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  • LaSuerte: Uno

    Discipline Records / none

    Data di uscita: 13-05-2016

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Uscirà il 13 maggioUno“, il nuovo album dei LaSuerte. 11 brani che riflettono le molteplici esperienze del compositore, Francesco Però, e rappresentano sostanzialmente un bel connubio di sonorità e stili. Le basi sono nel complesso equilibrate e ben amalgamate, anche se non mancano alcune cadute di stile: i pezzi più punk raramente vanno oltre una prova adolescenziale e talora si avverte una certa stanchezza creativa, come in “Fiat”, che ammicca in modo un po’ sterile a De André e Gaber.

Altro discorso, invece, per i testi. Referenti surreali, immagini ardue, ma non certo originali. Certe volte appare quasi un trionfo di vuota paremiotica, con la fastidiosa citazione di proverbi («il mattino ha l’oro in bocca»; «la noia è una malattia di cui il piacere è più spesso la causa»), altre, invece, si avverte la necessità di colmare il verso (sovente ipermetro), come accade con il ritornello forse più abusato della canzone italiana («questo tu lo sai»). I LaSuerte, insomma, giocano con ipotesti che si avvertono in filigrana, ma che non si illuminano di un nuovo senso e finiscono per fare della cripticità la loro cifra espressiva. È il caso di 21.11.1898 (sarà la data di nascita di Magritte?) che ripropone un sottofondo con temporale alla Riders on the Storm, accompagnato da un fastidioso pianto di neonato, troppo simile a quello di The Dark Side of The Moon.

L’impressione è di una scrittura in qualche modo vampirizzante, che si nutre di rinvii come quello ai “paradisi perduti” o agli “occhi nelle mani”, che ricorda tanto il “Labirinto del Fauno” di Guillermo Del Toro. La letteratura vive certo di omaggi e citazioni, di allusioni e di imitazioni, ma, come ci insegnano gli antichi, anche l’imitatio è un esercizio di stile: l’ipotesto deve acquisire nella sua nuova rilocazione un senso nuovo e ulteriore che si coaguli attorno a un nuovo testo con valori e sensi propri. Quando ciò non avviene non resta che, nella migliore delle ipotesi, uno sfoggio di erudizione, nella peggiore, un velleitario esercizio di stile. Non basta infatti qualche rinvio letterario o pittorico (L’origine del mondo), il tutto mescolato in qualcosa di surreale, perché sia arte.

Pro

Contro

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