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“Las niñas Quispe” di Sebastián Sepúlveda

Justa, Lucía e Luciana, protagoniste di “Las niñas Quispe” di Sebastián Sepúlveda, sono tre sorelle che vivono una in solitudine pressoché totale sull’altipiano cileno a metà degli anni 70. Quando giunge loro voce di una nuova legge che potrebbe compromettere la stabilità delle loro giornate basate quasi esclusivamente sul lavoro di allevatrici di capre, preferiscono la morte.

«La storia delle sorelle Quispe è realmente accaduta – racconta il regista, in questi giorni a Venezia per presentare il film alla Settimana della Critica – ed ebbe all’epoca un impatto molto forte, i giornali ne parlarono a lungo e ormai fa parte dell’immaginario popolare cileno: da essa sono state tratte poesie, racconti, un documentario diretto da Octavio Meneses e una pièce teatrale, “Las brutas” di Juan Radrigán, su cui la mia sceneggiatura è in parte basata. Nel filmare ho però voluto evitare ogni tipo di clamore, privilegiando un approccio che tenesse conto della grande dignità delle protagoniste. Ho passato tre mesi sulle montagne, parlando con le poche persone che ancora abitano lì per cercare di comprendere il loro stile di vita, la loro cultura e visione del mondo. Per me era importante che capissero ciò che volevo fare e che mi dessero il loro consenso».

Lucía e Luciana sono interpretate da due attrici professioniste, Catalina Saavedra e Francisca Gavilán (la abbiamo vista di recente nei panni di “Violeta Parra“), mentre Justa, la maggiore, è Digna Quispe, la vera nipote delle tre “niñas”. Sono scelte di casting molto particolari.
Sepúlveda: All’inizio avevo pensato di utilizzare solo attori non professionisti ma in quelle zone gli abitanti sono ormai così pochi che sarebbe stato difficile trovare i volti giusti. Digna però era perfetta, e non solo per le evidente ragioni biografiche. È fisicamente forte, una caratteristica che accumuna le donne di quella popolazione. E non potrebbe essere altrimenti, visto che conducevano e per certi aspetti conducono ancora una vita molto dura. Ora alcune cose sono cambiate ma, ad esempio, al tempo delle Quispe gli stupri erano qualcosa di molto comune, come è spiegato nel film attraverso il racconto di una delle sorelle. Digna vive tuttora sull’altipiano, tra i suoi animali. Non era facile comunicare con lei mentre preparavo il progetto, non potevo certo usare l’email. E quando io e la troupe siamo arrivati sul posto non l’abbiamo trovata a casa: è stata via per quattro giorni alla ricerca di un asino che era scappato.

Gavilán
: Io e Catalina Saavedra, dopo aver letto la sceneggiatura, abbiamo recuperato anche il documentario per prepararci meglio. Quando siamo arrivate nei luoghi delle riprese l’impatto è stato davvero impressionante: l’ambiente, gli animali, il lavoro… Naturalmente la presenza di Digna è stata fondamentale.

Digna Quispe ha visto il film?
Sepúlveda: No e non credo che in fondo le interessi. Per lei è qualcosa di lontano. Farle vedere il film sarebbe come portare te fra le capre.

Quanto c’è della pièce “Las brutas” nella sceneggiatura?
Sepúlveda: In realtà non l’ho mai vista messa in scena in teatro, l’ho solo letta. È stata un riferimento soprattutto per definire la psicologia del personaggio interpretato da Francisca Gavilán, mentre Justa è più una mia creazione, così come Fernando, il piccolo ruolo di Alfredo Castro. Volevo che apparisse come una specie di fantasma perché è l’unico che riesce a portare un turbamento nell’immobilità quotidiana delle Quispe. Lui viene dalla città, ha i capelli lunghi, agli occhi delle sorelle ha persino qualcosa di femminile.

Come avete lavorato sulla fotografia?
Sepúlveda: Il direttore della fotografia è Inti Briones che in passato ha lavorato anche con Raúl Ruiz. Lui è di origini cilene e peruviane e da bambino ha vissuto proprio sull’altipiano. Insomma, era la persona giusta. Non volevo che il film avesse un aspetto barocco, piuttosto una qualità nostalgica, né mi interessava la ricerca della bella immagine. Abbiamo girato solo con la luce naturale, alle ore giuste del giorno.

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