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  • L’angelo del male – Brightburn

    Diretto da David Yarovesky

    Data di uscita: 23-05-2019

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Brightburn è una tranquilla cittadina immaginaria del Kansas, molto simile alla Smallville in cui è stato cresciuto Clark Kent, prima che diventasse Superman. E come Martha e Jonathan Kent, anche Tori Breyer (Elizabeth Banks) e il marito Kyle (David Denman) hanno allevato con amore un figlio adottivo, Brandon (Jackson A. Dunn), arrivato in fasce a bordo di un’astronave schiantarsi poco lontano dalla fattoria Breyer. Tuttavia, dopo 11 anni, con l’arrivo della pubertà, in Brandon comincia a risvegliarsi un lato oscuro mai mostrato fino a ora, insieme ai suoi straordinari poteri.

L’idea alla base di “L’angelo del Male – Brightburn, horror diretto da David Yarovesky (“The Hive”) e prodotto James Gunn è intrigante: reimmaginare la genesi del supereroe per eccellenza, ribaltarne la premessa e, dunque, l’intero svolgimento della storia.

Un esercizio narrativo, almeno sulla carta, ricco di implicazioni, perché negare a un personaggio simile Superman la propria virtù eroica, il suo rappresentare un modello di comportamento esemplare, corrisponde in un certo senso a strappargli i tratti distintivi, trascinarlo fuori dalla dimensione mitica che gli appartiene tradizionalmente. Solo arricchendo il personaggio di ambiguità morali, infatti, è possibile riflettere sui suoi punti di criticità.

Certo, non è la prima volta che questa idea viene esplorata, soprattutto nei fumetti. La possibilità di un Superman malvagio spaventa e allo stesso tempo attrae: se da una parte dimostra che chiunque possa essere corruttibile, dall’altra mostra la pericolosità di un potere illimitato, qualora manchino l’empatia e determinate direttive etiche.

Negli anni, abbiamo potuto leggere di alcune versioni “negative” del kryptoniano in albi in cui veniva avvelenato o cadeva sotto controllo mentale, oppure in racconti ambientati in qualche realtà alternativa del Multiverso (basti pensare all’Ultraman di Terra-3 o all’Overman nazista di Terra-10).

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È questa la tradizione in cui si inseriscono gli sceneggiatori Brian Gunn & Mark Gunn (“Journey 2: The Mysterious Island”), cercando di portarla sul grande schermo. Se dal lato del puro intrattenimento “Brightburn” funziona, adattando coerentemente i codici dell’horror a basso budget alla tematiche cinema superoistico, non si può dire lo stesso per le ambizioni narrative.

Nel tentativo di modellare l’origin story di Brandon su quella del giovane Clark Kent e, in qualche modo, anche sulla parabola oscura di Damien, l’Anticristo di di “The Omen”, Gunn&Gunn   finiscono per mettere sul piatto una questione complicatissima che non riescono a gestire.

Che ci sia un chiaro riferimento alla diatriba filosofica che vede contrapporre natura e cultura, istinto e educazione, è goffamente sottolineato fin dal monologo di Brandon sulla differenza tra vespe predatrici e api impollinatrici, proprio all’inizio del film. La riflessione, tuttavia, si ferma sulla superficie e tutte le azioni del ragazzo, gli improvvisi comportamenti violenti, misogini e predatori, la mancanza di empatia, il suo senso di superiorità sono elementi pretestuosi per far progredire la trama, piuttosto che caratteristiche di Brandon su cui soffermarsi.

I riferimenti a un certo tipo di mascolinità sono evidentissimi, ma non si concretizzano mai in qualcosa di più che un’idea indefinita della quale nemmeno gli stessi autori sanno cosa farsene, mentre il grosso elefante nella stanza rimane: ci state raccontando la storia di un mostro senza possibilità di appello,  senza averci detto niente di lui, delle sue origini, della sua infanzia, della vita con i genitori. In “Brightburn”, la natura sembra vincere sull’educazione soltanto per le esigenze di un sceneggiatura grossolana, mentre Brandon si trasforma quasi meccanicamente in un mostro bidimensionale con una maschera.

Naturalmente, non c’è nulla di male in un b-movie da guardare con una busta gigante di popcorn, in grado di assicurarci una discreta dose di gore. Dimenticando ogni velleità, “Brightburn” diventa esattamente questo e negli ultimi minuti spara anche qualche cartuccia notevolissima, regalando un finale, quello sì, divertente e molto riuscito.

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Contro

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