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Las Vegas, una tigre, un bebè

L’epoca è incerta. Si sa solo che nacque in Inghilterra come passatempo snob dell’aristocrazia ma l’addio al celibato, cinematograficamente, ci è stato soprattutto raccontato dagli americani. E come tutte le occasioni in cui il divertimento è obbligatorio, le cose ogni volta non potrebbero andare peggio, almeno sullo schermo. E “Una Notte Da Leoni” non fa eccezione. Ma rispetto ai suoi predecessori ha una struttura piuttosto originale.
“Io faccio commedie. Senza dubbi o rimpianti”, dichiara il regista Todd Phillips (suo il successo “Old School”), ma amo i thriller e l’idea di raccontare questa storia come fosse un noir mi ha divertito da subito”.

Quattro amici partono da Los Angeles alla volta di Las Vegas per una lunga folle avventura che precederà il matrimonio di uno di loro. La notte al neon del Nevada sembra carica di fibrillanti promesse ma…stacco e siamo al mattino dopo. La suite del pacchiano Caesar’s Palace Hotel dove alloggiano è stata devastata, il promesso sposo è sparito e al suo posto ci sono una tigre ed un neonato. I tre malconci superstiti dovranno cercare di ricomporre il puzzle delle ore notturne delle quali non hanno nessuna memoria.

L’elemento mancante, il futuro sposo, è interpretato da Justin Bartha (“Il Mistero Dei Templari”) e durante l’incontro stampa che ha riunito cast e regista a Las Vegas è quello che ha meno lamentele da elencare. “Per una gran parte del film non ci sono e quindi potevo fuggire da questa città assurda. A Vegas si può resistere due giorni prima di avere le prime orrende allucinazioni accompagnate dal rumore ossessivo delle slot-machine. Per gli altri è stata davvero dura”.

“Senza dubbio”, conferma Bradley Cooper, l’attore sul quale scommettono in molti dopo “La Verità È Che Non Gli Piaci Abbastanza” e dopo che questo film nei primi due weekend in USA ha superato i 100 milioni di dollari. “Ma l’importante è ‘rompere il fiato’, vivere questa assurda città come se fosse un luogo normale. Giravamo quasi sempre di giorno e, sembrerà esagerato, ma vederne lo squallore sotto il sole del deserto, quando ogni scintillio è svanito, è la vera sorpresa”.

Ma in compagnia dei suoi partner, Ed Helms, popolare per la versione americana del serial inglese “The Office”, e il grasso Zach Galifianakis che, nella foga di etichettare chiunque, la stampa americana definisce il nuovo Belushi, Cooper si è anche divertito. Ed è sempre lui a condurre il discorso, forte della sua avvenenza da primo attore: “Credo sia stata Vanessa Redgrave a dire che interpretare una commedia non è più piacevole di recitare un dramma. E che il lavoro dell’attore è fatto comunque di concentrazione e tensione. Con tutto il rispetto per la grande Vanessa, non sono d’accordo. Quando sai di avere un certo margine per improvvisare, quando le battute e le situazioni a volte nascono all’impronta ed il tuo è il ruolo di un mezzo buffone, be’, sei più rilassato”.

Un successo così clamoroso, che certo non si deve alla presenza di nomi non ancora affermati, deve aver potuto contare anche su un pubblico femminile. “Il trailer era molto efficace”, spiega Heather Graham che, a dispetto di una filmografia composta da 63 titoli, molti dei quali di prestigio, ogni spettatore di sesso maschile ricorderà sempre pattinare nuda in “Boogie Nights”, “e il pubblico di entrambi i sessi ha scoperto una comicità sboccata iniziata dai fratelli Farrelly e proseguita con Judd Apatow. È come se il filone di “American Pie” fosse diventato adulto. Io per prima non mi vergogno a ridere e posso finalmente ammettere che i doppi sensi e le barzellette sconce mi sono sempre piaciuti”.

Graham, ancora una volta, interpreta una prostituta piena d’amore – questa volta con neonato a carico – che, dopo la folle nottata, si sveglia sposata ad Helms che di lei non ricorda nulla. Lentamente il terribile hangover – il dopo sbornia che dà in originale il titolo al film – sfuma e dalla brutta esperienza ognuno uscirà più consapevole e maturo. “Hey, è una commedia”, interviene Galifianakis, “che vi aspettavate, un finale tragico?”.
No di certo. E contratti per il sequel sono stati già firmati.

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