Home > Recensioni > Lana Lane: Lady Macbeth
  • Lana Lane: Lady Macbeth

    Lana Lane

    Loudvision:
    Lettori:

Com’è piatta la Lady Macbeth di Lana Lane

In coincidenza con il decennale del suo esordio discografico, la cantante californiana si regala un’opera ambiziosa: un concept ispirato alla storia di uno dei personaggi più complessi, sinistri e al tempo stesso sfruttati della storia della letteratura inglese. L’idea di partenza, dare la visione del noto dramma shakespeariano dal punto di vista di Lady MacBeth, è affascinante. Peccato che il risultato non sia all’altezza delle aspettative. Mancano pathos e una adeguata corrispondenza tra musica e storia. Questo è ancora più evidente nei brani più speed e sinfonici, come l’opener “The Dream That Never Ends” o “Keeper Of The Flame” che, per quanto ineccepibili da un punto di vista compositivo, mancano di un mood oscuro che in questo caso ci si aspetterebbe. Colpa anche della vocalità di Lana Lane, che si è scelta un personaggio lontano dalle sue corde. La solarità intrinseca di cui è dotata finisce col trasformare il ruolo di Lady MacBeth. Lo si sente nel mid-tempo aggressivo di “Someone To Believe” in cui un cantato prima suadente e poi gridato lascia la sensazione di qualcosa incompiuto. Alla fine la parentesi più centrata è la strumentale “The Vision”. Per non parlare di vere e proprie cadute verticali, come “Summon The Devil”, che si trascina piattamente nel tentativo di risultare evocativa. Apprezzabile il colpo di coda finale, con la malinconia e il senso di dolore di “We Had The World” e “Dunsinane Walls”. Un lavoro per fan accaniti, di quelli che a Lana Lane potrebbero perdonare tutto.

Scroll To Top