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  • Lacrimas Profundere: Ave End

    Lacrimas Profundere

    Data di uscita: 09-10-2004

    Loudvision:
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Passo falso fatale, ovvero deficit di creatività

Nel 1994 si istituì un genere misto che prese il nome di Goth n’ Roll, per colpa o per merito dei 69 Eyes. In Germania, in questi anni, si stanno verificando pericolose commistioni di generi ed extra-vaganze. I Lacrimas Profundere tuttavia dovrebbero garantire una certa qualità vista la lunga carriera cominciata nella seconda metà degli anni ’90.
Nessun problema tecnico o di maniera, infatti, è riscontrabile: ma qualcosa di più grave, ovvero una costante freddezza smorzante e una scolasticità della performance strumentale, che denunciano una totale assenza di entusiasmo. Prima ancora di chiederci se abbia un senso unire le lugubri atmosfere del gothic con le animate e decise, a volte anche happy-sounding, tinte del rock, andiamo a vedere pregi e difetti della musica proposta. La opener “One Hope’s Evening” può essere paragonabile a una delle classiche opener melanconiche degli Sham Rain, con clean vocals pulite e intonate su linee vocali seducenti e dolci. Con la title track si comincia ad avere di nuovo la sindorme di imitazione di Fernando Ribeiro che cerca a sua volta di imitare Peter Steele, pur non possedendo la stessa estensione vocale verso i toni bassi: un gutturale “gothic” inespressivo e forzato, smorto e mosso su una ritmica sotto le righe degli standard odierni. “To Bleed Or Not To Be”, salta più all’occhio per i ricami della chitarra solista sia in apertura che in accompagnamento delle vocals nel refrain; aggiungono certamente respiro e dinamismo, anche se rimaniamo su una composizione che fa proprio il minimo indispensabile per dare l’impressione di essere diligente. Accordi e sequenze sono prevedibili, nessuna idea sorprendente e nemmeno i riff più trascinanti riescono davvero a richiamare la vostra attenzione più di tanto. Il tappeto melodico di “Sarah Lou” vorrebbe ispirare qualche immagine, ma calcando scale e formule già fin troppo testate in questo genere, la superficiale malinconia di cui si pervade evidenzia tutti i sopraccitati difetti. Semplici accordi di piano e tastiera inseriti nei brani, ad essere onesti comunque ben eseguiti, insistono su questa percezione del “minimo indispensabile”, dell’assemblamento delle varie strutture con arrangiamenti privi di inventiva; ogni nota scorre verso la più evidente combinazione successiva.
Alla fine anche la commistione dei due generi risulta alquanto inefficace e a volte abbastanza pretenziosa come in “Amber Girl” che, con un lieve tocco di elettronica e l’assolo rock n’roll nel finale, vorrebbe protendersi all’avantgarde. “Ave End” dovrà porre l’interrogativo di creatività e bisogno di comporre musica ai Lacrimas Profundere; considerato il bagaglio tecnico di cui sono dotati, che potrebbe portarli molto più in alto di dove sono ora con questo ultimo lavoro, è un passo falso difficile da perdonare.

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