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In viaggio su una vecchia Toyota

Lo guardi in faccia e ti chiedi se non ti stia prendendo per i fondelli. Con quello stile un po’ trasandato (studiato?) da bohemien fuori posto e l’aria distratta di chi nell’era del consumismo imperante cerca il proprio ruolo nel mondo sempre “on the road”. Ma perfetta facciata o pregnante sostanza che sia, Langhorne Slim (al secolo Sean Scolnick) cammina sicuro nel solco di una tradizione autorale che l’America ha imparato a conoscere bene sin dai tempi delle storie cantate da un certo Woody Guthrie. E lui, 28enne originario della Pennsylvania, sembra averne assorbito ad arte la lezione.

È sicuramente un musicista d’altri tempi, mister “Secco”, suona in quasi ogni angolo degli Stati Uniti e si dice che anche in tour sia solito girare con la vecchia Toyota Camry della nonna in compagnia della sua band, i War Eagles. Uno che cerca di vivere quel che canta, insomma, tra fumose bettole di provincia, strade lunghe chilometri senza un’apparente direzione e incontri che, se non ti cambiano la vita, fungono almeno da “materiale umano” con cui un cantastorie è costretto a confrontarsi per approfondire e continuare nella propria ricerca.

Uno che, pur pagando un enorme tributo a maestri “vecchi” come Bob Dylan (“Oh Honey” sembra una rievocazione da Greenwich Village newyorkese anni ’60) e a più recenti come Ben Harper o Devendra Banhart (la conclusiva “Hummingbird”), rilegge con perizia il canovaccio folk (“Restless”) integrandolo con tocchi danzerecci a base di violoncello e fisarmonica (“Spinning Compass”), soul (“Rebel Side Of Haven”), bluegrass (“Tipping Pont”), blues’n’roll (“The Honeymoon”), ballate romantiche (“Colette”, “Diamonds And Gold”) e paradigmi dell’evoluzione del country-pop acustico (“Worries”).

Dopo il discretamente acclamato “When The Sun’s Gone Down” (Narnack Records, 2005), l’avventura è dunque pronta a ricominciare con “Langhorne Slim”. Lavoro senza pregi o difetti evidenti, però genuino, al punto da far desiderare che la famigerata Toyota Camry possa prima o poi percorrere anche le strade del nostro caro (?) e bistrattato Stivale.

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