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Late Of The Pier-adelica

Freschi autori del debutto dell’anno, i Late Of The Pier da Castle Donington si presentano chez Italie per dimostrare di essere all’altezza di “Fantasy Black Channel”.
La location milanese è di quelle da circuito underground, un circolo ARCI su due (minuscoli) piani, per l’occasione stipato di indiekidz entusiasti. L’età media è bassa almeno tanto quanto lo è quella dei quattro inglesi che salgono sul piccolo palco della Casa 139, e il clima è quello di una festa del liceo.

Peccato che a nessuna festa del liceo sia mai capitato di vedere un gruppo così professionale e insieme divertente, così timido e insieme padrone dei propri mezzi. Poco più che ventenni, i Late Of The Pier si presentano col look indie d’ordinanza ma con una formazione decisamente originale: un synth, una specie di astronave che fa suoni buffi suonata da colui che funge anche da cantante, chitarrista e percussionista, un bassista e un batterista. I quattro non hanno problemi a scambiarsi gli strumenti all’occorrenza, come non ne hanno a modificare i propri pezzi così da renderli ancora più coinvolgenti e danzerecci. Se su disco i Late Of The Pier sono divertenti e raffinati, ricchi di groove, stile e arrangiamenti deliziosi, dal vivo puntano molto sul volume, sui bassi pulsanti, sulla ballabilità, tanto che nel giro di un paio di pezzi la Casa è diventata una Discoteca.

Quantitativamente parlando i Late Of The Pier non hanno molto da proporre, il disco di debutto supera di poco i quaranta minuti di durata e la scelta della band è di escludere dal set “The Enemies Are The Future”, il pezzo più lungo del disco. L’orologio ha appena battuto il quarantesimo minuto quando i quattro salutano e se ne vanno, lasciando forse un po’ di amaro in bocca a chi stava appena cominciando a divertirsi. Forse ci si aspettava un bis, o una cover, un po’ di improvvisazione; non bisogna dimenticare però che i ragazzi hanno appena 20 anni e pochissima esperienza live, e dimostrano comunque una padronanza dei propri mezzi invidiabile. Sono il più eccitante incrocio tra rock e musica da discoteca dai tempi dei Primal Scream di “Screamadelica” e il breve set milanese ci ha regalato divertimento, balli selvaggi, energia rock e una promessa.

“Tra otto mesi uscirà il nuovo disco”, ci ha confidato infatti il cantante Samuel Dust alla fine del concerto. Speriamo che sia quello del salto di qualità da “new sensation per giovani” a “grande band”. Confidiamo in loro.

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