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  • Lamb Of God: Ashes Of The Wake

    Lamb Of God

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Calma piatta

Ammettiamo di non essere mai stati sedotti dal fascino (o pseudo tale) di quella che viene considerata una delle, se non La, punta di diamante di questa benedetta New Wave Of American Metal. Certo, buoni album alle spalle, ma mai la reale convinzione di poter fare quel next step che permette di arrivare in alto (non soltanto in termini di vendite da mercato ortofrutticolo). “As The Palaces Burn” annata 2003, e ora, a neanche un anno di distanza, “Ashes Of The Wake” a voler forse raschiare il fondo del barile, raccattare quanto possibile, prima che la prossima moda del momento (puntiamo sul nu-charleston, che dite?) spazzi via definitivamente quello che oramai è diventato, in tipico american-style, un carrozzone carnevalesco che manco al gay pride. O forse la Sig.ra Franca Sony ha preteso che la band del momento non si sedesse troppo sugli allori e desse alle stampe qualcosa con sopra la propria etichetta prima di quanto ipotizzato poco fa. Poco importa, “Ashes Of The Wake” fa male quanto i martelli di gommapiuma dei clown, non raggiunge minimamente i livelli del precedente disco che, pur con tutti i difetti che vogliamo, manteneva però una genuinità e una cattiveria autentiche. Le nuove canzoni sono banali, neanche troppo “spinte”, brandelli di riff presi a prestito da se stessi e reiterati per tutto l’album, senza badare neanche troppo alla tecnica e alle raffinatezze compositive che caratterizzavano, soprattutto dal punto di vista ritmico, “As The Palaces Burn”. Per non parlare di una produzione tirata a lucido per le occasioni speciali ma che si dimostra inadatta come un frac ad una festa in piscina. Se per lo meno avessero puntato sull’ignoranza… Anche qui, ahimè, niente di tutto questo. Non riesco a trovare attenuanti al verdetto di colpevolezza per i quattro americani, se non in “Laid To Rest” song di apertura e forse unica vera canzone con la A maiuscola del lotto. Per il resto 10 songs 10 di calma piatta che come al solito decreteranno l’ulteriore successo di una band che aveva poco da dire quando nessun trend-dictator la conosceva, figuriamoci ora che è al terzo album. A questo punto speriamo non ce ne sia un quarto.

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