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Dal caos ai grilli

È all’insegna dell’elettronica questo secondo EP dei Lads Who Lunch, quartetto dalle anomale origini geografiche che si ispira a gruppi quali Interpol, Editors e Radiohead e che aspira al successo nazionale e – why not? – europeo.

Senza dubbio più robusto di “Demo”, “Try To Hide” non nasconde il fatto di essere nato dalla produzione artistica di Luca “Vicio” Vicini: le cangianti atmosfere dei quattro brani non possono non rievocare gli stessi Subsonica o i Placebo.

Ciò che forse non convince fino in fondo è che rievocano un po’ troppo, lasciando così poco spazio a tentativi e sperimentazioni personali. Ed è un male perché si percepisce una potenziale rottura degli schemi; ma resta fra le righe e non si esplicita mai fino in fondo.

È un 6 non troppo convinto, perché bisogna ancora capire le piene potenzialità della band. Senza dubbio la brevità dell’ EP non aiuta, anche se fa trapelare non solo una certa propensione all’elettromelanconia (come in “Pusdiac”) ma anche alla melanconia da sola (“Dust?”).
Il gruppo fa sapere che “Lads who lunch” significa letteralmente “I ragazzi che pranzano”, ma in realtà vuol significare “I ragazzi che si fanno pagare il pranzo”, cioè i gigolò.

Pro

Contro

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