comunque ti posso assicurare che né io, né nessun altro ragazzo della band ha mai visto queste copertine, tra l’altro anch’esse di Travis Smith. Però le idee su cui basare l’artwork di copertina gliele abbiamo date noi: i rami, i fiori secchi, ed altri elementi sono poi idee nostre. Però ripeto, ti assicuro che nessuno di noi ha mai visto quelle copertine da cui avremmo copiato la nostra. È che a volte vengono fuori delle coincidenze davvero allucinanti! Pensa che io ho un altro progetto per il quale ho disegnato la copertina ben quattro anni fa utilizzando un girasole come soggetto principale, proprio come hanno fatto i Lacuna Coil per “Comalies”. Ma il fatto è che l’ho tirato fuori prima io! Ripeto, a volte vengono fuori coincidenze allucinanti, anche in buona fede…

Passando di palo in frasca: uno degli elementi di maggior importanza di “Labÿrinth”, è il lavoro di tastiere, che se magari non sarà innovativo, è di sicuro molto personale. Tu cosa pensi a riguardo?
Non posso che darti ragione! Andrea ci ha lavorato giorno e notte per un bel po’ di tempo.
Questa volta si è provato a casa mia, registravamo i pezzi con batteria elettronica, una chitarra e quando c’era la possibilità con una voce. Poi passavamo i pezzi ad Andrea per lavorarci su. Noi continuavamo comunque a provare tutti quanti in saletta, e poi lui quando tornava a casa, faceva le tastiere su quelle basi. Alla fine avevamo due, tre idee diverse di tastiere per ogni pezzo, e poi sceglievamo quella che ci piaceva di più. Inoltre, al momento delle registrazioni, si è continuato ancora a togliere ed aggiungere, scremare e levigare, e alla fine il risultato è quello che si può ascoltare sul disco.

Concerti?

Ora come ora non ti so dire con precisione.
Aspettiamo settembre, vediamo quanto vende il disco, e poi cercheremo di vedere cosa si può fare!

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