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Lascia o raddoppia?

Dave Wyndorf, per fortuna, ha raddoppiato. Scampato il pericolo di vita per l’overdose del Febbraio 2006, il mefistofelico frontman dei Monster Magnet appare ora come l’ombra di se stesso. O meglio il doppio di se stesso, in quanto a dimensioni. La presenza scenica ne soffre molto, anche a causa di un abbigliamento casalingo a cui si abbinerebbe alla perfezione un paio di pantofole, ma sicuramente possiamo dirci contenti di poterlo ancora vedere su di un palco. Se il suo aspetto diabolico e dannato è ormai un ricordo, il nuovo look da orso Yoghi lo rende una tenera e simpatica macchietta. Possiamo provare un eretico sollievo.

Ristabilendo l’ordine cronologico bisogna segnalare che, prima dei Monster Magnet, si sono susseguiti sul palco quei tipi assurdi dei Pilgrim Fathers, ai quali abbiamo inconsapevolmente preferito una calda cena, e gli gracili Nebula. A forza di sentirli nominare e corroborare i buoni propositi con l’ascolto dei loro dischi, non te li immagini certo come il gruppo del liceo che sembrano sul palco dell’Alcatraz. Sarà anche per via dello scarso pubblico, ma il momento da ricordare del concerto rimane quello in cui il batterista sfodera una videocamera per riprendere le prime file – che purtroppo corrispondono quasi alle ultime – e i propri band mates. Non basta un cantato a tratti memore del Mustaine dei tempi d’oro per risollevare il loro hard rock molto poco incisivo.

Torniamo, quindi, ai nostri Monster Magnet e al loro best of. La scaletta è abbastanza condivisibile e l’impegno profuso dai cinque indiscutibile. In assonanza con il proprio leader, tutta la band è disponibile, si dona al pubblico, cerca di divertirlo e di stabilire un canale emotivo, nonostante forse si aspettasse l’accoglienza di una folla più numerosa. Sul palco ci sono tre chitarre, il solista Ed Mundell è l’unico a restare sulle sue, mentre Wyndorf imbraccia una sei corde per tenere occupate le braccia e nascondere l’impaccio. Dietro di loro, un continuo movimento di immagini tematiche e allucinogene colorano un enorme telo di sfondo.

La prestazione è quindi apprezzabile per molti aspetti, ma va considerata nel suo contesto. Difficile paragonarla agli eccessi del passato, la moderazione porta anche a frenare gli entusiasmi e sicuramente l’estasi lisergica e travolgente dello stoner non è propria della serata. Si finisce per assistere ad uno spettacolo piacevole e onesto, dal quale non ci si deve aspettare l’alchimia diabolica che sembra non poter più essere. I Monster Magnet sono ora una band normale.

Dopes To infinity
Crop Circle
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Negasonic Teenage Warhead
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