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  • Lamb Of God: Wrath

    Lamb Of God

    Data di uscita: 24-02-2009

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Nella vecchia fattoria ia-ia-oh

Scream for salvation, beating on death’s door.
But just be careful what you wish for.
The patron saint of fools answers all your request,
She’s all yours now, so deal with it.
Broken.

Con questo ritornello finiva “Sacrament”, album energico e massacrante, cugino minore del fantasmagorico “As the Palaces Burn”… sì, avete intuito: stiamo parlando dei Lamb Of God.

“Wrath”, a tutta prima, sembra spostarsi su linee più tenui. Ma è solo un’impressione. All’intro melodica e strumentale fa infatti seguito la consueta dose di cattiveria con la corrosiva “In Your Words”, traccia in piemo stile L.O.G. che dimostra come lo screaming di Randy non si sia scalfito col passare degli anni e dell’alcol, ricordando a tutti il mantra del combo statunitense: fuckin’ loud!

Sul finire del brano si assapora poi l’ottima intesa tra i componenti del gruppo, dai giri di basso alle virtuose atmosfere di chitarra, senza attenuare la tendenza di Chris Adler a pestare a più non posso sulla batteria. Tendenza che continua imperterrita sin dai primi secondi della successiva “Set To Fail”,
un singolo perfetto ricco di riff mozzafiato e ritmo spedito.

La carica viene mantenuta anche nelle tracce seguenti, ma è percepibile la mancanza di qualcosa, una sorta di brivido che in passato ha reso magnifici altre canzoni ed altri album.
[PAGEBREAK] A discapito dei precedenti lavori (soprattutto “Sacrament”), questo disco è da considerarsi di “rinculo”, come se dopo la detonazione la band si fosse focalizzata su altri aspetti musicali, più tranquilli e rallentati, sfruttando un calo di tensione per calcare altre sonorità.

Se infatti “Wrath” risulta più maturo dal punto di vista strumentale, va detto quanto sia anche più pallido, meno aggressivo e lontano dalla grandezza dei lavori precedenti.

È una fase di down quella che stanno vivendo i L.O.G., nessun peggioramento, solo una sorta di stasi paralizzante e fiacca, che porta all’ascolto senza picchi d’esaltazione rendendo così l’operato anonimo.

In sintonia con l’album precedente, l’ultima traccia “Reclamation” spacca i timpani e manda in poltiglia il cervello, divorando senza scrupoli e pietà l’ascoltatore. Una sorta di finale aperto, quasi a predire l’avvento di una nuova epoca, di un nuovo risveglio dalle ceneri…

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