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Lacrimosa: Niente più lacrime da spartire

Intervistare Tilo Wolff è stato piacevole. E semplice, cosa da tenere in debita considerazione. Nessun atteggiamento borioso, nessuna risposta monosillabica o esplicitamente disinteressata. Un piacere, ripeto. Amplificato e riflesso dalle tenere vibrazioni dell’ultimo “Echoes” e da una carriera che ha visto i Lacrimosa come uno dei primi (e migliori) act a mischiare la dolce oscurità del mondo “gothic” con l’immediatezza trasversale del metal. Preso atto di tutto questo vi lascio alle parole sparse, e pacate, di una persona che ha molte cose da dire.

Ciao, come stai? Annoiato dalle interviste?
Sono solo un po’ stanco, la noia dipende sempre dalle domande fatte (ride ndr).

Ormai sono più o meno dieci anni che sei in giro con i Lacrimosa, e, in ogni album, riuscito o meno che sia, avete cercato di fare un passo avanti come direzione musicale, stile e croossover tra generi diversi. Ma quali pensi siano stati i più grandi cambiamenti nella scena musicale in tutto questo tempo?
È una domanda un po’ troppo ampia e difficile. Nel senso che bisognerebbe tenere conto di un enorme quantitativo di fattori e punti di vista! Praticamente impossibile. Certo è, comunque, che le cose sono cambiate in maniera veloce e clamorosa, sotto molti punti di vista. Basta anche solo vedere gli ambiti in cui ci muoviamo noi, ecco. Ma stare a descrivere punto per punto o momento per momento è ben dura.

Cosa pensi dell’aspetto promozionale del fare musica? Ovvero, tutte quelle attività che riguardano interviste, conferenze stampa, etc. Trovi che sia in un certo senso strano o addirittura ridicolo parlare dei tuoi stessi lavori, che sono lì, alla portata di tutti?
(ride ndr) No, dai! Ridicolo proprio no! Insomma, è sempre un utile momento di confronto con gli ascoltatori, i fan o i semplici interessati. È chiaro che, come quasi tutti, se non cercassi un minimo di riscontro pubblico non pubblicherei nemmeno i miei dischi. Un conto è andare dritti per la propria strada, un conto è l’arroganza ed il menefreghismo. Senza contare che incontri del genere sono utili anche a me stesso, per riflettere su quello che ho fatto e prendere appunti mentali per il futuro. Non dico che a volte non sia pesante, ma non è solo un male necessario, è anche utile!

So che suona come una domanda stupida -ed effettivamente lo è- ma vi sentite più in empatia con l’audience “dark ‘n’ gothic” o con i metalheads?
(ride ndr) Bè, diciamo che non ci siamo mai posti più di tanto il problema. Comunque, al di là di tutto siamo partiti dall’universo dark e quindi immagino sia lì che troviamo la nostra collocazione. Ma effettivamente, volenti o nolenti, siamo piuttosto atipici.

Cosa mi puoi dire a proposito dell’artwork? È decisamente diverso da ciò a cui ci avete in qualche modo abituato.
Sì, è diverso in quanto ennesimo passo avanti, in un certo senso. E continuazione – e spiegazione- del “concept”, se così possiamo dire, e del titolo “Echoes”. Ovvero, come le onde si rifrangono sulle scogliere lasciando un segno, così il passato e il suo eco si rifrangono sul presente. Siamo frutto del nostro passato, delle nostre azioni, delle nostre radici anche. È un invito a riflettere, a pensare che ciò che facciamo oggi, le nostre scelte si ripercuotono sul domani, ne diventano l’eco, capisci? Penso sia un invito sensato: sia riflettere sul nostro passato (inteso come origine, famiglia, cultura) sia pensare alla semplice logica di causa-effetto (perché poi, semplificando, è di questo che parliamo). E i testi vertono naturalmente su tutto questo discorso. Senza dimenticare che, appunto per questo motivo, utilizziamo tutta una serie di strumenti musicali antichi; forma e contenuto come un tutt’uno, ecco.
[PAGEBREAK] Vi state organizzando per un qualche tour?
Oh no. Adesso davanti a noi c’è solo riposo, dopo quasi due anni e mezzo di costante lavoro, tra tour e studio! Solo e soltanto riposo!

C’è ancora qualcosa in particolare che sogni di poter fare un giorno con il tuo gruppo e che non hai ancora avuto la possibilità di realizzare?
La maggioranza delle cose, direi (ride ndr)! No, seriamente, di sogni ne ho tantissimi, come chiunque. Lascio aperta la porta ad ogni possibilità.

Cosa ascolti ultimamente, qualche cosa in particolare? Per caso ascolti anche materiale cosidetto “neo-folk”? Se posso permettermi quali sono (state) quelle canzoni che ti hanno fatto piangere, i tuoi album preferiti?
Non ascolto più “Neo-folk”. Un tempo ascoltavo Current 93, Death In June, Coil e co. e qualche volta siamo anche stati messi nello stesso calderonone, chissà perché, ma non amo tutto questo ricamo di politica sulla musica e non mi interessa più. Per quanto riguarda gli ultimi ascolti non saprei proprio, non ascolto molta roba nuova, piuttosto ascolto molti artisti del passato, dalla musica classica e rinascimentale ad artisti come Bowie, sui quali album ho speso molto tempo.

Cosa mi puoi dire degli altri musicisti che hanno suonato su “Echoes”? E della tua collaborazione con gli Zeuromancer per il remix? Hai mai sentito i Siegmen?
I musicisti che hanno suonato con me e Anne sono tutte persone fidate e nostri amici, è stata una scelta naturale. Per quanto riguarda i Zeromancer abbiamo avuto modo di apprezzare il loro lavoro -anche nei precedenti Seigmen- e abbiamo deciso di contattarli. In realtà non ci siamo mai incontrati, è stato fatto tutto in sedi separate, grazie all’ausilio delle nuove tecnologie. Comunque il risultato è ottimo, non trovi?

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