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Lana Lane: E io festeggio con Shakespeare

Dieci anni di carriera sono un bel traguardo e la cantante californiana Lana Lane ha deciso di festeggiarli con un progetto ambizioso: un concept album completamente dedicato al personaggio di Lady Macbeth, interpretando, da un punto di vista diverso dall’originale, una delle opere più note (e nere) della drammaturgia. Prendere Shakespeare e “manipolarlo” è un’operazione molto rischiosa, che può prestare il fianco a più di una critica. Di questo lavoro e di tanto altro abbiamo parlato direttamente con Lana Lane.

Partirei da quest’ultimo lavoro. Perché hai scelto come protagonista di un concept il personaggio di Lady Macbeth?
Erik e io volevamo qualcosa di diverso e allo stesso tempo speciale per celebrare il decimo anniversario della nascita del gruppo, così abbiamo pensato che un concept fosse adatto per l’occasione. Abbiamo scelto il Macbeth, e in particolare Lady Macbeth, perché eravamo convinti che usare un personaggio famoso della letteratura avrebbe aiutato gli ascoltatore a sentirsi partecipi.

Non vi ha spaventato il fatto di mettervi alla prova su di un dramma così noto e importante, oltre che un capolavoro?
Non troppo a dire il vero. La cupidigia e la voglia di potere sono presenti in molte situazioni, così il concetto che sta alla base del lavoro è qualcosa che i fan possono comprendere anche se non conoscono a fondo la storia shakespeariana.

Quanto avete impiegato per comporre il tutto?
Il processo di scrittura non è stato molto lungo. Abbiamo impiegato quasi tre mesi per comporre tutte le canzoni, è stato più semplice di quanto pensassi. In effetti scrivere avendo già una storia “pronta” su cui impostare il lavoro ha velocizzato tutto.

Qual è la cosa che più ti ha affascina di questo personaggio?
Penso che il lato più affascinante di Lady Macbeth sia nelle molteplici sfaccettature della sua coscienza. La stessa coscienza la porta a commettere atti orrendi, non la ferma nel suo commettere crimini, ma alla fine ha la meglio su di lei e la punisce, portandola al suicidio.

Nell’album, rispetto all’opera originale, c’è un cambiamento di punto di vista, cioè tutto è vissuto attraverso gli occhi di Lady Macbeth. Come mai hai optato per questa soluzione?
Volevo che ci fosse un cambiamento rispetto alla storia originale senza che però questa venisse stravolta. Penso che raccontando gli eventi dal punto di vista di Lady Macbeth cambi il tono del racconto, ma non il senso generale

È stato difficile calarsi nella prospettiva di un personaggio tormentato ma anche crudele e profondamente oscuro come Lady Macbeth?
Non particolarmente. Ho cercato comunque di concentrarmi sul fatto che anche lei alla fine ha una coscienza e quindi del buono è presente anche in un personaggio di questo tipo. Per quanto riguarda invece il lato malvagio, ho puntato l’attenzione soprattutto sulla sua follia.

Chi ha scritto i testi dell’album?

La maggior parte sono opera mia, mentre per altri ho collaborato con Erik e Mark.
[PAGEBREAK] Il testo originale di Shakespeare ti è servito giusto come base della storia o è stata fonte di ispirazione concreta anche per le liriche delle canzoni?
A parte “Summon The Devil”, non ho usato nemmeno una parola di Shakespeare. Il testo originale è molto difficile da leggere e capire a causa del linguaggio del tempo. Così, in aggiunta all’opera originale, ho noleggiato molte versioni cinematografiche del Macbeth alle quali aggiungere poi la mia ispirazione. C’è anche un grande adattamento giapponese, direttola Akira Kurosawa negli anni ’60, “Il Trono Di Sangue”.

Parliamo un attimo della copertina. Sembra piena di immagini simboliche. Cosa rappresenta esattamente? E di chi è stata l’idea?

Per me rappresenta il massacro che Lady Macbeth si è lasciata alle spalle, ma contiene anche molti simboli di speranza, come per esempio l’angelo e l’unicorno. Come si può notare quelle due figure sono più chiare di quelle negative, e questo è un segnale di speranza. Penso che la foto sia un riflesso di quello che siamo tutti noi: nessuno è libero dai demoni, non importa quanto piccoli. Ma ognuno ha la possibilità di liberarsene.

L’album è stato registrato in due diversi posti, parte in Europa e parte negli Stati Uniti. È stato un problema o in qualche modo ha giovato al risultato finale?
Penso sia stato un bene. Registrare alcune parti del disco in un paese straniero mi sembra abbia conferito un sound più fresco alle canzoni. In più, credo sia più facile essere concentrati quando sei in un paese che non è il tuo: l’unico motivo per cui sei lì è per creare qualcosa…

Cosa mi dici della collaborazione con Kristofer Gildenlow?
Sono amica di sua moglie Liselotte da molti anni, ancora prima che loro due si conoscessero. Lei è una giornalista olandese e ne sono diventata amica dopo aver fatto molte interviste con lei. Un giorno mi ha detto che si stava vedendo con un bassista di un gruppo chiamato Pain Of Salvation, che tra l’altro in Giappone è pubblicato dalla mia stessa etichetta. Così nel corso degli anni abbiamo parlato più volte di lavorare insieme e Lady Macbeth ci è sembrata l’occasione perfetta.

Quest’anno festeggi il decimo anniversario del tuo primo cd. Quanto è cambiato da allora?
Moltissimo. Penso di essere una cantante migliore e anche una compositrice migliore di quanto non fossi dieci anni fa. Lavorare con così tanti musicisti bravi mi ha aiutato in questo obiettivo. Se ti circondi di grandezza, si spera che qualcosa rimanga attaccato anche a te…

Hai nessun rimpianto riguardo la tua carriera?
No, niente di importante. Tutto ciò che Erik e io sognavamo e per il quale abbiamo lavorato si è realizzato e ora siamo ansiosi per ciò che ci riserverà il futuro. D’altro canto penso che se non c’è qualche delusione o difficoltà diventa difficile apprezzare veramente tutto ciò che di buono ti capita.

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