Home > Recensioni > Lars Eric Mattsson: Aurora Borealis

Meglio dodici mesi al buio

Se cercate Lars Eric Mattsson sul tubo trovate un sacco di persone che lo elogiano e lo considerano il più grande chitarrista di tutti i tempi, le epoche, le ere eccetera eccetera.
A noi va anche bene che i fan ne siano radiosi, però prima ascoltatelo per bene.
“Aurora Borealis” è:

  • dodici brani di virtuosismo puro, dove la chitarra si sbizzarrisce in assoli della serie “Io sono figo e tu no”
  • minuti sconfinati di tastiere e sintetizzatori che riproducono suoni orchestrali. MALE, ma li riproducono.
  • un dipinto un po’ spento della Scandinavia – Mariottide direbbe “Tristezza a palate”
  • il rock/metal che cade in depressione, cerca una finestra per buttarsi e, non trovandola, si rassegna

Fate due conti.

Archi, archi, archi e ancora archi. Un attimo, manca qualcosa. Ah sì! ARCHI.
Fossero veri, genuini, puri…! No, a Lars piacciono campionati e fintissimi. Contento lui, oh.
Bravo come chitarrista, però du’ maroni.
La traccia d’apertura fa ridere un sacco, comunque.

Pro

Contro

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